Archivio tag: Messa

Non è un fantasma il Dio del tabernacolo!

In occasione della Solennità del Corpo e Sangue del Signore, pubblichiamo ampi stralci del bellissimo discorso pronunciato da Papa Pio XII, il 28 aprile 1939, ricevendo i partecipanti al Congresso Nazionale Italiano dei Sacerdoti Adoratori del Santissimo Sacramento.

piusmasss   Il Salvatore divino è con noi, non già come ombra fugace della fama e del nome che resta sulle tombe e sui monumenti dei grandi uomini che passano, ma quale Dio presente nella sua divinità e umanità, Dio nascosto nell’ombra dei pani mutati: ombra che Ci par di ravvisare in quelle tenebre del lago di Tiberiade, in quella notte che Cristo camminava sopra i marosi, e ai discepoli a fatica remiganti parve fantasma. No, non è un fantasma il Dio dei tabernacoli che adoriamo. É quel medesimo che allora disse ai pavidi discepoli: Abbiate fiducia; sono io, non temete. É quel medesimo che dice: Eccomi con voi tutti i giorni fino alla consumazione dei tempi.

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Quel filo d’oro tra Pacelli e Maria

Pubblichiamo di seguito l’omelia pronunciata da S.E. Rev.ma Mons. Giuseppe Sciacca, Segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, in occasione della Santa Messa celebrata a Roma, lo scorso 20 maggio, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, nel primo Centenario della Consacrazione Episcopale di Pio XII. La celebrazione – presso l’altare della Madonna Salus Populi Romani su cui don Eugenio Pacelli celebrò la sua prima Messa – è stata iniziativa del Comitato Papa Pacelli – Associazione Pio XII, e ad essa ha partecipato, come sacerdote concelebrante, Mons. Natalino Zagotto.

IMG_0806Cari Amici,

ci siamo dati stamani convegno in questa Cappella, dedicata alla Vergine Santissima, Salus Populi Romani – nella quale prima e dopo ogni suo viaggio, fa tappa puntuale ed esemplare di filiale, affettuosa devozione a Maria il nostro Santo Padre Francesco – in questa Cappella, che si incastona nel primo e più grande Santuario Mariano di Roma e del mondo – siamo qui, dicevo, per compiere un atto di memoria;
memoria, intesa non già come assolvimento di un dovere estrinseco nei confronti di una data e di un fatto passati e quindi già conclusi e definiti nella loro irrevocabilità;
memoria nell’accezione pregnante che la teologia e il mistero cristiano, rischiarato e reso efficace e vitale dal Cristo Risorto, conferisce a questo termine e a questo concetto;
memoria – anamnesi, cioè attualizzazione viva, fruttuosa di quel che si ricorda e di cui, appunto, si fa memoria; possibilità, offerta ai credenti in Cristo, di stabilire una misteriosa, una vera, autentica contemporaneità, una contemporaneità cioè salvifica con ciò che si commemora e che viene rappresentato e ripresentato nel presente eterno di Dio e nella Comunione dei Santi.

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Non l’ultimo Papa Principe, ma il primo Papa moderno

Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia tenuta da Mons. Giuseppe Sciacca, Segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, alla celebrazione organizzata dal Comitato Papa Pacelli in occasione dell’anniversario della morte di Papa Pio XII, lo scorso 15 ottobre, presso l’Altare alla tomba di San Pietro, nelle Grotte Vaticane. Alla concelebrazione – preceduta dal pellegrinaggio giubilare con passaggio alla Porta Santa della Basilica – prendeva parte anche il Card. Tarcisio Bertone, già Segretario di Stato Vaticano.

dscn5319E’ a tutti nota la pagina evangelica che abbiamo or ora proclamato, nella memoria liturgica di S. Teresa d’Avila, Vergine e Dottore della Chiesa, uno spirito tra i più grandi che abbiano percorso ed espresso la civiltà cristiana e, direi senz’altro, umana “tout court”.

Lì, nell’intimità domestica di Betania, ove l’umanità vera, amabilissima, adorabile del Signore Gesù trovava il desiderato, consolante ristoro, offertogli da quella singolare famigliola di amici e discepoli, costituita dalle due sorelle Marta e Maria, e dal fratello Lazzaro, per il quale Gesù benedetto avrebbe operato il più clamoroso dei suoi prodigi, richiamandolo – già morto da alcuni giorni e deposto nel sepolcro – alla vita; ebbene, in quella dolce, accogliente casetta, nel mentre che vengono da Cristo magistralmente delineati e come sintetizzati i due modelli, i due ideali, le due dimensioni della vita cristiana: l’ideale attivo – rappresentato da Marta, giustamente e doverosamente affaccendata per offrire a Gesù adeguata e attenta, concreta accoglienza – e quello contemplativo – rappresentato da Maria, che pendeva dalle labbra del Divin Maestro e non perdeva nessuna delle parole di verità e di vita pronunciate dal Signore – ebbene il Signore ribadisce, certamente, la superiorità di questa dimensione verticale: “Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà mai tolta”. Ma, in fondo – ed è questo il senso dell’episodio evangelico sul quale stiamo brevemente e semplicemente riflettendo – Marta e Maria, azione, impegno attivo, concreto da una parte, e contemplazione, raccoglimento, adorante preghiera sono come le due facce, entrambe imprescindibili e necessarie, della stessa medaglia; convergono nell’unitario ideale della vita cristiana, in cui dimensione orizzontale e dimensione verticale, pensiero e azione, mirabilmente si fondono e si richiamano a vicenda.

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Il presepe del Papa

Presepe Appartamento Pio XII - Archivio FSO - clicca per ingrandire

Presepe Appartamento Pio XII – Archivio FSO clicca per ingrandire

“Nel contemplare il presepe la grazia più ovvia che ci verrà donata sarà la voglia di essere buoni”: lo suggerisce Papa Francesco, alla soglia del Natale. E davvero la contemplazione della scena del presepe – in casa, nelle chiese parrocchiali, nei luoghi di aggregazione – in un certo senso “fa” il Natale. Forse poche “invenzioni umane” aiutano così tanto lo spirito, sempre distratto, a concentrarsi sul mistero della fede. Non è un caso che questa “invenzione” sia riferibile ad un Santo, ovvero ad un innamorato di Dio, tanto innamorato da non volersene in alcun modo distrarre. E neanche è un caso che la vita di ogni santo – e di milioni e milioni di cristiani, non necessariamente canonizzati – sia passata per momenti di sosta (orante, a volte poetica) dinanzi al presepe. Continua a leggere

Pio XII e la Madonna Nera

Un particolare dell'icona della Vergine Nera di Częstochowa; i segni sul volto sono quelli dei colpi d'ascia degli Ussiti, nel 1430.

Un particolare dell’icona della Vergine Nera di Częstochowa; i segni sul volto sono quelli dei colpi d’ascia degli Ussiti, nel 1430.

La Madonna è «una Madre che si prende a cuore i problemi e interviene, che sa cogliere i momenti difficili e provvedervi con discrezione, efficacia e determinazione». Lo ha ricordato il Papa, nel suo viaggio in Polonia per la XXXI Giornata Mondiale della Gioventù, nell’omelia al Santuario di Częstochowa. E proprio quella Vergine, venerata da secoli nel cuore della Polonia, con il suo sguardo dolcissimo dà concretezza a questa cura materna.

L’icona della Madonna Nera è legata con un filo speciale ai Papi del Novecento; non solo a Giovanni Paolo II – almeno a partire da Papa Pio XI. Fu lui, infatti, – che in Polonia era stato Nunzio Apostolico – a volere una riproduzione di quella venerata immagine nella cappella della residenza papale di Castel Gandolfo, nei lavori di ristrutturazione che si conclusero nel 1938. Da allora, la Madonna bruna Regina della Polonia ha raccolto la preghiera del Vicario di Cristo, soprattutto nei momenti di distensione dal lavoro romano – tra le pareti della cappella che raffigurano, con le belle pitture di Rosen di Leopoli, la resistenza di Czestochowa nel 1655 contro gli svedesi e la vittoria contro i bolscevichi nel 1920.

E, dei Papi della seconda metà del Novecento, chi ha “goduto” di più di Castel Gandolfo è stato senz’altro Eugenio Pacelli. Pio XII amava molto quella residenza, e vi “fuggiva” appena poteva, soprattutto nei mesi da aprile ad ottobre, quando a Roma il sole è (o almeno era fino a qualche

Pio XII in preghiera nella Cappella di Castel Gandolfo; sull'altare, una riproduzione della Madonna di Częstochowa; sulle pareti, dipinti della resistenza polacca.

Pio XII in preghiera nella Cappella di Castel Gandolfo; sull’altare, una riproduzione della Madonna di Częstochowa; sulle pareti, dipinti della resistenza polacca, commissionati da Papa Pio XI.

tempo fa) splendidamente forte. Amava così tanto quella villa sul Lago di Albano che quando decise di rinunciarvi, per tutti gli anni della guerra, per non sentirsi diverso dai tanti figli che le vacanze non potevano permettersele, non si trattò sul serio di una rinuncia da poco.

Nella cappella di quella villa, dunque, Pio XII trascorse tanta parte della sua preghiera; tanto che sono davvero poche le foto del Papa in preghiera privata nella cappella del Palazzo Apostolico, ma ve ne sono invece molte di lui inginocchiato davanti alla Madonna Nera nella villa estiva. E proprio l’ultima foto “ufficiale” del Papa, poche settimane prima di morire, lo ritrae su quell’inginocchiatoio, con gli occhi fissi al volto della Madonna di Częstochowa, a Castel Gandolfo, dove morì, nell’ottobre del 1958. Continua a leggere

Alle radici della vita cristiana e sacerdotale di Pio XII

03-06-1Pubblichiamo di seguito l’omelia tenuta da S. Em. R. il Card. Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore, lunedì 13 giugno 2016, nella Chiesa di Santa Maria in Vallicella, in occasione dell’evento Alle radici della vita sacerdotale di Pio XII organizzato dal Comitato Papa Pacelli.

[Is 61,1-3; Sal 18; Lc 10,1-9]

«La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe» (Lc 10,2).
La preghiera incessante, che la Chiesa ha innalzato nei secoli, implorando da Dio il dono di operai per la Sua messe, è stata sempre benevolmente esaudita e sempre lo sarà, poiché Dio ama “passare” per la porta della nostra preghiera. E quale grande operaio Egli ha voluto donarci nel Venerabile Pio XII, Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica, in quel tempo di prove terribili, che è stato il secolo scorso. Alle radici cristiane e sacerdotali della sua vita, vogliamo oggi, insieme, volgere lo sguardo, proprio in questo luogo sacro, che ne ha custodito l’infanzia e ne ha accolto le “primizie” del ministero sacerdotale.

Contemplare i copiosi frutti di una rigogliosa pianta, infatti, non è sufficiente, per comprenderne a fondo la nascita, la crescita e lo sviluppo; è necessario porre lo sguardo, sempre e di nuovo, alle origini, alle radici dei fenomeni, perché in esse, germinalmente, è presente il “tutto”, anche se esso si manifesta solo nel dispiegarsi del tempo. È questo, in fondo, il metodo stesso di Dio, che dona tutto all’inizio e poi attende pazientemente lo sviluppo, che altro non è, se non lo spazio della libertà umana, sostenuta dalla grazia e, perciò, capace di fruttificare, oltre ogni umana attesa.
Quale luogo più adatto, quindi, di questa meravigliosa chiesa di Santa Maria in Vallicella – che chiamiamo affettuosamente “Chiesa Nuova”, dopo oltre quattrocento anni dalla sua edificazione – per respirare l’aria umana, culturale e spirituale, nella quale era immerso il giovane Eugenio Pacelli e per intuire gli elementi, che maggiormente concorsero all’edificazione della sua personalità.
All’altare di San Filippo Neri, egli celebrò la sua seconda Messa, in gratitudine ai Padri dell’Oratorio e, in particolare, a Padre Lais, che lo aveva guidato spiritualmente fin dall’età di otto anni e che lo aveva accompagnato e guidato nel discernimento e nei successivi primi passi vocazionali. Da sacerdote, nel servizio pastorale, che amava svolgere come naturale e necessario complemento dei suoi incarichi istituzionali d’ufficio, gli fu assegnato il confessionale numero quattro, che ancora oggi porta quel numero, unitamente ad una targa che ricorda quell’augusto Confessore.

Chi immaginasse l’infanzia del giovane Eugenio come avvolta in un’aura mistica, priva di tensioni o di problemi, o il novello sacerdote, tutto proiettato verso una brillante e sicura “carriera” ecclesiastica, estranea alle sensibilità pastorali, sarebbe in gravissimo errore. La biografia, sia del giovane adolescente, sia del sacerdote, indica con chiarezza la sua capacità di entrare in profonda relazione con ogni realtà e circostanza, grazie alla progressiva e costante maturazione di un cuore retto, pulito, di un cuore capace di fedeltà a Dio e di virile pazienza, unita ad un’inflessibile determinazione nel perseverare unicamente sulla via del bene. Continua a leggere

Pacelli, cantore dell’Eucaristia come San Pio X

Pubblichiamo di seguito il testo della relazione sul tema L’influsso di San Pio X sul magistero eucaristico di Pio XII presentata dal Rev. Prof. Nicola Bux, al Convegno «Pio XII tra i santi», tenutosi a Roma, presso Santa Maria sopra Minerva, il 9 ottobre scorso.

Schermata 2015-10-24 alle 17.37.49Come è noto San Pio X fu uno dei grandi Pontefici riformatori del XX secolo. Egli, però, fu anche il Papa del catechismo; e non si pensi che la redazione del catechismo fosse un opera avulsa dal grande piano di riforma che il Pontefice aveva progettato. Infatti, attraverso tale strumento Pio X «“si proponeva di dare in mano ai sacerdoti un volume chiaro e completo, in cui la precisione delle definizioni dogmatiche non permetteva interpretazioni personali o omissioni”. Egli era ben consapevole che teoria e prassi devono sempre essere in equilibrio per una buona testimonianza cristiana, per questo il suo pontificato, sulla stessa linea di tutto il ministero pastorale adempiuto in precedenza, si fondò sempre sull’insegnamento delle verità di fede integrato alla vita sacramentale e di carità. La teoria è concepita in funzione della prassi. Il catechismo serviva per una migliore preparazione a vivere, in seguito, il rapporto con Gesù. Una relazione che, secondo Pio X, trovava il suo momento più alto nell’Eucaristia, tanto che un suo successore, Pio XII, lo definì come il Papa della Santa Eucaristia» (M. MANCINI, La riforma della Chiesa di San Pio X, Fede&Cultura, Verona 2015, p. 126).

Ma cosa spinse Pio XII ad appellarlo in tal guisa?
Innanzitutto la vita del Santo Pontefice, che traeva la luce spirituale e la forza per agire dall’amore senza limiti per l’Eucaristia, principio e fine, anche, della sua attività riformatrice. Inoltre Pio X emanò due decreti al fine di indicare nell’Eucaristia l’antidoto contro i veleni intellettuali e morali dell’epoca e lo strumento per instaurare un profondo legame con Cristo (Cfr. Ibidem, pp. 126-127). Essi furono il Sacra tridentina Synodus ed il Quam singulari Christus amori. In particolare, con il primo promosse la comunione frequente e quotidiana, ribadendo che il sacramento non poteva essere negato a nessuno che si trovasse in stato di grazia e nella retta intenzione. In tal maniera, il Santo Pontefice, intendeva definitivamente distruggere quei residui di giansenismo che inducevano i fedeli ad accostarsi all’Eucaristia solo se in uno stato di massima perfezione e di profondo timore di Dio. Egli, infatti, in ragione della sua lunga esperienza pastorale, conosceva bene l’influsso nefasto di tale eccessivo rigorismo, che aveva prodotto un allontanamento dei fedeli dal confessionale, dalla frequenza della Messa e dal ricevere il corpo ed il sangue di Cristo.
Con il secondo decreto, invece, incoraggiato anche dalle richieste espresse già da San Giovanni Bosco e dal curato d’Ars, abbasso l’età della discrezione, recante l’obbligo della confessione e della comunione, da dodici/quattordici anni a sette anni. Le motivazioni che lo spinsero verso tale decisione furono la necessità di affrettare la Prima Comunione, perché nei cuori dei bambini entrasse Gesù prima di satana e la convinzione che il rinnovamento dello spirito cristiano della nuova generazione si dovesse attribuire in gran parte alla pia pratica della Comunione data in tenera età.

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«Era un padre. Padre di tutti».

Pubblichiamo di seguito l’omelia tenuta da S. Em. Rev.ma Card. Giovanni Lajolo, Presidente Em. del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, nella Messa presso l’Altare di San Pietro nelle Grotte Vaticane, in occasione dell’anniversario della morte di Papa Pio XII (10 ottobre 2015, ore 11.00).

S. Em. Rev.ma Card. Giovanni Lajolo, Presidente Em. del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano

S. Em. Rev.ma Card. Giovanni Lajolo, Presidente Em. del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano

1. Quasi in filigrana, nella Parola di Dio che abbiamo ascoltato, traspare la figura di quel grande e santo Pontefice che fu Pio XII. Noi lo ricordiamo oggi, a 57 anni dalla sua morte, che avvenne il 9 ottobre 1958.
Con Pietro, Pio XII ha proclamato con fede che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, come abbiamo ascoltato dalla lettura del Vangelo; e, come Pietro, ha ricevuto dal Signore Gesù il compito di sostenere la Chiesa, di pascere e guidare il suo gregge, di confermare i fratelli nella fede. Come Paolo, Pio XII ha annunciato il Vangelo con coraggio, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, non cercando la gloria umana, ma amando gli uomini – tutti , amici e nemici – amorevole come una madre verso i propri figli, pronto a dare la sua stessa vita, non solo nell’oblazione quotidiana del suo indefesso lavoro, ma anche – se Dio voleva – con il sacrificio della sua vita, come Paolo dice di sé nel brano della prima lettera ai Tessalonicesi, che ci è stata proposto.
Sì, questa, in pochi ma pregnanti tratti, è la figura spirituale di quel grande Papa.

2. Non è questo il momento di rievocare i meriti del suo servizio sulla sede di Pietro e la sua santa vita; non sarebbe, del resto, possibile nemmeno per summa capita. Dirò solo poche cose che mi vengono spontaneamente alla mente.
Permettetemi di iniziare con un vanto. Noi tutti, come cristiani, abbiamo molto di cui vantarci, di cui andare umilmente gloriosi. “In che cosa?”, mi direte. Prima di tutto dell’amore che Dio ha per noi, nonostante, o forse proprio a causa della nostra miseria e dei nostri peccati. Lo dichiara S. Paolo nella prima lettera ai Corinzi: Possiamo vantarci nel Signore, in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione (cf. 1Cor 1, 30). Da questo fondamentale motivo di vanto molti altri derivano. Uno, e non l’ultimo, è la Chiesa, sposa di Cristo, in cui in modo particolare e molto concreto si manifesta l’amore di Dio per noi, indegni, ma veri membri della Chiesa. E tra i tanti privilegi di cui godiamo nella Chiesa, non si può ignorare quello di avere come guida il Papa, il pastore a cui Cristo ha affidato il suo gregge. E qui mi piace ricordare tutti i Papi della nostra vita, quelli che si sono succeduti dall’inizio del secolo ventesimo fino ad oggi. Che figure meravigliose! Quale altra istituzione umana può vantarsi di aver avuto dei capi – se così possono essere denominati questi “Servi dei servi di Dio” – a loro paragonabili in sapienza e santità? Continua a leggere

Convegno e Messa nell’anniversario di Pio XII

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Il Comitato Papa Pacelli – Associazione Pio XII,
unitamente alla Postulazione della Causa

in occasione dell’Anniversario
della nascita al cielo del Ven. Pio XII

ha organizzato

Venerdì 9 ottobre 2015 – ore 17.00
Convento di Santa Maria sopra Minerva
Sala dei Papi
Piazza della Minerva, 42 – Roma

Convegno “Pio XII tra i Santi

Presiedeva: S.E. Rev.ma Mons. Giuseppe Sciacca Segretario Agg. Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica • Relatori: Rev. P. Daniel Ols O.P. La solenne celebrazione di Pio XII nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva per onorare i Patroni d’Italia (5 maggio 1940)Avv. Emilio Artiglieri Linee del Pontificato pacelliano attraverso alcune beatificazioni e canonizzazioniDiac. Domenico Oversteyns F.S.O. Immagini dagli album privati di Pio XIIRev. Prof. Nicola Bux L’influsso di San Pio X sul magistero eucaristico di Pio XIIProf. Giulio Alfano Pio XII Santa Caterina e la comune ricerca della pace • Conclusione nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva (verso le ore 19.00), con breve cerimonia durante la quale è stato collocato e benedetto un quadro del Ven. Pio XII (all’organo: Giuseppe Colonna).

Sabato 10 ottobre 2015 – ore 11.00
Basilica di San Pietro
Altare alla Tomba di San Pietro
(Grotte Vaticane)

Santa Messa

celebrata da
S. Em. Rev.ma Card. Giovanni Lajolo
Presidente Em. del Governatorato
dello Stato della Città del Vaticano

Leggi qui l’omelia del Cardinale.

comitatopapapacelli@gmail.com

«Armatevi di Gesù Sacramentato!»

Pubblichiamo di seguito la traduzione dal portoghese di alcuni stralci di un’allocuzione tenuta da Papa Pio XII il 24 luglio del 1955. Il tono particolarmente intenso delle sue parole – quasi venissero di gettito, come orazione viva, dal cuore del Papa – le rende forse utile per quale spunto di meditazione e preghiera nella grande festa del Corpo e Sangue del Signore.

tumblr_mremzjsMLC1qluawko1_500La scienza dell’Eucaristia è luce e fuoco: luce che tende ad illuminare, fuoco che domanda di accendersi. Non lasciatevi scoraggiare, guardate molto in alto, perché illumini e infiammi tutto intorno a voi. Oggi ci sono nel mondo tenebre tanto dense di ignoranza! Tanto gelo di indifferentismo! Chi sa realmente che cosa sia l’Eucaristia-sacrificio e l’Eucaristia-comunione?

L’Eucaristia-sacrificio: il Calvario esteso nello spazio fino a riempire tutta la terra, esteso nel tempo fino alla fine dei secoli! Sul Calvario, nell’ora più augusta dell’universo, il sacrificio cruento, in cui il Figli di Dio incarnato operò, immolandosi, la redenzione del mondo! Nell’Eucaristia il medesimo sacrificio, rinnovato in modo incruento, ogni giorno duecento, trecento mila volte in altrettanti luoghi della terra.

«I cieli narrano la gloria di Dio»! E oggi che la scienza scopre tanti dei suoi incommensurabili abissi, quanto più potente risuona al nostro spirito questo inno alla gloria divina! Ma che cos’è tutto questo, che cos’è in confronto alla gloria letteralmente infinita che nel silenzio dei nostri altari rende all’Eterno Padre il Dio Eucaristico, immolandosi perennemente?

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