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L’oro, l’incenso e la mirra… degli sposi

Nella solennità dell’Epifania, proponiamo ai nostri lettori alcuni significativi stralci delle parole pronunciate da Papa Pio XII, il 10 gennaio 1940, ad un gruppo di sposi novelli – ricevuti nelle tradizionali udienze loro riservate. In quella occasione, il Papa invitava i giovani sposi ad offrire al Bambino Gesù, come fecero i Magi, l’oro della fedeltà reciproca, l’incenso di una vita in grazia, e la mirra dell’amore per i figli.

adorazione magi

La vostra fedeltà è il vostro oro, o piuttosto un tesoro preferibile a tutto l’oro del mondo. Il sacramento del matrimonio vi dà i mezzi di possedere, di aumentare anzi questo tesoro; offritelo a Dio, perché vi aiuti a meglio conservarlo. L’oro per la sua bellezza, per il suo splendore, per la sua inalterabilità, è il più prezioso dei metalli; il suo valore serve di base e di misura per le altre ricchezze. Così pure la fedeltà coniugale è la base e la misura di tutta la felicità del focolare domestico. Nel tempio di Salomone, per evitare l’alterazione dei materiali, non meno che per abbellire l’insieme, non vi era parte alcuna che non fosse ricoperta d’oro. Parimenti l’oro della fedeltà, per assicurare la saldezza e lo splendore della unione coniugale, deve come investirla e avvilupparla tutta intera. L’oro, per conservare la sua bellezza e il suo splendore, deve essere puro. Al medesimo modo, la fedeltà fra gli sposi deve essere integra e incontaminata; se comincia ad alterarsi, è finita la fiducia, la pace, la felicità. Si tramuta in immondizia, tutto il tesoro della loro bella concordia si disgrega in una desolante mescolanza di sospetti, di diffidenza, di rimproveri, per finire troppo spesso in mali irreparabili. Ecco perché la vostra prima offerta al neonato divino deve essere la risoluzione di una costante e attenta fedeltà alle vostre promesse matrimoniali.

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«Era un padre. Padre di tutti».

Pubblichiamo di seguito l’omelia tenuta da S. Em. Rev.ma Card. Giovanni Lajolo, Presidente Em. del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, nella Messa presso l’Altare di San Pietro nelle Grotte Vaticane, in occasione dell’anniversario della morte di Papa Pio XII (10 ottobre 2015, ore 11.00).

S. Em. Rev.ma Card. Giovanni Lajolo, Presidente Em. del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano

S. Em. Rev.ma Card. Giovanni Lajolo, Presidente Em. del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano

1. Quasi in filigrana, nella Parola di Dio che abbiamo ascoltato, traspare la figura di quel grande e santo Pontefice che fu Pio XII. Noi lo ricordiamo oggi, a 57 anni dalla sua morte, che avvenne il 9 ottobre 1958.
Con Pietro, Pio XII ha proclamato con fede che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, come abbiamo ascoltato dalla lettura del Vangelo; e, come Pietro, ha ricevuto dal Signore Gesù il compito di sostenere la Chiesa, di pascere e guidare il suo gregge, di confermare i fratelli nella fede. Come Paolo, Pio XII ha annunciato il Vangelo con coraggio, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, non cercando la gloria umana, ma amando gli uomini – tutti , amici e nemici – amorevole come una madre verso i propri figli, pronto a dare la sua stessa vita, non solo nell’oblazione quotidiana del suo indefesso lavoro, ma anche – se Dio voleva – con il sacrificio della sua vita, come Paolo dice di sé nel brano della prima lettera ai Tessalonicesi, che ci è stata proposto.
Sì, questa, in pochi ma pregnanti tratti, è la figura spirituale di quel grande Papa.

2. Non è questo il momento di rievocare i meriti del suo servizio sulla sede di Pietro e la sua santa vita; non sarebbe, del resto, possibile nemmeno per summa capita. Dirò solo poche cose che mi vengono spontaneamente alla mente.
Permettetemi di iniziare con un vanto. Noi tutti, come cristiani, abbiamo molto di cui vantarci, di cui andare umilmente gloriosi. “In che cosa?”, mi direte. Prima di tutto dell’amore che Dio ha per noi, nonostante, o forse proprio a causa della nostra miseria e dei nostri peccati. Lo dichiara S. Paolo nella prima lettera ai Corinzi: Possiamo vantarci nel Signore, in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione (cf. 1Cor 1, 30). Da questo fondamentale motivo di vanto molti altri derivano. Uno, e non l’ultimo, è la Chiesa, sposa di Cristo, in cui in modo particolare e molto concreto si manifesta l’amore di Dio per noi, indegni, ma veri membri della Chiesa. E tra i tanti privilegi di cui godiamo nella Chiesa, non si può ignorare quello di avere come guida il Papa, il pastore a cui Cristo ha affidato il suo gregge. E qui mi piace ricordare tutti i Papi della nostra vita, quelli che si sono succeduti dall’inizio del secolo ventesimo fino ad oggi. Che figure meravigliose! Quale altra istituzione umana può vantarsi di aver avuto dei capi – se così possono essere denominati questi “Servi dei servi di Dio” – a loro paragonabili in sapienza e santità? Continua a leggere

La preghiera della famiglia

In occasione del Sinodo sulla famiglia, che si sta celebrando in questi giorni a Roma, offriamo ai fedeli di Papa Pio XII la seguente Preghiera per la Famiglia, composta da Papa Pacelli il 31 ottobre 1954, allora festa di Cristo Re. Sul sito, è presente, inoltre, un’apposita sezione dedicata al tema dell’assemblea sinodale, con estratti dal magistero del Venerabile Papa Pio XII sul matrimonio e sulla famiglia; è disponibile già da un po’ di tempo, infine, una Novena degli sposi per pregare con Papa Pio XII.

fattore-famiglia-figli-iseeSignore, Dio di bontà e di misericordia, che nel mondo del male e del peccato alla società dei redenti hai offerto, purissimo specchio di pietà, di giustizia, di amore, la Santa Famiglia di Nazareth, vedi come la famiglia è oggi da ogni parte insidiata, e tutto congiura a profanarla, strappandole la fede, la religione, il costume.

Assisti, o Signore, l’opera delle tue mani. Proteggi nei nostri focolari le virtù domestiche, garanzia unica di concordia e di pace.

Vieni e suscita i difensori della famiglia. Suscita gli apostoli dei nuovi tempi, che nel tuo Nome, col messaggio di Gesù Cristo e con la santità della vita richiamino alla fedeltà i coniugi, all’esercizio dell’autorità i parenti, all’ubbidienza i figli, alla modestia le fanciulle, alla stima e all’amore della casa da Te benedetta le menti e i cuori di tutti.

Restaurata in Gesù Cristo su gli esempi del divino modello di Nazareth, ritrovi la famiglia cristiana il suo volto; ritorni santuario ogni domestico nido; si riaccenda in ogni focolare la fiamma della fede, che le avversità porta in pazienza, le prosperità con moderazione, e tutto compone nell’ordine e nella pace.

Sotto il tuo sguardo paterno, o Signore, e affidata alla tua Provvidenza, auspice l’amoroso patrocinio di Gesù, Maria e Giuseppe, sarà la famiglia asilo di virtù, scuola di sapienza. Sarà riposo negli affanni della vita, testimonianza alle promesse di Cristo. Renderà al cospetto del mondo gloria a Te, Padre, e al tuo Figlio Gesù, finché non giunga con tutti i suoi membri a cantare le tue lodi nei secoli eterni. Così sia.

Verso il Sinodo sulla famiglia

Schermata 09-2456918 alle 15.07.20«Il vangelo sulla famiglia è la buona novella dell’amore divino che va proclamata a quanti vivono questa fondamentale esperienza umana personale, di coppia e di comunione aperta al dono dei figli, che è la comunità familiare. Il magistero della Chiesa sul matrimonio va presentato e offerto in modo comunicativo ed efficace, perché raggiunga i cuori e li trasformi secondo la volontà di Dio manifestata in Cristo Gesù» (Sinodo dei Vescovi, Documento Preparatorio, 2013).

La scelta di porre al centro della riflessione del prossimo Sinodo proprio questo vangelo sulla famiglia è, per ogni cattolico, un invito del Papa ben preciso; anzi, è un triplice invito. Invito innanzitutto alla preghiera, per la famiglia e, in modo particolare, per le famiglie che attraversano un momento di crisi. A questo primo invito risponde la semplice proposta – già da tempo presente su questo sito – di una Novena degli sposi, da recitarsi soprattutto nei momenti di crisi e di difficoltà (sia in italiano, che in inglese).

Si tratta, però, ancora, di un invito a riscoprire il magistero della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia. E, infine, di leggere la realtà contemporanea alla luce di questo insegnamento, ripartendo da un amore coniugale che sia fedele, perseverante, fecondo – secondo le tre note suggerite dal Papa nell’omelia per la celebrazione del matrimonio in San Pietro, il 14 settembre del 2014. A questi due inviti, il sito ufficiale della causa di canonizzazione di Pio XII tenta di rispondere con una sezione (che sia affianca a quella omologa in inglese) in cui sono proposti alcuni stralci del magistero di Papa Pacelli sul matrimonio e sulla famiglia, raccolto dalle numerosissime «udienze agli sposi novelli» cui Pio XII non volle mai rinunciare.

In realtà, riproporre tutto il magistero di Papa Pacelli agli sposi costringerebbe a ben più di una sezione, e d’altra parte non è lo scopo di questa pagina web quella di riproporre il contenuto integrale della catechesi del Papa. Segnaliamo, tuttavia, che sul sito della Santa Sede è possibile recuperare il testo di moltissime di quelle Udienze, negli anni 1939, 1940, 1942 e 1943. Nonostante una certa “distanza” nel linguaggio, le parole del Papa sorprendono per la loro attualità, e soprattutto per la concretezza dei consigli – sulla fedeltà o sull’educazione dei figli – che Pacelli riteneva in quella circostanza di rivolgere ai giovani appena sposati.

L’auspicio è che, anche per la sua intercessione, il prossimo Sinodo dei Vescovi sia realmente un momento di grazia, da cui sgorghi una rinnovata fedeltà di tutte le famiglie al Signore Gesù e ai suoi comandamenti.

La devozione a Maria nella famiglia

In una delle numerosissime udienze alle coppie appena sposate, il 10 maggio 1939, Papa Pio XII propone la devozione alla Madonna come formula vincente per una famiglia felice. Nel mese tradizionalmente dedicato a Maria, Madre di Dio e Madre nostra, riproponiamo quelle parole del Papa, sempre egualmente attuali.

Schermata 2015-04-25 alle 13.19.36Voi, diletti figli, chiamati a costituire nuove famiglie, volete senza dubbio dare ad esse un carattere essenzialmente e profondamente cristiano ed una solida base di benessere e di felicità. Ebbene, nella devozione a Maria Noi ve ne additiamo il felice conseguimento. Maria ha tanti titoli per essere considerata come la patrona delle famiglie cristiane, e queste hanno altrettanti motivi per sperarne una particolare assistenza.

Maria ha conosciuto della famiglia le gioie e le pene, i lieti ed i tristi avvenimenti; la fatica del quotidiano lavoro, i disagi e le tristezze della povertà, lo schianto delle separazioni. Ma ha pure provato tutte le ineffabili gioie della convivenza domestica, allietata dall’amore più puro dì uno Sposo castissimo e dal sorriso e dalle tenerezze di un Figlio che era al tempo stesso il Figlio di Dio.

Maria SS. ma compatirà perciò col suo cuore misericordioso alle necessità delle vostre famiglie, e recherà ad esse quel conforto di cui sentiranno il bisogno in mezzo agli inevitabili dolori della vita presente; come sotto il suo sguardo materno renderà loro più pure e serene le dolcezze del focolare domestico.

Tanto più che la Vergine Santa non solo conosce per propria esperienza le gravi necessità delle famiglie, ma, come Madre di pietà e di misericordia, Essa vuole di fatto venire in loro aiuto.

Beati e veramente benedetti quegli sposi che iniziano il loro nuovo stato con tali propositi di filiale e confidente devozione alla Madre di Dio, col santo programma di stabilire la loro nuova famiglia su questo incrollabile fondamento di pietà, da istillarsi per trasmettersi, come preziosa eredità, ai cari figli che Iddio vorrà loro concedere.

Ma non dimenticate, figli dilettissimi, che la devozione alla Madonna, perché si possa dire vera e solida, e quindi apportatrice di frutti preziosi e di grazie copiose, deve essere vivificata dalla imitazione della vita stessa di Colei che ci piace onorare.

La divina Madre è anche soprattutto un perfettissimo modello delle virtù domestiche, di quelle virtù domestiche che devono abbellire lo stato dei coniugi cristiani. In Maria l’amore più puro e fedele verso il castissimo sposo, amore fatto di sacrificio e di attenzioni delicate: in Lei dedizione intera e continua alle cure della famiglia e della casa, dello Sposo e soprattutto del caro Gesù: in Lei umiltà che si manifestava nell’amorosa sottomissione a S. Giuseppe, nella paziente rassegnazione alle disposizioni, oh! quante volte ardue e penose, della divina Provvidenza: nella piacevolezza e nella carità con tutti quelli che avvicinavano la casetta di Nazareth.

Possa, o sposi cristiani, la vostra devozione a Maria costituire una sorgente sempre viva di favori celesti e di vera felicità; favori e felicità di cui vi sia pegno la paterna Benedizione, che ben di cuore vi impartiamo.

San Giuseppe, modello di ogni papà

Nella festa di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia di Nazareth, occasione per la “festa del papà”, pubblichiamo di seguito le parole che Pio XII pronunciò, rivolgendosi a delle giovani coppie di sposi, il 10 aprile 1940. Il Papa indica ai futuri genitori – ma soprattutto ai futuri papà – proprio la figura del padre terreno di Gesù, invitando ad imitare le sue virtù. Il suo pensiero va soprattutto alle famiglie più in difficoltà – sia materiali che morali – come in gravi difficoltà si trovarono anche Gesù, Maria e Giuseppe.

san_joseAccogliendovi intorno a Noi, o diletti sposi novelli, come potrebbe il Nostro pensiero non rivolgersi verso San Giuseppe, castissimo Sposo di Maria Vergine, Patrono della Chiesa universale, di cui la sacra liturgia celebra oggi la solennità? Se tutti i cristiani hanno motivo di confidare nella protezione di questo glorioso Patriarca, voi avete certamente per tale grazia un titolo speciale.
Tutti i cristiani sono figli della Chiesa. Questa santa e dolcissima Madre dà alle anime col battesimo quella misteriosa partecipazione alla natura divina che si chiama la grazia, e dopo averle in tal guisa generate alla vita soprannaturale, non le abbandona, ma procura loro mediante i Sacramenti l’alimento che manterrà e svilupperà la loro vita. Così essa può paragonarsi a Maria, Nostra Signora, dalla quale il Verbo assunse la natura umana, e che poi ne sostenne e nutrì la vita colle sue cure materne. Ora in ciascuno dei figli della Chiesa deve essere formato Cristo (Gal IV, 19), ed ognuno deve tendere a crescere “in virum perfectum, in mensuram aetatis plenitudinis Christi(Eph IV, 13), in uomo perfetto, alla misura della età piena di Cristo.
Ma chi veglierà su questa e su questo Gesù? Voi lo avete ben compreso: colui che, or sono quasi venti secoli, fu chiamato ad essere lo Sposo di Maria, il Padre putativo di Gesù, il capo della santa Famiglia. Continua a leggere

San Giovanni Bosco, esempio per i genitori

Giovanni BoscoNel secondo centenario della nascita di San Giovanni Bosco, pubblichiamo di seguito le parole che Papa Pio XII pronunciò il 31 gennaio 1940, in un’udienza concessa a degli sposi novelli. In particolare il Papa indicava il modello del santo torinese ai futuri genitori, esortandoli ad imitare don Bosco nell’educazione dei figli.

Or è più di un secolo, in un meschino casale del Piemonte viveva con i suoi due fratelli un fanciulletto di condizione ben modesta. Rimasto precocemente orfano di padre, egli, che doveva poi essere chiamato il padre degli orfani, non ebbe, dunque, che le cure di sua madre. Con quanta saggezza però questa semplice contadina, senza istruzione ma guidata dallo Spirito Santo, educasse il suo figlio nel senso più completo e più alto della parola, si può dire che la Chiesa stessa lo abbia riconosciuto, elevando sugli altari colui di cui oggi si celebra la festa col nome di San Giovanni Bosco. Questo umile sacerdote, divenuto più tardi una delle glorie più pure della Chiesa e dell’Italia, fu un meraviglioso educatore e perciò la sua vita offre a voi, diletti figli e figlie, futuri padri e madri di famiglia, le più utili e salutari lezioni.

Quando Iddio affida un fanciullo a sposi cristiani, sembra quasi ripeter loro ciò che la figlia di Faraone disse alla madre del piccolo Mosé : « Prendi questo bambino e allevamelo» (Es., II, 9). I genitori nell’intenzione divina sono i primi educatori dei loro figli. Conviene tuttavia riconoscere che nelle attuali condizioni della vita sociale l’urgente preoccupazione del pane quotidiano rende loro talvolta difficile il pieno compimento di un così essenziale dovere.

Tale era pure la situazione quando Giovanni Bosco sognava già di aiutare e al bisogno di sostituire i genitori in questo loro grave officio. Che egli fosse provvidenzialmente destinato a siffatta missione, il suo cuore glielo diceva con un’attrattiva precoce; la sua anima ne ebbe come una rivelazione in un sogno dei suoi primi anni, nel quale vide animali selvaggi mutati subitamente in agnelli mansueti, che egli conduceva docili al pascolo. Per conoscere come egli traducesse in atto questo sogno occorre ricordare l’educazione che ricevette e quella che diede; l’una è in lui congiunta con l’altra; la madre che egli ebbe spiega in gran parte il padre che egli fu per gli altri.

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La conversione di San Paolo e il matrimonio

damascus-roadNella festa della Conversione di San Paolo, pubblichiamo il testo del discorso che Pio XII tenne in questa occasione, nel 1940, rivolgendosi a coppie di sposi novelli.

San Paolo è chiamato nella liturgia per eccellenza «Maestro del mondo», «Mundi Magister» (Hym. in I Vesp. SS. Petri et Pauli, 29 Iun.). I suoi insegnamenti si indirizzano a tutti; tutti, dice S. Giovanni Crisostomo, dovrebbero conoscerli e meditarli assiduamente; ma, aggiunge, molti di quelli che ci circondano hanno da occuparsi della educazione dei figli, debbono aver cura della loro moglie e della loro famiglia, e non possono quindi applicarsi ad un simile studio. Procurate almeno, egli conclude, di mettere a profitto ciò che altri hanno raccolto per voi (Comm. in Ep. ad Komanos, Arg. ante Hom. I, n. I).

Le grandi lezioni di S. Paolo, concernenti specialmente il matrimonio, non possono essere esposte in un breve discorso. Ci limiteremo perciò a qualche punto tratto dalla conversione di lui. Saulo di Tarso, che aveva cooperato alla lapidazione del martire S. Stefano ed era un fiero persecutore della Chiesa nascente, munito di pieni poteri dal principe dei sacerdoti, si recava a Damasco per arrestare quanti cristiani vi avesse trovati, uomini e donne, e condurli legati a Gerusalemme. Ma, avvicinandosi a quella città, d’improvviso una luce del cielo gli sfolgoreggiò d’intorno, e, caduto a terra, udì una voce che disse: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» «Chi sei tu, Signore?» egli rispose. E il Signore a lui: «Io sono Gesù, che tu perseguiti ». Al tempo stesso Saulo, tremante ed attonito, più non vedeva. Ma dopo tre giorni il discepolo Anania fu inviato a lui da Dio, e subito caddero dai suoi occhi come delle scaglie, immagini dei veli di ignoranza e di passione che lo avevano fino allora accecato, e ricuperò la vista. Saulo persecutore non esisteva più; era divenuto Paolo l’Apostolo.

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«La dura gara è in corso»

x22Il 7 settembre 1947, in Piazza San Pietro, il Papa rivolge un importante discorso agli uomini di Azione Cattolica. Interrotto diverse volte dall’applauso dei fedeli, Pio XII propone un piano che è ancora attuale, e che prevede cinque fondamentali “campi di battaglia”: una maggiore e più concreta educazione alla fede; la tutela della domenica e del riposo festivo; la tutela della famiglia, da cui dipende il bene dell’intera società; la giustizia sociale con una cultura dei diritti che ha un sapore più che moderno; e, infine, «la lealtà e la veracità nella convivenza umana, la coscienza della responsabilità per il bene comune».
L’invito ad essere «larghi di cuore» – pronunciato dal Papa in quella circostanza – con tutte le esigenti indicazioni che proponeva allora ma che sono di soprendente attualità, risuona oggi con la voce ancora squillante e deteminata di Papa Pacelli, grazie all’audio che siamo lieti di pubblicare sul nostro Sito, grazie alla cortese disponibilità della Famiglia Spirituale
L’Opera, proprietaria della registrazione.

Conforto, letizia e giusto vanto empiono l’animo Nostro, diletti figli, nel vedervi oggi qui adunati dinanzi a Noi in folte schiere; moltitudine imponente, come mare ondeggiante, i cui flutti si ripercuotono fino all’atrio del massimo Tempio della Cristianità.

A Noi che con paterno compiacimento vi salutiamo, voi apparite quasi la personificazione di un grido di riconoscenza che dal profondo dei vostri cuori sale all’Onnipotente Signore per il bene che Egli negli ultimi venticinque anni ha operato col ministero degli Uomini di Azione Cattolica. Basta un rapido sguardo agli scopi della vostra Unione: perfezionamento religioso e morale dei soci e loro educazione sociale e civile secondo gl’insegnamenti della Chiesa; incremento della vita cristiana e difesa della libertà della Chiesa in tutte le sue manifestazioni; restaurazione del Regno di Cristo nella famiglia, nella scuola, nelle pubbliche istituzioni, in tutta la vita economica e sociale. Un tale sguardo, diciamo, al vostro programma è sufficiente per richiamare alla mente quanto, con spirito di viva fede, è stato da voi osato, operato, conseguito, superando difficoltà e affrontando disagi. Continua a leggere

Tutta la vostra vita sia un Rosario!

322597899_4c19b4613e_oNel mese dedicato tradizionalmente alla Madonna, pubblichiamo le parole che Pio XII rivolse agli sposi italiani, il 16 ottobre 1940. Il discorso del Papa, pensato per la vita coniugale, può ben riferirsi alla vita di ciascuno di noi, in qualunque stato si trovi. Per tutti, infatti, l’intera vita può diventare un «rosario vivente», pronunciando continuamente il «Fiat» alla volontà divina, per ricevere, attraverso Maria «piena di grazia», tutto quello di cui abbiamo bisogno, «oggi e nell’ora della nostra morte» – attraversando così i misteri della gioia, del dolore e infine della gloria, quando, beati tra i beati, in Paradiso potremmo cantare la gloria eterna «al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo».

Di gran cuore vi diamo il benvenuto, diletti sposi novelli, che sembra aver condotti a Noi la Vergine del Santissimo Rosario. Ci piace mirarla cogli occhi dello spirito china verso di voi con un sorriso, per porgervi quel semplice e devoto oggetto, il quale, attraverso una catena di anelli pieghevoli e leggeri, non richiamante che una servitù d’amore, riunisce per decine i suoi piccoli grani, pieni di un invisibile succo soprannaturale, mentre, dal canto vostro, inginocchiati davanti a lei, promettete di onorarla, offrendole il più spesso possibile, in tutte le vicende della vita familiare, il tributo della vostra pietà. Continua a leggere