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Preghiera a Gesù Crocifisso

26 marzo 1950
(con minime variazioni lessicali)

dopo il restauro, il volto del Cristo, Benedetto da Maiano, antecedente il 1497, courtesy Opera di Santa maria del Fiore, foto Antonio Quattrone-3O Gesù crocifisso,

che hai divinizzato la natura umana,
assumendola tu stesso;
che, dopo aver predicato la giustizia,
la carità, la bontà;
dopo aver fatto del ricco e del potente
la forza del povero e del debole,
hai donato la salvezza al mondo
con la tua passione e morte;
volgi il tuo sguardo amoroso su questo popolo,
che si prostra ai tuoi piedi in spirito di penitenza
ed invoca da te il perdono non solo per sé,
ma anche per tanti infelici che vorrebbero
scoronarti e profanarti
per la superbia della loro intelligenza
e per la lussuria delle loro passioni.

Salvaci, Signore, o siamo persi!b5860a175d9e312b8d4175cc3d10dc55
Cammina ancora sulle onde
del mare agitato dell’animo nostro;
sii il nostro compagno nella vita
e nella morte; il nostro giudice pietoso.
Le folgori dei meritati castighi
cedano il posto a una nuova e larga
effusione della tua misericordia
sull’umanità redenta.
Estingui gli odi; accendi l’amore;
disperdi col soffio potente del tuo Spirito
i pensieri e i desideri di dominazione,
di distruzione e di guerra.
Concedi il pane ai piccoli, ai senzatetto
la casa, ai disoccupati il lavoro,
la concordia alle nazioni,
la pace al mondo,
a tutti il premio della eterna beatitudine.

Amen.

 

«É con voi, quasi in volontaria catena, il Nostro cuore». Le parole di Papa Pio XII ai carcerati.

Conoscere ed amare i carcerati, come una madre

Come singole persone, voi dovete conoscere i carcerati ed amarli. Innanzi tutto conoscerli. Per aiutare i carcerati, è infatti indispensabile avere con essi un contatto come da anima ad anima, il quale suppone la comprensione dell’altro in quanto individuo qualificato dalla sua origine, dalla sua formazione, dallo svolgimento della sua vita, fino al momento in cui lo incontrate nella sua cella.

schermata-2016-11-06-alle-11-22-15Occorre poi amarli. Per aiutare realmente il carcerato, bisogna andare verso di lui non solo con idee rette, ma altresì, e forse anche più, col cuore, particolarmente se si tratta d’infelici creature, che mai forse, nemmeno in seno alla famiglia, hanno gustato le dolcezze di una sincera amicizia. Voi seguirete così l’esempio del modello stesso dell’amore comprensivo e devoto senza limiti, quello della madre. Ciò che conferisce alla madre un tale influsso sui suoi figli, anche adulti, anche se traviati o rei, non sono già le idee, per quanto giuste, che ella loro propone, ma il calore del suo affetto e il dono costante di sè stessa, che mai non si stanca, anche se incontra un rifiuto; sa invece pazientare ed attendere, rivolgendosi intanto a Colui al quale nulla è impossibile. È la parola dell’« amore », che in tutti gl’idiomi del mondo è compresa, e che non solleva nè discussione né contraddizione; l’amore, di cui l’Apostolo Paolo ha cantato le lodi nel suo « inno alla carità » della prima Lettera ai Corinti (1 Cor. 13, 1-13).

Ma, per quanto profondo e genuino, tale amore non indulge ad alcuna approvazione del male commesso nel passato, nè incoraggia le volontarie cattive disposizioni che ancora perdurassero, e neppure ammette nell’essere amato alcun compromesso tra il bene e il male. Anche l’ideale amore materno non conosce altra regola che questa. Non esclamerà forse un giorno il Signore come Giudice supremo nell’ultimo giudizio : « Ero carcerato, e veniste da me… Quanto avete fatto a uno dei più piccoli tra questi miei fratelli, l’avete fatto a me »? (Matth. 25, 36.40). Come se avesse voluto dire: « Il carcerato sono io ».

Perdonare, credere, amare

Innanzitutto è necessario un sincero perdono, che le singole persone si accorderanno mutuamente, ma che la stessa società non negherà all’individuo. Non beneficiano forse tutti del perdono di Dio, che a tutti ha insegnato a pregare: « Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori »? (Matth. 6, 12).

In secondo luogo occorre credere al bene che si trova in altri e aver fiducia in lui. La diffidenza inaridisce ogni seme di bontà e, innalzando quasi un muro di cupa segregazione tra il vostro cuore e il suo, impedisce lo stabilirsi di rapporti amichevoli. Quando il figliuol prodigo tornò a lui, il padre non volle riceverlo come un servo, ma come un figlio di casa, nonostante lo sdegno e il lamento del fratello maggiore (cfr. Luc. 15, 22 SS.). Il rinnegamento di Pietro non velò il vero amore di lui agli occhi del Signore, che gli affidò tutto il suo gregge (cfr. Io. 21, 15-17).

In terzo luogo bisogna amare come il Signore ha amato. « Se il Signore ha dato la sua vita per noi », scrive l’Apostolo Giovanni, « anche noi dobbiamo darla per i nostri fratelli » (cfr. 1 Io. 3, 16). L’amore del prossimo si manifesta non solo da uomo ad uomo, ma anche tra la comunità e ciascuno dei suoi membri. Questo amore proteggerà colui, che torna, dai pericoli che lo attendono; se rischia di cedere alla debolezza, lo fortificherà; gli procurerà anche i mezzi di cui ha bisogno per poter mettersi al lavoro nella comunità come suo membro attivo.

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Pio XII e la Madonna Nera

Un particolare dell'icona della Vergine Nera di Częstochowa; i segni sul volto sono quelli dei colpi d'ascia degli Ussiti, nel 1430.

Un particolare dell’icona della Vergine Nera di Częstochowa; i segni sul volto sono quelli dei colpi d’ascia degli Ussiti, nel 1430.

La Madonna è «una Madre che si prende a cuore i problemi e interviene, che sa cogliere i momenti difficili e provvedervi con discrezione, efficacia e determinazione». Lo ha ricordato il Papa, nel suo viaggio in Polonia per la XXXI Giornata Mondiale della Gioventù, nell’omelia al Santuario di Częstochowa. E proprio quella Vergine, venerata da secoli nel cuore della Polonia, con il suo sguardo dolcissimo dà concretezza a questa cura materna.

L’icona della Madonna Nera è legata con un filo speciale ai Papi del Novecento; non solo a Giovanni Paolo II – almeno a partire da Papa Pio XI. Fu lui, infatti, – che in Polonia era stato Nunzio Apostolico – a volere una riproduzione di quella venerata immagine nella cappella della residenza papale di Castel Gandolfo, nei lavori di ristrutturazione che si conclusero nel 1938. Da allora, la Madonna bruna Regina della Polonia ha raccolto la preghiera del Vicario di Cristo, soprattutto nei momenti di distensione dal lavoro romano – tra le pareti della cappella che raffigurano, con le belle pitture di Rosen di Leopoli, la resistenza di Czestochowa nel 1655 contro gli svedesi e la vittoria contro i bolscevichi nel 1920.

E, dei Papi della seconda metà del Novecento, chi ha “goduto” di più di Castel Gandolfo è stato senz’altro Eugenio Pacelli. Pio XII amava molto quella residenza, e vi “fuggiva” appena poteva, soprattutto nei mesi da aprile ad ottobre, quando a Roma il sole è (o almeno era fino a qualche

Pio XII in preghiera nella Cappella di Castel Gandolfo; sull'altare, una riproduzione della Madonna di Częstochowa; sulle pareti, dipinti della resistenza polacca.

Pio XII in preghiera nella Cappella di Castel Gandolfo; sull’altare, una riproduzione della Madonna di Częstochowa; sulle pareti, dipinti della resistenza polacca, commissionati da Papa Pio XI.

tempo fa) splendidamente forte. Amava così tanto quella villa sul Lago di Albano che quando decise di rinunciarvi, per tutti gli anni della guerra, per non sentirsi diverso dai tanti figli che le vacanze non potevano permettersele, non si trattò sul serio di una rinuncia da poco.

Nella cappella di quella villa, dunque, Pio XII trascorse tanta parte della sua preghiera; tanto che sono davvero poche le foto del Papa in preghiera privata nella cappella del Palazzo Apostolico, ma ve ne sono invece molte di lui inginocchiato davanti alla Madonna Nera nella villa estiva. E proprio l’ultima foto “ufficiale” del Papa, poche settimane prima di morire, lo ritrae su quell’inginocchiatoio, con gli occhi fissi al volto della Madonna di Częstochowa, a Castel Gandolfo, dove morì, nell’ottobre del 1958. Continua a leggere

Francesco: «Fa bene leggere Haurietis Acquas…»

sacro-cuoreRicordo quando Pio XII ha fatto l’Enciclica sul Sacro Cuore, ricordo che qualcuno diceva: “Perché un’Enciclica su questo? Sono cose da suore…”. E’ il centro, il Cuore di Cristo, è il centro della misericordia. Forse le suore capiscono meglio di noi, perché sono madri nella Chiesa, sono icone della Chiesa, della Madonna. Ma il centro è il cuore di Cristo. Ci farà bene questa settimana o domani leggere Haurietis aquas… “Ma è preconciliare!” – Sì, ma fa bene! Si può leggere, ci farà molto bene! Il cuore di Cristo è un cuore che sceglie la strada più vicina e che lo impegna.

Papa Francesco, Ritiro spirituale in occasione del Giubileo dei Sacerdoti, 2 giugno 2016

Palpita d’amore il Cuore adorabile di Gesù Cristo, all’unisono con il suo amore umano e divino, allorché, come ci rivela l’Apostolo, non appena la Vergine Maria ha pronunziato il suo magnanimo «Fiat», il Verbo di Dio: «entrando nel mondo, dice: “Tu non hai voluto sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo”».
Palpitava altresì d’amore il Cuore del Salvatore, sempre in perfetta armonia con gli affetti della sua volontà umana e con il suo amore divino, quando Egli intesseva celestiali colloqui con la sua dolcissima Madre, nella casetta di Nazaret, e col suo padre putativo Giuseppe, cui obbediva prestandosi come fedele collaboratore nel faticoso mestiere del falegname Parimente palpitava d’amore il Cuore di Cristo, ancora in pieno accordo col suo duplice amore spirituale, nelle continue sue peregrinazioni apostoliche; nel compiere gli innumerevoli prodigi d’onnipotenza, con i quali o risuscitava i morti, o ridonava la salute ad ogni sorta di infermi; nel sopportare fatiche, il sudore, la fame, la sete; nelle lunghe veglie notturne trascorse in preghiera al cospetto del celeste suo Padre; e, infine, nel pronunziare i discorsi, e nel proporre e spiegare le parabole, specialmente quelle che più ci parlano della sua misericordia, come la parabola della dramma perduta, della pecorella smarrita e del figliuol prodigo. Continua a leggere

«Quell’enciclica di Pio XII che ha preparato il Giubileo della Misericordia»

di Enrico Cattaneo
da La Nuova Bussola Quotidiana, 26.04.15

Papa Francesco ha aperto la Porta Santa di San PietroNella Bolla di indizione del Giubileo della Misericordia (Misericordiae vultus), Papa Francesco giustamente ha ricordato (n. 11) l’enciclica di san Giovanni Paolo II tutta dedicata alla misericordia divina (Dives in misericordia). Fu poi quello stesso Papa a istituire la Festa della Divina Misericordia nella seconda domenica di Pasqua. Ora nella Bolla, Papa Francesco afferma che già nell’Antico Testamento Dio rivela la sua peculiare natura, che è quella di essere un Dio “paziente e misericordioso”: questo «è il binomio che ricorre spesso nell’Antico Testamento per descrivere la natura di Dio. Il suo essere misericordioso trova riscontro concreto in tante azioni della storia della salvezza dove la sua bontà prevale sulla punizione e la distruzione» (n. 6). Ora già Pio XII aveva sviluppato questo tema nell’enciclica Haurietis aquas del 15 maggio 1956. Era un’enciclica dedicata al culto del Sacro Cuore di Gesù e iniziava con le parole prese dal profeta Isaia: “Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza” (Is 12,3).

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«Era un padre. Padre di tutti».

Pubblichiamo di seguito l’omelia tenuta da S. Em. Rev.ma Card. Giovanni Lajolo, Presidente Em. del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, nella Messa presso l’Altare di San Pietro nelle Grotte Vaticane, in occasione dell’anniversario della morte di Papa Pio XII (10 ottobre 2015, ore 11.00).

S. Em. Rev.ma Card. Giovanni Lajolo, Presidente Em. del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano

S. Em. Rev.ma Card. Giovanni Lajolo, Presidente Em. del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano

1. Quasi in filigrana, nella Parola di Dio che abbiamo ascoltato, traspare la figura di quel grande e santo Pontefice che fu Pio XII. Noi lo ricordiamo oggi, a 57 anni dalla sua morte, che avvenne il 9 ottobre 1958.
Con Pietro, Pio XII ha proclamato con fede che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, come abbiamo ascoltato dalla lettura del Vangelo; e, come Pietro, ha ricevuto dal Signore Gesù il compito di sostenere la Chiesa, di pascere e guidare il suo gregge, di confermare i fratelli nella fede. Come Paolo, Pio XII ha annunciato il Vangelo con coraggio, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, non cercando la gloria umana, ma amando gli uomini – tutti , amici e nemici – amorevole come una madre verso i propri figli, pronto a dare la sua stessa vita, non solo nell’oblazione quotidiana del suo indefesso lavoro, ma anche – se Dio voleva – con il sacrificio della sua vita, come Paolo dice di sé nel brano della prima lettera ai Tessalonicesi, che ci è stata proposto.
Sì, questa, in pochi ma pregnanti tratti, è la figura spirituale di quel grande Papa.

2. Non è questo il momento di rievocare i meriti del suo servizio sulla sede di Pietro e la sua santa vita; non sarebbe, del resto, possibile nemmeno per summa capita. Dirò solo poche cose che mi vengono spontaneamente alla mente.
Permettetemi di iniziare con un vanto. Noi tutti, come cristiani, abbiamo molto di cui vantarci, di cui andare umilmente gloriosi. “In che cosa?”, mi direte. Prima di tutto dell’amore che Dio ha per noi, nonostante, o forse proprio a causa della nostra miseria e dei nostri peccati. Lo dichiara S. Paolo nella prima lettera ai Corinzi: Possiamo vantarci nel Signore, in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione (cf. 1Cor 1, 30). Da questo fondamentale motivo di vanto molti altri derivano. Uno, e non l’ultimo, è la Chiesa, sposa di Cristo, in cui in modo particolare e molto concreto si manifesta l’amore di Dio per noi, indegni, ma veri membri della Chiesa. E tra i tanti privilegi di cui godiamo nella Chiesa, non si può ignorare quello di avere come guida il Papa, il pastore a cui Cristo ha affidato il suo gregge. E qui mi piace ricordare tutti i Papi della nostra vita, quelli che si sono succeduti dall’inizio del secolo ventesimo fino ad oggi. Che figure meravigliose! Quale altra istituzione umana può vantarsi di aver avuto dei capi – se così possono essere denominati questi “Servi dei servi di Dio” – a loro paragonabili in sapienza e santità? Continua a leggere

Verso il Sinodo sulla famiglia

Schermata 09-2456918 alle 15.07.20«Il vangelo sulla famiglia è la buona novella dell’amore divino che va proclamata a quanti vivono questa fondamentale esperienza umana personale, di coppia e di comunione aperta al dono dei figli, che è la comunità familiare. Il magistero della Chiesa sul matrimonio va presentato e offerto in modo comunicativo ed efficace, perché raggiunga i cuori e li trasformi secondo la volontà di Dio manifestata in Cristo Gesù» (Sinodo dei Vescovi, Documento Preparatorio, 2013).

La scelta di porre al centro della riflessione del prossimo Sinodo proprio questo vangelo sulla famiglia è, per ogni cattolico, un invito del Papa ben preciso; anzi, è un triplice invito. Invito innanzitutto alla preghiera, per la famiglia e, in modo particolare, per le famiglie che attraversano un momento di crisi. A questo primo invito risponde la semplice proposta – già da tempo presente su questo sito – di una Novena degli sposi, da recitarsi soprattutto nei momenti di crisi e di difficoltà (sia in italiano, che in inglese).

Si tratta, però, ancora, di un invito a riscoprire il magistero della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia. E, infine, di leggere la realtà contemporanea alla luce di questo insegnamento, ripartendo da un amore coniugale che sia fedele, perseverante, fecondo – secondo le tre note suggerite dal Papa nell’omelia per la celebrazione del matrimonio in San Pietro, il 14 settembre del 2014. A questi due inviti, il sito ufficiale della causa di canonizzazione di Pio XII tenta di rispondere con una sezione (che sia affianca a quella omologa in inglese) in cui sono proposti alcuni stralci del magistero di Papa Pacelli sul matrimonio e sulla famiglia, raccolto dalle numerosissime «udienze agli sposi novelli» cui Pio XII non volle mai rinunciare.

In realtà, riproporre tutto il magistero di Papa Pacelli agli sposi costringerebbe a ben più di una sezione, e d’altra parte non è lo scopo di questa pagina web quella di riproporre il contenuto integrale della catechesi del Papa. Segnaliamo, tuttavia, che sul sito della Santa Sede è possibile recuperare il testo di moltissime di quelle Udienze, negli anni 1939, 1940, 1942 e 1943. Nonostante una certa “distanza” nel linguaggio, le parole del Papa sorprendono per la loro attualità, e soprattutto per la concretezza dei consigli – sulla fedeltà o sull’educazione dei figli – che Pacelli riteneva in quella circostanza di rivolgere ai giovani appena sposati.

L’auspicio è che, anche per la sua intercessione, il prossimo Sinodo dei Vescovi sia realmente un momento di grazia, da cui sgorghi una rinnovata fedeltà di tutte le famiglie al Signore Gesù e ai suoi comandamenti.

Ascendiamo anche noi con Lui!

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Alla vigilia della festa della Ascensione del Signore al cielo, nel suo vero corpo, proponiamo una meditazione tratta da un’omelia di Papa Pio XII, in cui il Pontefice invita ciascun fedele a seguire Cristo, gettando l’ancora nel proprio cuore in cielo, con atti di fede, di speranza e di carità.

Ascendiamo, diletti figli, anche noi con Cristo al cielo: disponiamo nel cuor nostro quelle ascensioni della fede che varca ogni nube, della speranza che sorpassa il tempo, dell’amore che conquista l’eternità. Nell’ora della sua ascensione Cristo diede agli Apostoli l’ultima lezione e l’ultimo comando. « Non appartiene a voi — Egli disse — sapere i tempi e i momenti, che il Padre ha ritenuti in poter suo»: ecco l’innalzamento della loro fede nella sommessione al governo di Dio sul mondo. « Riceverete la virtù dello Spirito Santo»: ecco l’innalzamento della loro speranza nel coraggio dell’operare. «Mi sarete testimoni … fino alle estremità della terra»: ecco l’innalzamento della loro carità con ogni sacrificio nella diffusione del Vangelo (Act. 1, 7-8). Son tre doni, tre virtù, tre ammonimenti, che hanno trionfato del mondo, hanno rigenerato e confortato l’uomo, hanno restaurato quaggiù il regno di Dio e aperto il regno dei cieli.

Eleviamo la nostra fede in quest’ora di uragano che rumoreggiando e imperversando travolge in lotta popoli e nazioni. Non spetta neppure a noi conoscere i tempi e i momenti che la potente mano del Padre nostro celeste regola, abbreviandoli o allungandoli con quel consiglio provvido e inscrutabile che ordina tutti gli eventi all’alto e segreto fine della sua gloria. Egli è il beato e unico Sovrano, Re dei re e Signore dei dominanti (1 Tim. 6, 15): non cambia in sé, ma governa e regge tutti i cambiamenti dei tempi e dei momenti con disegno immutabile, dando e togliendo la potenza a chi vuole, esaltando l’umile e abbassando il superbo, perché tutti gli uomini riconoscano che ogni potere viene da Lui, e che nessuna potestà avrebbero, se non l’avessero ricevuta dall’alto (cfr. Io. 19, 11). La nostra fede sormonta questo basso mondo; di questo mondo non è il regno di Cristo, se pur tiene il piede quaggiù: esso è dentro di noi. Cristo non era venuto a ristabilire, come chiedevano gli Apostoli, il regno d’Israele (cfr. Act. 1, 6), ma a testimoniare la verità che tanto ci sublima, la verità che è giustizia, che è pace, che è rispetto del diritto, che è libertà santa e inviolabile della coscienza umana, che è conforto anche in mezzo alle tribolazioni, ai dolori, ai lutti presenti; com’era conforto ai tempi e ai momenti dei martiri, com’è a voi, che della benigna provvidenza divina fate il fondamento che sostenta la vostra speranza.

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La devozione a Maria nella famiglia

In una delle numerosissime udienze alle coppie appena sposate, il 10 maggio 1939, Papa Pio XII propone la devozione alla Madonna come formula vincente per una famiglia felice. Nel mese tradizionalmente dedicato a Maria, Madre di Dio e Madre nostra, riproponiamo quelle parole del Papa, sempre egualmente attuali.

Schermata 2015-04-25 alle 13.19.36Voi, diletti figli, chiamati a costituire nuove famiglie, volete senza dubbio dare ad esse un carattere essenzialmente e profondamente cristiano ed una solida base di benessere e di felicità. Ebbene, nella devozione a Maria Noi ve ne additiamo il felice conseguimento. Maria ha tanti titoli per essere considerata come la patrona delle famiglie cristiane, e queste hanno altrettanti motivi per sperarne una particolare assistenza.

Maria ha conosciuto della famiglia le gioie e le pene, i lieti ed i tristi avvenimenti; la fatica del quotidiano lavoro, i disagi e le tristezze della povertà, lo schianto delle separazioni. Ma ha pure provato tutte le ineffabili gioie della convivenza domestica, allietata dall’amore più puro dì uno Sposo castissimo e dal sorriso e dalle tenerezze di un Figlio che era al tempo stesso il Figlio di Dio.

Maria SS. ma compatirà perciò col suo cuore misericordioso alle necessità delle vostre famiglie, e recherà ad esse quel conforto di cui sentiranno il bisogno in mezzo agli inevitabili dolori della vita presente; come sotto il suo sguardo materno renderà loro più pure e serene le dolcezze del focolare domestico.

Tanto più che la Vergine Santa non solo conosce per propria esperienza le gravi necessità delle famiglie, ma, come Madre di pietà e di misericordia, Essa vuole di fatto venire in loro aiuto.

Beati e veramente benedetti quegli sposi che iniziano il loro nuovo stato con tali propositi di filiale e confidente devozione alla Madre di Dio, col santo programma di stabilire la loro nuova famiglia su questo incrollabile fondamento di pietà, da istillarsi per trasmettersi, come preziosa eredità, ai cari figli che Iddio vorrà loro concedere.

Ma non dimenticate, figli dilettissimi, che la devozione alla Madonna, perché si possa dire vera e solida, e quindi apportatrice di frutti preziosi e di grazie copiose, deve essere vivificata dalla imitazione della vita stessa di Colei che ci piace onorare.

La divina Madre è anche soprattutto un perfettissimo modello delle virtù domestiche, di quelle virtù domestiche che devono abbellire lo stato dei coniugi cristiani. In Maria l’amore più puro e fedele verso il castissimo sposo, amore fatto di sacrificio e di attenzioni delicate: in Lei dedizione intera e continua alle cure della famiglia e della casa, dello Sposo e soprattutto del caro Gesù: in Lei umiltà che si manifestava nell’amorosa sottomissione a S. Giuseppe, nella paziente rassegnazione alle disposizioni, oh! quante volte ardue e penose, della divina Provvidenza: nella piacevolezza e nella carità con tutti quelli che avvicinavano la casetta di Nazareth.

Possa, o sposi cristiani, la vostra devozione a Maria costituire una sorgente sempre viva di favori celesti e di vera felicità; favori e felicità di cui vi sia pegno la paterna Benedizione, che ben di cuore vi impartiamo.

Preghiera alla Madonna del Divino Amore

Schermata 2015-04-25 alle 12.49.57Tu sai, o Maria, i bisogni di questo popolo e di tutta la Chiesa. Gli errori delle menti: Tu li dissipi, maestra di verità, Sede della Sapienza. Gli errori del cuore: Tu li plachi, correggendo i costumi, ispirando l’aborrimento del vizio e della colpa, l’amore della virtù, la passione del bene.

Perchè la comunità sia felice, ottieni ad ognuno il santo timor di Dio, la fede viva nelle opere, la speranza dei beni che non passano, la carità che si eterna con Dio.

Ottieni alle famiglie la fedeltà, la concordia, la pace; infondi o conferma nei reggitori della cosa pubblica la piena consapevolezza della loro responsabilità, dei loro stretti obblighi nei riguardi della religione, della morale, del bene temporale di tutti.

E come sulle anime, così, o Maria, si spanda la tua misericordia su tutti i mali che affliggono questo popolo e la intiera famiglia cristiana. Pietà ti prenda dei poveri, dei carcerati, dei perseguitati per la giustizia, degli sventurati di ogni nome.

Salve, o Maria! Madre degli esuli erranti quaggiù; loro vita, loro dolcezza, loro speranza. Madre del divino Amore, conserva nei tuoi figli il fuoco di questo amore divino; ravvivalo nei cuori fervorosi, rianimalo nei cuori tiepidi, riaccendilo nei cuori degl’indifferenti che lo hanno lasciato spegnere; rigenera alla vita di questo amore le povere anime che l’hanno perduta per il peccato.

E su tutti, quanti qui ti supplicano, scenda, Madonna del Divino Amore, larga, consolatrice, la tua materna benedizione.