Preghiera a Gesù Crocifisso

26 marzo 1950
(con minime variazioni lessicali)

dopo il restauro, il volto del Cristo, Benedetto da Maiano, antecedente il 1497, courtesy Opera di Santa maria del Fiore, foto Antonio Quattrone-3O Gesù crocifisso,

che hai divinizzato la natura umana,
assumendola tu stesso;
che, dopo aver predicato la giustizia,
la carità, la bontà;
dopo aver fatto del ricco e del potente
la forza del povero e del debole,
hai donato la salvezza al mondo
con la tua passione e morte;
volgi il tuo sguardo amoroso su questo popolo,
che si prostra ai tuoi piedi in spirito di penitenza
ed invoca da te il perdono non solo per sé,
ma anche per tanti infelici che vorrebbero
scoronarti e profanarti
per la superbia della loro intelligenza
e per la lussuria delle loro passioni.

Salvaci, Signore, o siamo persi!b5860a175d9e312b8d4175cc3d10dc55
Cammina ancora sulle onde
del mare agitato dell’animo nostro;
sii il nostro compagno nella vita
e nella morte; il nostro giudice pietoso.
Le folgori dei meritati castighi
cedano il posto a una nuova e larga
effusione della tua misericordia
sull’umanità redenta.
Estingui gli odi; accendi l’amore;
disperdi col soffio potente del tuo Spirito
i pensieri e i desideri di dominazione,
di distruzione e di guerra.
Concedi il pane ai piccoli, ai senzatetto
la casa, ai disoccupati il lavoro,
la concordia alle nazioni,
la pace al mondo,
a tutti il premio della eterna beatitudine.

Amen.

 

«Lo vuole il Papa». Su Tv2000 un docu-film su Pio XII

Andrà in onda mercoledì 1° aprile alle 21.20 su Tv2000 Lo vuole il Papa, un documentario su Pio XII e sulla sua richiesta di nascondere gli ebrei tra l’ottobre del ’43 e il giugno del ’44, durante i terribili mesi dell’occupazione nazista di Roma. Lo testimoniano le cronache di quattro monasteri femminili romani. Il docu-film “Lo vuole il Papa” – a cura di Antonello Carvigiani, regia di Andrea Tramontano – raccoglie per la prima volta questi quattro preziosi documenti – scritti dalle religiose dell’epoca – in un unico affresco che ha il valore di un rigoroso saggio storico narrato con la potenza e la poesia del racconto cinematografico.

L’occasione è favorevole per segnalare alcuni contenuti, pubblicati su questo sito on line, sulla questione del rapporto tra Papa Pio XII e gli ebrei, durante la seconda guerra mondiale. In particolare, si rinvia soprattutto alle relazioni del convegno Il Papa della carità, nel 75^ anniversario dell’elezione di Papa Pacelli, il 13 marzo 2014, presso la Pontificia Università Lateranense, in Roma; potrà essere utile soprattutto l’attenta ricostruzione – con cifre e testimonianze – dell’opera di Pio XII per aiutare, negli otto mesi di occupazione nazista, quasi 4.551 ebri, degli 8.000 stimati nella capitale (qui tutti i dati). Sul ruolo di Pio XII a difesa della città di Roma, invece, si vedano più specificamente gli atti del seminario del 4 giugno 2014, 70^ anniversario della liberazione di Roma, presso la Curia Generaliza della Compagnia di Gesù; tra gli altri interventi, in quella sede, particolarmente toccante la testimonianza di prima mano di Renato Astrologo. Per altri interventi sullo stesso tema, invece, vedi qui.

Quando Pio XII affidò i Musei vaticani a un’ebrea

Roma, 21 Marzo 2015 (Zenit.org) Omar Ebrahime

Schermata 2015-03-22 alle 15.17.24Non accennano ad esaurirsi le testimonianze a favore dell’opera della Chiesa durante la persecuzione ebraica perpetrata dal regime nazionalsocialista negli anni della Seconda Guerra Mondiale.

L’ultima in ordine di tempo riguarda la figura di Hermine Speier (1898-1989), l’archeologa ebrea tedesca che in un contesto sociale difficilissimo – che la vedeva emarginata sia in quanto donna che in quanto ebrea – riuscì, nonostante tutto, a mantenere prima la propria indipendenza professionale e poi ad avere salva la vita proprio grazie alla Santa Sede e ai Pontefici che la guidarono in quegli anni.

Una storia incredibile, poco nota ai più, raccontata ora per il grande pubblico dalla giornalista Gudrun Sailer in un volume in uscita per le edizioni Aschendorff di Münster (cfr. G. Sailer, Monsignorina. Die deutsche Jüdin Hermine Speier im Vatikan [Monsignorina. L'ebrea tedesca Hermine Speier in Vaticano], Pp. 384, Euro 19,80).

Nativa di Francoforte e allieva del grande Ludwig Curtius (1874-1954) all’università di Heidelberg, in giovinezza la Speier si avvicina ai circoli letterari del poeta Stefan George (1868-1933) dando prova già a suo tempo di una curiosità e di una vivacità intellettuale assolutamente fuori dal comune.

Più tardi, dopo il conseguimento della laurea in archeologia e i primi lavori a Königsberg, si trasferisce in Italia, dove viene assunta dal Deutsche Archäologische Institut. La presa del potere da parte di Adolf Hitler, però, anche a tanti chilometri di distanza, finirà per sconvolgere i piani della sua vita: già nel 1934, essendo ebrea, perde il lavoro e si trova a dover ricominciare tutto da capo in una terra straniera. D’altra parte in Germania non può tornare, perché in Patria per quelli col suo sangue non c’è più posto.

È allora che accade l’incredibile: grazie all’intermediazione di Curtius – nel frattempo anch’egli trasferitosi a Roma – viene presentata all’allora direttore dei Musei Vaticani, Bartolomeo Nogara e, con l’assenso di Papa Pio XI, trova riparo in Vaticano e assunta al servizio diretto dei musei papali nella fototeca.

Che sia proprio un’ebrea prendersi cura della più grande collezione di tesori artistici della Chiesa sarebbe una notizia che da sola farebbe piazza pulita di parecchi luoghi comuni – dal maschilismo all’antigiudaismo – che pure allora vengono riversati dai mass-media di mezzo mondo sul vertice istituzionale della Chiesa, ma la notizia non trapelerà mai, in primis per tutelare la sicurezza della stessa Speier.

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«San Giuseppe provvederà»

Schermata 11-2456985 alle 12.39.50Testimonianza di Suor Pascalina Lehnert,
governante del Papa dal 1923 fino alla morte.

San_GiuseppePio XII nutriva una speciale devozione per San Giuseppe, nel quale aveva una profonda fiducia. Negli anni di grande carestia, quando nel magazzino mancavano alcuni generi, Egli ci diceva: «Certamente non avete pregato San Giuseppe». Ho notato, personalmente, che dopo la preghiera da lui rivolta al Santo, i magazzini si riempivano.
In occasione del bombardamento di Cisterna, ci ordinò di inviare in quella località i generi di cui si disponeva. Riempimmo cinque grandi camion, ma il magazzino rimase completamente vuoto, sì che io me ne preoccupai. Il Papa, con tranquillità, mi disse: «San Giuseppe provvederà a rifornirci», e, nel dire ciò, egli era sicuro che l’aiuto sarebbe venuto. Difatti, quella sera stessa, con mia grande meraviglia, cominciarono ad arrivare dal Canada generi alimentari e merci varie per un totale di trecento vagoni, tanto che il magazzino di cui ci servivamo non riuscì ad accogliere tanta grazia di Dio. Ricordo che il Santo Padre, commentando, mi disse: «Avete visto come San Giuseppe ha provveduto»?

(Positio, pag. 88)

Leggi gli altri Fioretti di Pio XII

San Giuseppe, modello di ogni papà

Nella festa di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia di Nazareth, occasione per la “festa del papà”, pubblichiamo di seguito le parole che Pio XII pronunciò, rivolgendosi a delle giovani coppie di sposi, il 10 aprile 1940. Il Papa indica ai futuri genitori – ma soprattutto ai futuri papà – proprio la figura del padre terreno di Gesù, invitando ad imitare le sue virtù. Il suo pensiero va soprattutto alle famiglie più in difficoltà – sia materiali che morali – come in gravi difficoltà si trovarono anche Gesù, Maria e Giuseppe.

san_joseAccogliendovi intorno a Noi, o diletti sposi novelli, come potrebbe il Nostro pensiero non rivolgersi verso San Giuseppe, castissimo Sposo di Maria Vergine, Patrono della Chiesa universale, di cui la sacra liturgia celebra oggi la solennità? Se tutti i cristiani hanno motivo di confidare nella protezione di questo glorioso Patriarca, voi avete certamente per tale grazia un titolo speciale.
Tutti i cristiani sono figli della Chiesa. Questa santa e dolcissima Madre dà alle anime col battesimo quella misteriosa partecipazione alla natura divina che si chiama la grazia, e dopo averle in tal guisa generate alla vita soprannaturale, non le abbandona, ma procura loro mediante i Sacramenti l’alimento che manterrà e svilupperà la loro vita. Così essa può paragonarsi a Maria, Nostra Signora, dalla quale il Verbo assunse la natura umana, e che poi ne sostenne e nutrì la vita colle sue cure materne. Ora in ciascuno dei figli della Chiesa deve essere formato Cristo (Gal IV, 19), ed ognuno deve tendere a crescere “in virum perfectum, in mensuram aetatis plenitudinis Christi(Eph IV, 13), in uomo perfetto, alla misura della età piena di Cristo.
Ma chi veglierà su questa e su questo Gesù? Voi lo avete ben compreso: colui che, or sono quasi venti secoli, fu chiamato ad essere lo Sposo di Maria, il Padre putativo di Gesù, il capo della santa Famiglia. Continua a leggere

L’Anno del gran ritorno e del gran perdono

FVQ-F-137756-0000 Tempo di grazia è il Giubileo; per «ritrovare la gioia per riscoprire e rendere feconda la misericordia di Dio», come ha ricordato Papa Francesco annunciando lo speciale Anno Santo che si aprirà l’8 dicembre prossimo. «Un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio», ha continuato il Papa, per tornare – come il figlio prodigo – a Dio che perdona tutto e perdona sempre.
«Tornare» è la parola di ogni Giubileo; l’ «Anno del gran ritorno» l’aveva definito Papa Pio XII, inaugurando quello del 1950. Aveva detto nel radio messaggio natalizio del 1949: «Il vecchio Padre della parabola evangelica attende ansioso, sulla soglia della Porta Santa, che il figlio traviato ritorni contrito; chi vorrà ostinarsi nel deserto della colpa?». E questo “ritorno” è, per Pacelli, accompagnato da una sicura garanzia: il perdono di Dio. Ecco perché il Giubileo è, per il Papa, anche l’ «Anno del gran perdono»: «Se il Giubileo per gli uomini è tempo di straordinario ritorno, per Dio sarà occasione di più largo e amorevole perdono».

16924idDall’apertura della Porta Santa, la notte di Natale del 1949, fino alla sua chiusura, un anno dopo, il Papa non smetterà di ripetere instancabilmente quell’invito al ritorno e quell’assicurazione del perdono, arrivando, nelle numerosissime udienze previste, «a tirarsi in disparte per ascoltare le confessioni di quei fedeli che glielo chiedevano» (Positio, 218). Ritorno, infatti, significa tornare alle sorgenti della Misericordia, e queste sorgenti sono aperte al fede nel sacramento della confessione. Per questo Pio XII volle che quasi al centro dell’anno giubilare, alla vigilia della Pasqua, si celebrasse in San Pietro una solenne liturgia penitenziale – come Papa Francesco ha voluto per quest’anno, il 13 marzo; in quella circostanza, Pacelli non mancava di ricordare ancora una volta: «Vi scongiuriamo di assicurarvi il perdono divino mediante il sacramento della confessione!» (26 marzo 1950). E ai parroci della città di Roma, il 2 marzo 1950, raccomanda di dedicarsi al ministero della confessione con zelo e misericordia: «Un apostolato senza amore è una contraddizione in termini», li ammonisce.
Il Vice Direttore dell’Osservatore Romano di quegli anni racconta: «Ebbi l’impressione che egli considerasse quel periodo di grazia non solo come una ricorrenza solenne di fede, ma proprio Pio-XII-abertura-Porta-Santa-Jubileu-1950come un dono di riconciliazione universale, largito da Dio all’umanità, dopo i disastri materiali e morali della guerra e le innumerevoli colpe che la guerra favorisce e diffonde. Benché talvolta visibilmente affaticato, non ridusse mai il ritmo delle udienze e dei sacri riti stabiliti in quell’anno benedetto» (Positio, 269). E personalmente non manca di moltiplicare preghiere e penitenze – come aveva chiesto ai fedeli di tutto il mondo – per «ottenere al genere umano quella vera concordia dei cuori e quella genuina pace, che solo Dio può donare» (26 maggio 1949).

«Anno del gran ritorno e del gran perdono» sarà anche il Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco; «Anno Santo, anno di Dio – di Dio, la cui maestà e grandezza condanna il peccato; di Dio, la cui bontà e misericordia offre il perdono e la grazia a chi è disposto ad accoglierlo; di Dio, che in questo Anno Santo vuole appressarsi ancor più all’uomo e tenersi a lui più che mai vicino» (23 dicembre 1949).

Il Papa confessa

Schermata 11-2456985 alle 12.39.50Testimonianza di Cesidio Lodi,
Vice Direttore de “L’Osservatore Romano”.

Schermata 2015-02-22 alle 12.59.50Durante i primi anni di pontificato, un buon Padre gesuita organizzò una serie di udienze per le insegnanti ed assistenti della gioventù. Vennero per diverse domeniche a gruppi numerosi.
Le udienze si svolgevano nella sala Clementina, e si vide, in dette circostanze, un fatto nuovo. Ad una ad una, talune di quelle giovani chiesero al Papa di ascoltare la loro confessione. Con grande bontà, egli acconsentiva: faceva scostare il gruppo e, stando in piedi, procedeva al sacro ministero.
Tutti potevano ammirare il suo contegno maestoso e misericordioso, e il gesto finale dell’assoluzione.

(Positio, pag. 275)

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«La Chiesa salvò un milione di Ebrei»

Pubblichiamo di seguito un articolo sul ruolo di Papa Pio XII nel salvataggio degli Ebrei durante la seconda guerra mondiale, comparso su Il Giornale d’Italia dello scorso 6 marzo 2015, a firma di Luciano Garibaldi, storico, autore di un interessante ricerca sui rapporti tra Santa Sede e regime nazista, secondo il quale «durante il Pontificato di Pio XII la Comunità cattolica fu la più eroica, la più determinata, la più intransigente ad opporsi alle follie razziste».

Giornale d'Italia 6 marzo  2015Il 2 marzo è stato presentato a Roma, in anteprima mondiale il film della regista Liliana Marabini «Shades of Truth» («Sfumature di verità»), dedicato a quanto fece Papa Pio XII per contrastare la persecuzione antiebraica. Già lunedì mattina, il «Corriere della Sera» titolava: «Pio XII, uno Schindler in Vaticano. Il film che turba gli ebrei e gli storici». Il titolo del giorno seguente era: «Caso Pio XII. L’”Osservatore Romano” boccia il film». Dunque, il quotidiano della Chiesa nega che Pio XII abbia salvato migliaia di ebrei? Ed ecco quanto scrive l’«Osservatore Romano»: «Dal punto di vista storico, siamo ai minimi termini, anche se qua e là filtrano, ovviamente, spiragli di verità. Ma è nel tentativo, francamente maldestro, di dare forma drammaturgica al tutto, che l’autrice rende il prodotto complessivo ingenuo e di conseguenza poco credibile».
Avendo io scritto, per l’editore Lindau, il libro intitolato «O la Croce o la Svastica. La vera storia dei rapporti tra la Chiesa e il nazismo» (anno 2009, 200 pagine), penso di poter interloquire. A chi mi chiese che cosa mi aveva spinto a scrivere «O la Croce o la svastica», risposi a suo tempo che nel mio archivio di giornalista di lungo corso avevo del materiale, anche inedito, che non poteva più restare tra le carte polverose. Un esempio per tutti: le confidenze che mi fece nel 1983, un anno prima di morire, il generale Karl Wolff, comandante in capo delle SS in Italia durante l’ultima fase della guerra, l’ufficiale che aveva avuto da Hitler l’ordine di rapire Pio XII e rinchiuderlo in una fortezza del Liechtenstein. Oppure le interviste che realizzai a suo tempo in Germania incontrando i maggiori superstiti dell’attentato a Hitler del 20 luglio 1944 (l’Operazione Walkiria), allorché scoprii che la partecipazione degli ambienti cattolici alla congiura per uccidere il dittatore nazista era stata molto più intensa ed importante di quanto si potesse immaginare. Continua a leggere

Ancora a proposito di «Shades of Truth»

Dopo la recensione dell’Osservatore Romano, pubblichiamo di seguito una recensione apparsa su Avvenire in merito al recente film su Pio XII e l’opera di salvataggio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale.

Il film su PIO XII: un’occasione sfumata

Mimmo Muolo
3 marzo 2015

L’intenzione era e resta buona. Ma il risultato presta il fianco a numerose perplessità. Shades of Truth (Sfumature di verità), il film di Liana Marabini su Pio XII presentato ieri a Roma in anteprima mondiale, parte infatti da un lodevole scopo. Riaccendere i riflettori sulla figura di Papa Pacelli e farlo questa volta non in termini negativi, ma per cancellare i tanti luoghi comuni sull’operato del Pontefice in rapporto all’Olocausto. La regista, che firma anche la sceneggiatura, cerca dunque di dimostrare che Pio XII si adoperò in molti modi per salvare il maggior numero possibile di ebrei dalla deportazione e quindi dalla morte (800mila secondo lei).

Perciò, nel raccontare la sua storia, che ha per protagonista un giornalista ebreo americano (figura di fantasia con radici nella realtà), fa riferimento a molte acquisizioni della storiografia più recente sull’argomento, cita testimonianze e documenti e regala persino un cameo al vaticanista Andrea Tornielli (impersonato da un attore). Tuttavia il lavoro (nel cui cast figurano nomi di tutto rispetto come Giancarlo Giannini, Remo Girone e Cristopher Lambert, oltre a Gedeon Burkhard di Il commissario Rex) non va oltre l’orizzonte dell’apologetica di maniera, risultando in alcuni passaggi calligrafico al limite dell’ingenuità. Inoltre, e non se ne comprende bene il motivo, Marabini inserisce alcune digressioni nella narrazione che appaiono del tutto fuori luogo anche e soprattutto rispetto all’intenzione originaria del film. Ad esempio quando fa esprimere a un cardinale (interpretato da Lambert) la preoccupazione per una possibile revisione, da parte della Chiesa latina, del celibato sacerdotale (ma quando mai?!) e soprattutto nella scena in cui sempre lo stesso personaggio suggerisce una possibile contrapposizione tra l’atteggiamento di Benedetto XVI e quello di Francesco rispetto alla causa di beatificazione di Pacelli, quasi che quest’ultimo stesse bloccando tutto. Sembra infatti quasi superfluo ricordare che dopo la proclamazione delle virtù eroiche di Pio XII (avvenuta nel 2009), si attende ora il miracolo attribuito alla sua intercessione. Un evento soprannaturale che non è nel potere di nessun Papa affrettare o ritardare.

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1876 • 2 marzo • 1939

1936 PORTRAIT OF CARDINAL EUGENIO PACELLI, WHO BECAME POPE PIUS XII

In occasione dell’anniversario della nascita (1876) e dell’elezione (1939) di Pio XII, un video sulla sua vita prima del Conclave che lo elesse Papa, con immagini rare di repertorio.

Il 2 marzo è una data che ritorna, nella vita di Eugenio Pacelli. Nella tarda sera di quella data, nel 1876, nasce a Palazzo Pediconi, a pochi passi da Ponte Sant’Angelo, non molto distante dal Palazzo Apostolico dove il Beato Papa Pio IX vive il suo esilio, nella Roma da cinque anni conquistata dall’esercito del neonato Regno d’Italia. Sempre il 2 marzo, nel giorno del suo 63esimo compleanno, è eletto Sommo Pontefice della Chiesa Universale, col nome di Pio XII.

In mezzo c’è più di mezzo secolo, e un mondo già completamente diverso. Quando era nato, c’erano la Regina Vittoria e, in Austria, Francesco Giuseppe I; ora, invece, l’Europa è sul precipizio del secondo conflitto mondiale, ed ha già assunto i tratti della società moderna che si imporrà definitivamente nel dopoguerra.

Intanto, don Eugenio Pacelli era diventato Segretario di Stato, dopo le esperienze come Nunzio in Baviera e poi a Berlino. Il Papa Pio XI allude pubblicamente a lui come al suo successore, ma il Cardinal Pacelli, imbarazzato, si lascia scappare: «Santità, per fortuna quello non lo decide Lei».
Pubblichiamo qui il link ad un breve video d’epoca, dell’Istituto Luce, che ripercorre la vita di Pio XII fino all’elezione, il 2 marzo 1939.

La qualità delle immagini non eccellenti e i toni forse un po’ troppo retorici – ma ciascuno è figlio del suo secolo – si fanno perdonano facilmente per il carattere “prezioso” delle immagini di repertorio montante, da quelle sui luoghi dell’infanzia del Papa, a quelle dei primi attimi del pontificato, passando per le belle riprese relative ai viaggi del Cardinal Pacelli come legato pontificio.