«Stimò delizia chinarsi sui cenci della povertà»

Il Messaggio del Papa per la Quaresima Misericordia io voglio e non sacrifici è dedicato quest’anno a Le opere di misericordia nel cammino giubilare. Si tratta di una intuizione che si inserisce appieno nel percorso che la Chiesa propone per quest’Anno Santo della Misericordia, richiamando proprio ad una riscoperta e ad una maggior pratica delle opere di misericordia corporale e spirituale, che Pio XII aveva definito «l’essenza del Vangelo». Esse, spiega Papa Francesco, «ci ricordano che la nostra fede si traduce in atti concreti e quotidiani, destinati ad aiutare il nostro prossimo nel corpo e nello spirito e sui quali saremo giudicati: nutrirlo, visitarlo, confortarlo, educarlo».
Può essere d’aiuto, accanto alla lettura del Messaggio del Papa, ascoltare alcune parole pronunciate dal Pio XII al termine del radiomessaggio natalizio del 1952, quando, dopo aver descritto con vera compassione di padre la miseria in cui versavano tante famiglie, aggiungeva…

bambiniConsiderando tutto ciò, sorge la domanda: che cosa ha insegnato agli uomini l’esempio di Cristo? in qual modo si comportò Gesù, durante il suo soggiorno terreno, verso la povertà e le miserie? Certamente la sua missione di Redentore fu di liberare gli uomini dalla schiavitù del peccato, somma miseria. Tuttavia la magnanimità del suo cuore sensibilissimo non poteva fargli chiudere gli occhi sui dolori e i doloranti, in mezzo ai quali aveva scelto di vivere. Figlio di Dio e araldo del celeste suo Regno, stimò delizia il chinarsi commosso sulle piaghe della umana carne e sui cenci della povertà. Nè si tenne soddisfatto di proclamare la legge della giustizia e della carità, nè di condannare con roventi anatemi i duri, i disumani, gli egoisti, nè di ammonire che la sentenza definitiva del giudizio ultimo prenderà norma ed espressione dall’esercizio della carità, come prova dell’amore di Dio; ma di persona si prodigò ad aiutare, a guarire, a nutrire.

Certo Egli non chiese se e fino a qual punto la miseria, che aveva dinanzi, ricadeva a difetto o a mancanza dell’ordinamento politico ed economico del suo tempo. Non però quasi che ciò fosse a lui indifferente. Al contrario, Egli è il Signore del mondo e del suo ordine. Ma come personale fu la sua azione di Salvatore, così volle andare incontro alle altre miserie col suo amore operante da persona a persona. L’esempio di Gesù è oggi, come sempre, uno stretto dovere per tutti.

Diletti figli, poveri e miseri di tutta la terra! Noi preghiamo Gesù che vi faccia sentire quanto siamo vicini a voi con la Nostra ansia paterna, piena di angoscia e di trepidazione. Sa il Signore come Noi vorremmo avere la onnipresenza e la onnipotenza di Lui per entrare in ciascuna delle vostre dimore a portarvi aiuto e conforto, pane e lavoro, serenità e pace. Vorremmo esservi daccanto, mentre siete oppressi dalla stanchezza nei campi e nelle officine, mentre siete desolati per le malattie che vi affliggono o straziati dai morsi della fame.

senzatetto1Non potremmo infine omettere di osservare che la migliore organizzazione caritativa non basterebbe da sè sola all’assistenza degli uomini in miseria. Occorre aggiungere necessariamente l’azione personale, piena di premure, sollecita a superare le distanze fra il bisognoso e il soccorritore, e che si appressa all’indigente, perchè è fratello di Cristo e anche fratello nostro.

La grande tentazione di un’epoca che si dice sociale, nella quale — oltre la Chiesa — lo Stato, i Comuni e gli altri Enti pubblici si dedicano a tanti problemi sociali, è che le persone, anche credenti, quando il povero batte alla loro porta, lo rinviino semplicemente all’Opera, all’Ufficio, alla organizzazione, stimando che il loro dovere personale sia già sufficientemente adempiuto coi contributi prestati a quelle istituzioni mediante il pagamento di imposte o doni volontari.

Senza dubbio il bisognoso riceverà allora il vostro aiuto per quell’altra via. Ma spesso egli conta anche su voi stessi, almeno sopra una vostra parola di bontà e di conforto. La vostra carità deve rassomigliare a quella di Dio, che venne in persona a portare il soccorso. È questo il contenuto del messaggio di Betlemme.

Tutto ciò C’incoraggia ad invocare la vostra collaborazione personale. G’indigenti, coloro che la vita ha duramente ridotti a mal termine, gl’infelici di ogni sorta l’attendono. Per quanto dipende da voi, fate che niuno debba più dire mestamente, come già l’uomo del Vangelo infermo da trentotto anni: «Signore, non ho nessuno» (Gv 5,7)!

«Gli ebrei di Roma e Pio XII»

Convegno
sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica

GIORNATA DELLA MEMORIA
Velletri (Roma) 26 GENNAIO 2016

Il Direttore della Biblioteca della Shoah prof. Pino Pelloni, Suor Margherita Marchione e il Prof. Livio Spinelli in collaborazione col Il Presidente del Circolo Artistico LA PALLADE VELITERNA DI VELLETRI, Alessandro Filippi, in occasione della prossima Giornata della Memoria hanno organizzato per il giorno Martedì 26 gennaio il Convegno “GLI EBREI DI ROMA E PIO XII” sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e il patrocinio del Comune di Velletri, al convegno interverranno Padre Pasquale de Ruvo C.R.S. Superiore della casa di S. Martino in Velletri e la Pittrice Ombretta del Monte organizzatrice della Mostra di pittura “Ars et Humanitates” sui Papi degli ultimi 100 anni.

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Il Crocifisso del Papa

Il 21 gennaio 1957, Papa Pio XII visita – inaugurandone i nuovi ambienti dopo la ristrutturazione – l’Almo Collegio Capranica, a Roma, nella festa di Sant’Agnese, dal 1457 Patrona dell’istituto romano. Pacelli aveva vissuto lì alcuni mesi, durante gli anni della sua formazione sacerdotale, e a quegli anni risale una particolare devozione del Papa ad un antico crocifisso ligneo, legato alla vita quotidiana degli alunni capranicensi. Pubblichiamo di seguito un articolo già comparso su questo sito web, riguardo proprio a questo crocifisso, ancora conservato presso l’Almo Collegio.

Schermata 2015-05-31 alle 22.03.12Il culto al Sacratissimo Cuore di Gesù è intimamente connesso al culto della Croce. Sin dalle sue prime apparizioni a Santa Margherità, Gesù mostra il cuore che tanto amò il mondo portando la croce sulle spalle. Proprio Pio XII, nella grande enciclica su questa devozione, osserva: «Una fervida devozione verso il Cuore di Gesù alimenterà e promuoverà specialmente il culto alla sacratissima Croce, come pure l’amore verso l’augustissimo Sacramento dell’altare» (Haurietis aquas, 1956).

Eugenio Pacelli dovette cominciare ad amare Gesù crocifisso sin dalla più tenera età. Non vi sono testimonianza in proposito, ma è facile immaginare che – nelle sue documentate visite alla Madonna della Strada con la mamma, presso la Chiesa del Gesù – diverse volte la donna e il bambino si saranno fermati anche innanzi all’antico Crocifisso Maggiore venerato in quella chiesa della Compagnia di Gesù.

b5860a175d9e312b8d4175cc3d10dc55Certamente, invece, il giovane seminarista Pacelli imparò a nutrire una particolare devozione per il crocifisso all’ingresso dell’Almo Collegio Capranica, dove per circa un anno soggiornò insieme ad altri candidati al sacerdozio. Una pia tradizione del Collegio, infatti, vuole che ciascun seminarista entrando ed uscendo dal seminario baci quel crocifisso in legno, posto tra le due rampe di scale che portano al primo piano – ove una volta avevano sede le stanze dei ragazzi.

Doveva esserci un legame particolare tra quel crocifisso e il giovane Eugenio Pacelli, se è vero – come non c’è ragione di dubitare – quello che racconta Suor Pascalina nelle sue memorie, ricordando la visita del Papa all’Almo Collegio, il 21 gennaio 1957, in occasione della riapertura dopo una importate opera di ristrutturazione: «L’ascensore (che prima non esisteva) era già pronto, perché il Santo Padre non dovesse Schermata 2015-05-31 alle 22.03.36scendere a piedi le scale, quando il suo sguardo cadde sul grande Crocifisso che, al tempo dei suoi studi, ogni alunno, all’entrata e all’uscita, soleva baciare con grande rispetto e venerazione. Si diresse subito verso la scala, la discese e baciò il “suo” Crocefisso, come aveva fatto quando era giovane».

Ancora oggi, il Crocifisso del Collegio Capranica è lì a raccogliere il saluto degli alunni. Il piede è stato recentemente rivestito di metallo prezioso, per nascondere il legno che i baci, nelle diverse generazioni, hanno consumato. Un rescritto del Sommo Pontefice, lì affisso, ricorda il dono dell’indulgenza plenaria, in alcune feste dell’anno, per chi devotamente baci quell’immagine – alla quale, si legge in latino, «hanno spesso volto gli occhi gli alunni che si preparavano al sacerdozio, implorando la grazia della fedeltà al futuro ministero, e ancora oggi guardano gli alunni».

Schermata 2015-05-31 alle 22.04.07Sull’immagine, è ben visibile il segno della ferita al costato, con la scia di sangue, copioso, che dal quel Cuore aperto uscì, misto ad acqua. Se davvero – come ebbe a scrivere Pio XII nel 1956 – «nessuno capirà davvero il Crocifisso, se non penetra nel suo Cuore», c’è da credere che il giovane Pacelli tante volte avrà guardato quel Cuore trovando rifugio ed intelletto in esso.

(Per le foto, si ringrazia Monsignor Rettore dell’Almo Collegio Capranica per la cortese disponibilità).

LEGGI QUI LA PREGHIERA
DI PIO XII AL CROCIFISSO

La Sinagoga si apre al Papa. Ora Pio XII può divenire santo.

di Salvatore Lontrano (lanotiziagiornale.it, 16 gennaio 2016)

Pope Francis visits Rome SynagogueAl momento è Venerabile, cioè può essere pregato in privato chiedendo che Dio conceda un miracoloperché possa essere proclamato Beato da Papa Francesco; certo è che la figura di Eugenio Pacelli, che col nome di Pio XII ha regnato dal 1939 al 1958 combattendo prima contro il nazismo e poi contro il comunismo, potrebbe diventare Beato sotto il papato di Jorge Mario Bergoglio, superando le remore da parte del mondo ebraico sulla figura di Papa Pacelli. Perché Francesco è un Papa molto popolare nel mondo ebraico, essendo cresciuto a Buenos Aires dove c’è una grossa comunità ebraica con la quale ha sempre mantenuto ottimi rapporti; e perché ha già dichiarato sin dall’inizio del suo Pontificato che avrebbe beatificato Pio XII se si fosse trovato un miracolo. Che al momento, però, non c’è. Alla Sinagoga di Roma non si parlerà certo di questo, domenica 17 gennaio; i toni saranno incentrati sull’amicizia che lega il Papa al Rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni.

Eppure Pacelli aveva avuto buoni rapporti col mondo ebraico. Basta leggere La Stampa di venerdì 10 ottobre 1958, il giorno dopo la morte di Pio XII, servizio di Paolo Monelli: “Commoventi espressioni di cordoglio ha avuto il Rabbino maggiore della comunità ebraica di Roma, Elio Toaff; rievocando ‘la grande pietà e la somma generosità del Pontefice negli anni infausti della persecuzione e del terrore, quando pareva che per gli ebrei non vi fosse più alcuna via di scampo’; e ricordando il gesto paterno di Pio XII ‘che volle contribuire alla raccolta dell’oro pretesa dai tedeschi quale illusoria taglia liberatrice di nuove persecuzioni’”.

Perché allora le accuse molto dure contro il Principe di Dio? La prima accusa di silenzio sulla Shoah contro Pio XII arrivò nel 1963 con il dramma “Il Vicario” di Rolf Hochhuth, che nel 1965 fu rappresentato a Roma per iniziativa di Gian Maria Volontè. Tante e tali furono le resistenze e le polemiche sulla rappresentazione (venne invocata l’offesa al “carattere sacro di Roma” contemplato dal Concordato del 1929), da spingere il Governo italiano ad aprire trattative per la revisione dei Patti Lateranensi, completata solo da Bettino Craxi nel 1984 con gli Accordi di Villa Madama. Un’accusa, quella del silenzio, alimentata anche dal fatto che l’Archivio Segreto vaticano è consultabile fino all’inizio del 1939: tutto il materiale degli anni successivi è ancora secretato. Francesco ha detto che quando sarà possibile l’Archivio verrà aperto e messo a disposizione degli studiosi.

La forte popolarità di Bergoglio ha permesso che l’accordo tra Santa Sede e Palestina, firmato nel 2012 sotto Benedetto XVI, sia potuto entrare in vigore all’inizio di quest’anno senza grossi scossoni da parte di Israele. Con cui Roma sta cercando un accordo in tema di status della Chiesa cattolica in Terrasanta, accordo che tocca anche temi fiscali. C’è da sperare che Francesco, primo Papa non legato personalmente al dramma della Shoah per motivi anagrafici e geografici, consenta un dialogo tra cattolici ed ebrei sempre più approfondito. A 30 anni dalla storica visita resa a Toaff da Giovanni Paolo II.

Pio XII come Papa Francesco amava incontrare la gente

Angela Ambrogetti (ACI Stampa, 13 gen 2016)

derVeruntreuteHimmel100_v-ARDFotogaleriePio XII uomo della pace e Papa della guerra. É questo il titolo di un documentario prodotto da Rai Storia e firmato da Antonia Pillosio, per il ciclo “Italiani”.

50 minuti per raccontare la vita di un uomo prima che di un personaggio che ha sofferto gli strali della storia e le critiche di un mondo che spesso lo conosceva poco.

Il documentario si avvale di alcuni spunti biografici inediti grazie alla collaborazione con la postulazione, padre Peter Gumpel e il vice postulatore padre Marc Lindeijer, ma ci sono anche le voci di storici come Matteo Luigi Napolitano, Andrea Riccardi e Anna Foa che di Pio XII dice: “ E’ un Papa che ha cambiato nei fatti, se non nella teoria, quelli che erano i rapporti con gli ebrei. Non credo che senza questa opera di salvataggio si sarebbe potuti arrivare alle trasformazioni del Concilio Vaticano II”.

Il documentario è stato presentato in anteprima alla stampa nella Curia Generalizia dei Gesuiti a pochi passi da Piazza san Pietro, ed è stata una occasione per rileggere la storia anche grazie a documenti e lettere di suore che nell’epoca della guerra mondiale, tenevano diari proprio sulla assistenza ai rifugiati nei conventi per ordine del Papa. Come il diario delle Suore di Santa Maria Bambina o delle monache agostiniane del monastero dei Santi Quattro Coronati.

E’ poi ben documentato il lavoro della Santa Sede per il ritrovamento dopo la guerra delle persone scomparse. Fino al 1954 lavorarono a questo progetto 885 persone.

Uno dei temi più difficili da affrontare resta quello della causa di beatificazione come spiega padre Lindeijer:

Stiamo aspettando il miracolo per la beatificazione. Ogni anno riceviamo almeno due notizie di bellissimi miracoli, ma il problema è sempre far collaborare la gente. Perché non basta che ci sia un miracolo. L’importante è che poi ci sia tutto il processo a cominciare dal raccogliere le prove, le testimonianze. E non so perché ma la gente è sempre molto reticente a collaborare, forse hanno paura della stampa…

Che genere di miracoli?

Sono quasi sempre miracoli di guarigione.

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Dalla Teche Rai un Pio XII inatteso

di Roberto I. Zanini
Avvenire, 8 gennaio 2016

derVeruntreuteHimmel100_v-ARDFotogalerieChi spera di sapere cose nuove su Pio XII dall’apertura degli archivi vaticani che lo riguardano “resterà certamente deluso”. A esprimersi in questi termini sono, in vario modo, tre autorità del settore, che ieri si sono trovate tutte insieme a Roma nella sala cinema della Curia generalizia dei gesuiti per la presentazione del documentario di Rai Cultura Pio XII uomo della pace e Papa della guerra che andrà in onda il 12 gennaio su Rai Storia. Si tratta dello storico padre Peter Gumpel, relatore della causa di beatificazione di papa Pacelli; di Piero Doria, lo storico dell’Archivio segreto vaticano che sta curando il riordino dei documenti su Pio XII; di Matteo Luigi Napolitano, storico dell’Università del Molise, esperto di Pacelli e curatore del documentario. Gumpel, in particolare, ha spiegato che per la causa di beatificazione gli archivi vaticani sono già stati ampiamente consultati, anche se la cosa non è stata resa nota.

Su Pio XII, insomma, non c’è alcun mistero e non c’è nulla da nascondere. C’è invece da fare un’adeguata opera di divulgazione per correggere una quantità di luoghi comuni duri a morire, messi in circolazione fin dagli anni ’60 a partire dall’opera teatrale del tedesco Rolf Hochhuth che aveva messo sotto accusa Pacelli per non aver condannato il genocidio degli ebrei ordito da Hitler. Una falsità dura a morire sebbene smentita dai fatti storici e dalle testimonianze di migliaia di persone, che nel film della Rai vengono messe adeguatamente in evidenza, con tanto di immagini. A Roma, in particolare, il Papa aveva invitato i monasteri e i conventi a nascondere ebrei molto prima della razzia del 16 ottobre del 1943. In margine della conferenza, inoltre, Gumpel ha ricordato un suo colloquio con don Aldo Brunacci, braccio destro dell’allora vescovo di Assisi, monsignor Nicolini, in cui il sacerdote ricordava la circolare con la quale Pio XII a metà settembre 1943 invitava il vescovo a far aprire le porte dei conventi per accogliere tutti gli ebrei della città. A questo riguardo sia Gumpel che Napolitano hanno spiegato che nel mondo le posizioni critiche di tanti studiosi ebrei su Pio XII si vanno ammorbidendo proprio alla luce dei dati storici.

Ma ciò che stupisce del documentario è il racconto “caldo” della figura di Pacelli. Dalle tante immagini tratte dalle Teche Rai (fino ad oggi praticamente sconosciute, ha annotato la regista Antonia Pillosio) vien fuori un Pio XII per nulla algido, ieratico e distaccato come dipinto dalla vulgata e come, potenza del luogo comune, afferma anche Paolo Mieli nel commento a chiusura del film, contrapponendo il “freddo Pio XII” al suo successore Giovanni XXIII, l’amato Papa buono. Le immagini dell’epoca documentano un Pacelli acclamato dalle folle in numerose occasioni: quando dopo il bombardamento del quartiere San Lorenzo a Roma si reca fra gli sfollati quasi non riesce a uscire dall’auto e poi lo si vede che parla con tutti e che distribuisce denaro ai più bisognosi; quando, dopo la morte a Castel Gandolfo nel 1958, la sua salma viene portata in Vaticano e si genera un corteo funebre di imponenza ineguagliabile. Per non dire dei bagni di folla nel corso del Giubileo del ’50. Insomma, se per padre Gumpel “è storicamente sbagliato contrapporre Pacelli a Roncalli”, il commento di Padre Marc Lindeijer, attuale postulatore della causa di beatificazione, è laconico: “Sembra quasi che Mieli non abbia visto il film”.

Avvenire – tutti i diritti riservati

Pio XII uomo della pace e Papa della guerra


RAI STORIA: ITALIANI

Pio XII uomo della pace e Papa della guerra

Eugenio Pacelli, Pio XII, è stato uno dei Papi più importanti del Novecento. Ma anche il più discusso. Un personaggio, chiamato a guidare la Chiesa cattolica negli anni terribili della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra Fredda, al quale Rai Cultura ha dedicato la puntata di “Italiani”, il programma con Paolo Mieli in onda martedì 12 gennaio alle 22.00 su Rai Storia, e di nuovo mercoledì 13 gennaio alle 19.30, sabato 16 gennaio alle ore 12.00, e domenica 17 gennaio alle ore  17.00.

“Veniva da una famiglia aristocratica romana, era stato Nunzio in Germania e fu un fedele esecutore degli ordine del suo predecessore Pio XI –ricorda Paolo Mieli – Quando diventa Papa, gli antifascisti sperano che sia un Papa decisamente antinazista e lo fu in parte, ma non come questi ambienti avrebbero sperato e da qui nasce la discussione sul suo ruolo nel Novecento e nella storia della Chiesa”.

Il documentario – firmato da Antonia Pillosio – è realizzato partendo da alcuni spunti biografici inediti suggeriti da padre Peter Gumpel, dagli storici Matteo Luigi Napolitano e Andrea Riccardi, che sottolinea “Fu un personaggio molto complesso di cui sono state date interpretazioni contraddittorie” .

In primo piano, la vita del venerabile Pio XII e, in particolare, alcuni dei decenni più drammatici e ricchi di avvenimenti nella storia moderna della Chiesa, dell’Italia e del mondo. Il tutto arricchito anche dai contributi dello storico Piero Doria e di Anna Foa che di Pio XII dice: “È un Papa che ha cambiato nei fatti, se non nella teoria, quelli che erano i rapporti con gli ebrei. Non credo che senza questa opera di salvataggio si sarebbe potuti arrivare alle trasformazioni del Concilio Vaticano II”.

Leggi qui la Rassegna Stampa sul nuovo documentario Rai. 

L’oro, l’incenso e la mirra… degli sposi

Nella solennità dell’Epifania, proponiamo ai nostri lettori alcuni significativi stralci delle parole pronunciate da Papa Pio XII, il 10 gennaio 1940, ad un gruppo di sposi novelli – ricevuti nelle tradizionali udienze loro riservate. In quella occasione, il Papa invitava i giovani sposi ad offrire al Bambino Gesù, come fecero i Magi, l’oro della fedeltà reciproca, l’incenso di una vita in grazia, e la mirra dell’amore per i figli.

adorazione magi

La vostra fedeltà è il vostro oro, o piuttosto un tesoro preferibile a tutto l’oro del mondo. Il sacramento del matrimonio vi dà i mezzi di possedere, di aumentare anzi questo tesoro; offritelo a Dio, perché vi aiuti a meglio conservarlo. L’oro per la sua bellezza, per il suo splendore, per la sua inalterabilità, è il più prezioso dei metalli; il suo valore serve di base e di misura per le altre ricchezze. Così pure la fedeltà coniugale è la base e la misura di tutta la felicità del focolare domestico. Nel tempio di Salomone, per evitare l’alterazione dei materiali, non meno che per abbellire l’insieme, non vi era parte alcuna che non fosse ricoperta d’oro. Parimenti l’oro della fedeltà, per assicurare la saldezza e lo splendore della unione coniugale, deve come investirla e avvilupparla tutta intera. L’oro, per conservare la sua bellezza e il suo splendore, deve essere puro. Al medesimo modo, la fedeltà fra gli sposi deve essere integra e incontaminata; se comincia ad alterarsi, è finita la fiducia, la pace, la felicità. Si tramuta in immondizia, tutto il tesoro della loro bella concordia si disgrega in una desolante mescolanza di sospetti, di diffidenza, di rimproveri, per finire troppo spesso in mali irreparabili. Ecco perché la vostra prima offerta al neonato divino deve essere la risoluzione di una costante e attenta fedeltà alle vostre promesse matrimoniali.

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O sacra Famiglia, Trinità della terra…

Nella festa della Santa Famiglia di Nazareth – Giubileo della famiglia – pubblichiamo di seguito il testo della preghiera composta per l’occasione da Papa Pio XII, il 30 dicembre 1957. É annesso il dono dell’indulgenza parziale, alle solite condizioni.

O sacra Famiglia, Trinità della terra, o Gesù, Maria e Giuseppe, sublimi modelli e tutori delle famiglie cristiane, a voi ricorriamo, non solo per confortarci con la soave contemplazione dei vostri amabili esempi, ma anche per implorare la vostra protezione e promettervi costante fedeltà nel sentiero che c’indicate. Continua a leggere

I radiomessaggi natalizi di Pio XII

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pioXII2.gifRadiomessaggio alla Vigilia del Santo Natale, 1941

Noi guardiamo oggi, diletti figli, all’Uomo-Dio, nato in una grotta per risollevare l’uomo a quella grandezza, dond’era caduto per sua colpa, per ricollocarlo sul trono di libertà, di giustizia e d’onore, che i secoli degli dei falsi gli avevano negato. Il fondamento di quel trono sarà il Calvario; il suo ornamento non sarà l’oro o l’argento, ma il sangue di Cristo, sangue divino che da venti secoli scorre sul mondo e imporpora le gote della sua Sposa, la Chiesa, e, purificando, consacrando, santificando, glorificando i suoi figli, diventa candore di cielo. Continua.

Ascolta gli altri radiomessaggi

© Radio Vaticana – Le registrazioni della voce di Papa Pio XII presenti su questo Sito sono di proprietà della Radio Vaticana e provengono dall’Archivio Sonoro Pontificio dell’Emittente. Ad essa appartengono tutti i diritti relativi all’uso delle predette registrazioni, le quali vengono messe a disposizione unicamente per l’ascolto personale. Le operazioni di download delle registrazioni audio di Papa Pio XII sono consentite esclusivamente per uso privato. E’ vietato qualsiasi altro tipo di utilizzazione o sfruttamento del materiale sonoro in parola.