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La Santa Sede, i profughi e i prigionieri di guerra

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“Abbiamo in questo modo potuto sentir palpitare
vicino al nostro migliaia di cuori
con il commosso tumulto dei loro più intimi affetti”

Pio XII

Venerdì 29 maggio 2015, alle ore 16.30, presso il Centro Astalli di Roma – Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati in Italia (Via degli Astalli, 17), si terrà un convegno su

La Santa Sede, i profughi e i prigionieri di guerra:
l’opera di Papa Pacelli.

I lavori, presieduti dal Cardinale Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, avranno il seguente programma:

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L’impegno della Santa Sede per i profughi dal secondo dopoguerra ad oggi

Pubblichiamo di seguito il testo dell’intervento del Cardinale Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Antonio Maria Vegliò, presentato al Convegno La Santa Sede, i profughi e i prigionieri di guerra: l’opera di Papa Pacelli, organizzato dal Comitato Pacelli e dal Centro Astalli di Roma.

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 Il XX secolo è stato chiamato “il secolo dei rifugiati”. Questo rivela una piaga aperta sul fianco dell’umanità, una piaga che non cessa di allargarsi. La sollecitudine della Chiesa per i rifugiati è stata, e rimane, da una parte un’affermazione del diritto alla vita, alla pace, alla protezione e all’assistenza, dall’altra, un’azione caritativa e pastorale.

Nel 2014, il numero dei rifugiati ha superato i 50 milioni di persone ed è stata la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale. Partendo da quel periodo storico, l’intervento di oggi vuole ripercorrere l’opera svolta dalla Santa Sede, con particolare riguardo all’azione dei Pontefici, a favore dei profughi e dei rifugiati, quindi, dal secondo dopoguerra fino ai nostri giorni.

Papa PIO XII

Durante il suo Pontificato, Pio XII (dal 1939 al 1958), in concomitanza con lo scoppio della seconda guerra mondiale, cercò di adoperarsi per porre fine all’orrore tentando anche di mantenere l’Italia fuori dal conflitto, ma purtroppo con vani sforzi. La minaccia del nazionalsocialismo tedesco e del comunismo, le persecuzioni naziste e fasciste, dal 1930 al 1945, posero la Chiesa davanti al delicato compito di offrire protezione e assistenza. Già nell’autunno 1944, nacque, per volontà di Pio XII, la Pontificia Commissione Assistenza per i rifugiati, per la distribuzione di aiuti ai reduci ed ex internati provenienti dalla Germania e dalla Russia.

Con l’Enciclica Communium interpretes dolorum, del 15 aprile 1945, Pio XII si espresse per la pace tra i popoli e anche per alleviare le sofferenze dei rifugiati. Dopo la guerra, Papa Pacelli sollecitò la solidarietà e la condivisione degli oneri, in particolare da parte dei Paesi meno colpiti economicamente, per il reinsediamento dei rifugiati di fronte al pericolo dei rimpatri forzati.

Nel 1949, poi, nell’Enciclica Redemptoris nostri, manifestò la sua preoccupazione per i rifugiati palestinesi.

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Il Rosario… per dormire?

Schermata 11-2456985 alle 12.39.50Testimonianza di Maria Teresa Pacelli,
lontana parente del Papa

Schermata 2015-03-28 alle 14.42.23Pio XII aveva sempre quello sguardo puro come d’uno che vive in presenza di Dio. Gli dissi un giorno, dato che soffriva di insonnia: «Provi a dire la Corona a letto; vedrà che dopo poche Ave Maria s’addormenta».
Rispose con meraviglia: «Anzi! Sarà una ragione in più per non dormire! Come si può dirla senza raccogliersi e solo per dormire!». Fu detto con tale semplicità e convinzione che non dissi altro; però pensai: questa è fede davvero, e amore alla Madonna.

(Positio, pag. 256)

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Vieni, o Spirito Creatore!

Nell’omelia per il XXV anniversario della sua Consacrazione episcopale, Papa Pio XII formulava una sentita preghiera allo Spirito Santo, traendo spunto dalle parole dell’inno Veni Creator, che viene intonato nella Solennità di Pentecoste. Proponiamo quelle parole all’attenzione di ciascun lettore, affinché possa farle proprie invocando dal cielo una rinnovata effusione dello «Spirito di consiglio e di fortezza».

Schermata 2015-04-25 alle 13.13.48O Spirito creatore, che, volando sulle acque dell’universo creato, rinnovasti la faccia della terra; tu che ai Romani presenti a Gerusalemme e ascoltanti la predica di Pietro (Act. 2, 10) facesti giungere il primo annunzio della verità e della salvezza; — ai figli di questa Roma, cuore del mondo, a cui Pietro più tardi con la sua vita di Apostolo e con la sua morte di martire doveva dimostrare la fermezza della sua fede, l’immobilità della sua speranza, la vastità del suo amore, «volgiti; e mira dal cielo e osserva e cura questa vigna e proteggi ciò che hai piantato di tua mano» (Ps. 79, 15 -16).

Scendi, o Spirito creatore. Sì. Tu sei già sceso, tu sei con noi; tu sei vicino alla Sposa di Cristo, tu sei la sua vita, la sua anima, il suo conforto, la sua difesa in ogni momento, e in particolar modo nei tempi dell’angustia e del dolore. Versa dall’alto tanta pienezza dei tuoi doni, che tutti, Pastore e gregge, irradino nel mondo il lume della loro fede, il sostegno della loro speranza, la forza del loro amore.

Per te, Spirito Illuminatore, Spirito di consiglio e di fortezza, le menti cristiane di ogni condizione, umile o alta, comprendano e sentano non solo la straordinaria gravità, ma anche la ponderosa responsabilità dell’ora presente, in cui un vecchio mondo, che tramonta nel dolore, ne sta generando uno nuovo. Rischiara a tutti, quanti portano in fronte il nome di Cristo, il sentiero angusto della virtù, che solo conduce a salvezza, affinché si scuotano dal sonno della indifferenza, della tiepidezza e della irresoluzione, e imprendano ad avanzare fuori dei disordinati avvolgimenti delle cose terrene.

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Ascendiamo anche noi con Lui!

Schermata 2015-04-25 alle 13.04.24

Alla vigilia della festa della Ascensione del Signore al cielo, nel suo vero corpo, proponiamo una meditazione tratta da un’omelia di Papa Pio XII, in cui il Pontefice invita ciascun fedele a seguire Cristo, gettando l’ancora nel proprio cuore in cielo, con atti di fede, di speranza e di carità.

Ascendiamo, diletti figli, anche noi con Cristo al cielo: disponiamo nel cuor nostro quelle ascensioni della fede che varca ogni nube, della speranza che sorpassa il tempo, dell’amore che conquista l’eternità. Nell’ora della sua ascensione Cristo diede agli Apostoli l’ultima lezione e l’ultimo comando. « Non appartiene a voi — Egli disse — sapere i tempi e i momenti, che il Padre ha ritenuti in poter suo»: ecco l’innalzamento della loro fede nella sommessione al governo di Dio sul mondo. « Riceverete la virtù dello Spirito Santo»: ecco l’innalzamento della loro speranza nel coraggio dell’operare. «Mi sarete testimoni … fino alle estremità della terra»: ecco l’innalzamento della loro carità con ogni sacrificio nella diffusione del Vangelo (Act. 1, 7-8). Son tre doni, tre virtù, tre ammonimenti, che hanno trionfato del mondo, hanno rigenerato e confortato l’uomo, hanno restaurato quaggiù il regno di Dio e aperto il regno dei cieli.

Eleviamo la nostra fede in quest’ora di uragano che rumoreggiando e imperversando travolge in lotta popoli e nazioni. Non spetta neppure a noi conoscere i tempi e i momenti che la potente mano del Padre nostro celeste regola, abbreviandoli o allungandoli con quel consiglio provvido e inscrutabile che ordina tutti gli eventi all’alto e segreto fine della sua gloria. Egli è il beato e unico Sovrano, Re dei re e Signore dei dominanti (1 Tim. 6, 15): non cambia in sé, ma governa e regge tutti i cambiamenti dei tempi e dei momenti con disegno immutabile, dando e togliendo la potenza a chi vuole, esaltando l’umile e abbassando il superbo, perché tutti gli uomini riconoscano che ogni potere viene da Lui, e che nessuna potestà avrebbero, se non l’avessero ricevuta dall’alto (cfr. Io. 19, 11). La nostra fede sormonta questo basso mondo; di questo mondo non è il regno di Cristo, se pur tiene il piede quaggiù: esso è dentro di noi. Cristo non era venuto a ristabilire, come chiedevano gli Apostoli, il regno d’Israele (cfr. Act. 1, 6), ma a testimoniare la verità che tanto ci sublima, la verità che è giustizia, che è pace, che è rispetto del diritto, che è libertà santa e inviolabile della coscienza umana, che è conforto anche in mezzo alle tribolazioni, ai dolori, ai lutti presenti; com’era conforto ai tempi e ai momenti dei martiri, com’è a voi, che della benigna provvidenza divina fate il fondamento che sostenta la vostra speranza.

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«Questa malattia non è per la morte»

Dagli Stati Uniti, è arrivata alla Postulazione notizia di una presunta guarigione miracolosa grazie all’intercessione di Papa Pio XII. Pubblichiamo, di seguito, la sintesi del racconto di un testimone – lo zio del ragazzo protagonista della storia -, senza naturalmente anticipare il giudizio delle autorità ecclesiastiche competenti. La commovente storia di Jon e la fede della sua famiglia sono per noi soltanto un invito a continuare a pregare per la canonizzazione del Venerabile Papa Pacelli, secondo l’invito che più volte Papa Francesco ha fatto già proprio. Qui, il testo integrale del racconto, in inglese.

Schermata 11-2456966 alle 21.57.26Mio nipote, Jon, era stato ricoverato al Pronto Soccorso domenica 23 marzo 2014, per alcuni problemi respiratori dopo un’influenza che durava da un paio di giorni. In ospedale, gli avevano diagnosticato un’influenza e una polmonite secondaria. Cominciarono a trattarlo con degli antibiotici, e a monitorare costantemente i suoi livelli di ossigeno nel sangue.

Nel corso della prima notte, i medici si preoccuparono per il livello particolarmente basso di ossigeno nel sangue, e il lunedì successivo lo misero in una macchina per la ventilazione meccanica a pressione positiva delle vie aeree (C-PAP), continuando a monitorarlo. La notte, i medici ancora non erano soddisfatti dello stato di Jon, nonostante tutte le misure fino a quel momento preso; e si decise allora di applicarli un ventilatore, per aiutarlo a prendere ossigeno con tutti i polmoni. Ma questi erano stati attaccati dal virus dell’influenza, che aveva causato una notevole infiammazione ai loro tessuti, con una raccolta di liquido nei polmoni che gli impediva all’aria di arrivare fin dove era necessario.

Jon continuava a peggiorare, fin quando non si decise di ricorrere all’Ossigenazione Extracorporea a Membrana (ECMO): una misura davvero estrema, per pazienti con insufficienza respiratoria molto grave. Il tasso di mortalità è piuttosto alto per chi raggiunge questo stadio. La nostra famiglia trascorreva molte ore, insieme, in attesa, e mia sorella, Mary – la mamma di Jon – non l’ha mai lasciato solo. Io intanto chiedevo agli amici vicini di pregare per lui.

Il giorno in cui lo stavamo quasi per perdere è stato venerdì 4 aprile. La Settimana Santa era vicina (e in inglese si chiama “Good Week”): così da allora quello per noi è stato il “Bad Friday”. I dottori spiegarono alla mamma e al papà che era necessario interrompere gli anticoagulanti, per frenare una brutta emorragia interna. Questo, però, avrebbe ostruito l’Ossigenazione Extracorporea a Membrana, e i suoi polmoni non sarebbero stati in grado, da soli, di ossigenare adeguatamente il sangue. Era un strada senza via d’uscita: o togliere gli anticoagulanti rischiando che l’ECMO si ostruisse, o rischiare un’emorragia interna sempre più grave. Dopo, mia sorella ci ha detto che i medici avevano dato il 5% di probabilità di sopravvivenza. Ma solo perché non dicono mai “zero”.

car5Ero nella sala d’attesa quando mia sorella e la sua famiglia fecero ritorno, in lacrime, dal colloquio con i medici. Sentita la prognosi, li lasciai lì, e andai davanti alla porta della stanza di Jon, e mi misi a pregare il Rosario e la Coroncina alla Divina Misericordia, invocando l’intercessione di Papa Pio XII. Alzai gli occhi e vidi che erano le tre del pomeriggio, di venerdì. Proprio in quel momento, ebbi come l’immagine vivida, nella mia mente, che la Vergine Maria aveva accolto la mia preghiera e l’aveva portata al trono di Dio, come su un vassoio d’oro. Sentii una forte fiducia dentro di me, e tornai da mia sorella dicendole: «Questa malattia non è per la morte». Lei mi guardò, come se mi chiedesse: «Tu che ne sai?».

Ci mettemmo subito a chiedere a tutti di pregare il Memorare a San Giuseppe, invocando l’intercessione di Pio XII. E grazie ai social media, migliaia di persone nel mondo si misero a pregare per Jon!

La mattina seguente, fui sorpreso del fatto che il Vangelo del giorno fosse quello della resurrezione di Lazzaro, soprattutto al leggere quel passaggio in cui Gesù dice: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio» – quasi le stesse parole che avevo detto a mia sorella il giorno prima. In quel momento esatto, cominciai a ricevere entusiasti messaggi dagli altri familiari che dicevano che Jon, nella notte, aveva recuperato, e che la macchina dell’Ossigenazione Extracorporea non si era ostruita, come si temeva.

Da quel momento, Jon ha continuato a fare progressi, fino a quando non gli tolsero l’ECMO, il mercoledì della Settimana Santa. I suoi polmoni, miracolosamente, avevano ricominciato a lavorare, superando le migliori speranze dei medici. Il Dott. Love – rinomato esperto della tecnica di Ossigenazione Extracorporea – disse a mia sorella: «Al 100% avete tra le vostre mani un miracolo. Noi non solo gli avevamo tolto gli anticoagulanti, ma avevamo aggiunto coagulanti… Non è spiegabile come la macchina non si sia ostruita, o come i polmoni di Jon abbiano cominciato a guarire così in fretta».

Il miracolo del sole

Schermata 11-2456985 alle 12.39.50Testimonianza di Suor Pascalina Lehnert,
governante del Papa dal 1923 fino alla morte.

papa1Il 31 ottobre 1950, il Santo Padre, tornando dalla consueta passeggiata nei giardini vaticani, raccontò che casualmente, alzando lo sguardo verso il cielo, aveva assistito ad uno strano spettacolo: il sole, ancora abbastanza alto, gli era apparso come un globo oscuro, tendente al giallo e circondato da un cerchio brillante. Una leggera nuvola luminosa era sospesa dinanzi ad esso. Il globo oscuro si spostava leggermente ora a destra ora a sinistra, mentre nell’interno di esso si poteva notare che vi era di continuo un fortissimo moto. Lo spettacolo era meraviglioso e si poteva fissare lo sguardo nel sole senza rimanere accecati. Il giorno seguente, che era domenica, su invito dello stesso Santo Padre, noi suore andammo in giardino nella speranza di poter vedere quel fenomeno, ma tornammo a casa deluse. Il Santo Padre ci chiese subito: «Avete visto? Oggi è stato come ieri»

(Positio, pag. 90)

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Nell’Archivio privato della famiglia Pacelli, è conservato un appunto manoscritto dello stesso Pio XII, vergato a matita sul retro di un foglio nell’ultimo periodo della sua vita, nel quale in prima persona il Papa racconta ciò che gli è accaduto. L’appunto è stato esposto al pubblico nella mostra che, nel 2008, 50esimo anniversario della morte del Papa, era stata dedicata a Pacelli, in Vaticano. Continua a leggere

La devozione a Maria nella famiglia

In una delle numerosissime udienze alle coppie appena sposate, il 10 maggio 1939, Papa Pio XII propone la devozione alla Madonna come formula vincente per una famiglia felice. Nel mese tradizionalmente dedicato a Maria, Madre di Dio e Madre nostra, riproponiamo quelle parole del Papa, sempre egualmente attuali.

Schermata 2015-04-25 alle 13.19.36Voi, diletti figli, chiamati a costituire nuove famiglie, volete senza dubbio dare ad esse un carattere essenzialmente e profondamente cristiano ed una solida base di benessere e di felicità. Ebbene, nella devozione a Maria Noi ve ne additiamo il felice conseguimento. Maria ha tanti titoli per essere considerata come la patrona delle famiglie cristiane, e queste hanno altrettanti motivi per sperarne una particolare assistenza.

Maria ha conosciuto della famiglia le gioie e le pene, i lieti ed i tristi avvenimenti; la fatica del quotidiano lavoro, i disagi e le tristezze della povertà, lo schianto delle separazioni. Ma ha pure provato tutte le ineffabili gioie della convivenza domestica, allietata dall’amore più puro dì uno Sposo castissimo e dal sorriso e dalle tenerezze di un Figlio che era al tempo stesso il Figlio di Dio.

Maria SS. ma compatirà perciò col suo cuore misericordioso alle necessità delle vostre famiglie, e recherà ad esse quel conforto di cui sentiranno il bisogno in mezzo agli inevitabili dolori della vita presente; come sotto il suo sguardo materno renderà loro più pure e serene le dolcezze del focolare domestico.

Tanto più che la Vergine Santa non solo conosce per propria esperienza le gravi necessità delle famiglie, ma, come Madre di pietà e di misericordia, Essa vuole di fatto venire in loro aiuto.

Beati e veramente benedetti quegli sposi che iniziano il loro nuovo stato con tali propositi di filiale e confidente devozione alla Madre di Dio, col santo programma di stabilire la loro nuova famiglia su questo incrollabile fondamento di pietà, da istillarsi per trasmettersi, come preziosa eredità, ai cari figli che Iddio vorrà loro concedere.

Ma non dimenticate, figli dilettissimi, che la devozione alla Madonna, perché si possa dire vera e solida, e quindi apportatrice di frutti preziosi e di grazie copiose, deve essere vivificata dalla imitazione della vita stessa di Colei che ci piace onorare.

La divina Madre è anche soprattutto un perfettissimo modello delle virtù domestiche, di quelle virtù domestiche che devono abbellire lo stato dei coniugi cristiani. In Maria l’amore più puro e fedele verso il castissimo sposo, amore fatto di sacrificio e di attenzioni delicate: in Lei dedizione intera e continua alle cure della famiglia e della casa, dello Sposo e soprattutto del caro Gesù: in Lei umiltà che si manifestava nell’amorosa sottomissione a S. Giuseppe, nella paziente rassegnazione alle disposizioni, oh! quante volte ardue e penose, della divina Provvidenza: nella piacevolezza e nella carità con tutti quelli che avvicinavano la casetta di Nazareth.

Possa, o sposi cristiani, la vostra devozione a Maria costituire una sorgente sempre viva di favori celesti e di vera felicità; favori e felicità di cui vi sia pegno la paterna Benedizione, che ben di cuore vi impartiamo.

Preghiera alla Madonna del Divino Amore

Schermata 2015-04-25 alle 12.49.57Tu sai, o Maria, i bisogni di questo popolo e di tutta la Chiesa. Gli errori delle menti: Tu li dissipi, maestra di verità, Sede della Sapienza. Gli errori del cuore: Tu li plachi, correggendo i costumi, ispirando l’aborrimento del vizio e della colpa, l’amore della virtù, la passione del bene.

Perchè la comunità sia felice, ottieni ad ognuno il santo timor di Dio, la fede viva nelle opere, la speranza dei beni che non passano, la carità che si eterna con Dio.

Ottieni alle famiglie la fedeltà, la concordia, la pace; infondi o conferma nei reggitori della cosa pubblica la piena consapevolezza della loro responsabilità, dei loro stretti obblighi nei riguardi della religione, della morale, del bene temporale di tutti.

E come sulle anime, così, o Maria, si spanda la tua misericordia su tutti i mali che affliggono questo popolo e la intiera famiglia cristiana. Pietà ti prenda dei poveri, dei carcerati, dei perseguitati per la giustizia, degli sventurati di ogni nome.

Salve, o Maria! Madre degli esuli erranti quaggiù; loro vita, loro dolcezza, loro speranza. Madre del divino Amore, conserva nei tuoi figli il fuoco di questo amore divino; ravvivalo nei cuori fervorosi, rianimalo nei cuori tiepidi, riaccendilo nei cuori degl’indifferenti che lo hanno lasciato spegnere; rigenera alla vita di questo amore le povere anime che l’hanno perduta per il peccato.

E su tutti, quanti qui ti supplicano, scenda, Madonna del Divino Amore, larga, consolatrice, la tua materna benedizione.

San Giuseppe, artigiano

Schermata 04-2456776 alle 18.26.48Il 1^ maggio 1955, Papa Pio XII, incontrando in Piazza San Pietro i lavoratori cattolici, annuncia – sono parole sue – la «determinazione d’istituire — come di fatto istituiamo — la festa liturgica di S. Giuseppe artigiano, assegnando ad essa precisamente il giorno 1° maggio». Aggiungeva in quella circostanza: «Gradite, diletti lavoratori e lavoratrici, questo Nostro dono? Siamo certi che sì, perchè l’umile artigiano di Nazareth non solo impersona presso Dio e la Santa Chiesa la dignità del lavoratore del braccio, ma è anche sempre il provvido custode vostro e delle vostre famiglie». Al ricorrere di questa solennità, proponiamo ai nostri lettori la Preghiera che Papa Pacelli compose nel 1958, cui è annesso il dono dell’indulgenza parziale alle solite condizioni. Continua a leggere