L’insegnamento di Pio XII sulla tutela della vita

Pubblichiamo di seguito un estratto dallo studio di Stefano Mentil, La riflessione bioetica di Pio XII, che offre una sintesi del magistero di Papa Pacelli in materia di eutanasia ed accanimento terapeutico (pp. 208-215).

car19Le tecniche di rianimazione, ossia la serie di pratiche terapeutiche intese a recuperare la funzione cardio-respiratoria, pur non essendo una novità nel 1957, muovevano invero i primi passi nei reparti ospedalieri e, parimenti, sviluppavano gravi problemi etici, tra cui spiccava quello che successivamente sarà definito come “accanimento terapeutico”, cioè l’insieme di iniziative clinico-terapeutiche di carattere eccezionale, con le quali si interviene allo scopo di ritardare ad ogni costo la morte, pur non essendoci alcuna valida speranza di ripresa. A questo riguardo Pio XII espose una serie articolata di principi concernenti la rianimazione, l’accertamento della morte e la proporzionalità dei mezzi terapeutici il 24 novembre 1957, rivolgendosi ad un folto gruppo di medici e rispondendo a tre circostanziati quesiti proposti dal dottor Bruno Haid, anestesista dell’Università di Innsbruck. Tra tutti i contributi forniti all’etica medica, questo sulla rianimazione è considerato uno tra gli insegnamenti di maggior spessore profetico. Infatti, numerosi spunti proposti nel 1957 vennero successivamente ripresi da altri documenti del magistero, tra cui la dichiarazione Iura et bona sull’eutanasia del 1980 e l’enciclica Evangelium vitæ del successore Giovanni Paolo II del 1995. Continua a leggere

Un libro sulla riflessione bioetica di Pio XII

Schermata 2017-10-29 alle 19.10.16La bioetica è senza dubbio una disciplina “giovane”, eppure è già possibile – ed anzi opportuno – ricostruirne non solo la storia, ma altresì quella che potremmo a buon diritto definire la “preistoria”, ovvero i contribuiti anteriori agli anni ’70. In quest’ottica gli interventi svolti da papa Pacelli durante gli anni del suo pontificato (1939-1958) risultano particolarmente significativi ed una loro ricostruzione analitica consente di mettere a fuoco alcuni problemi classici del dibattito bioetico: dalle questioni generali dell’antropologia medica alle problematiche legate alla vita nascente (procreazione, contraccezione, metodi di regolazione delle nascite, aborto, sterilizzazione, fecondazione e inseminazione artificiali), dalle questioni bioetiche “durante la vita” (parto naturale e indolore, ricerca medica e sperimentazione sull’uomo, psichiatria e psicologia, genetica ed eugenetica, amputazioni e trapianti, chirurgia estetica, analgesia) alle problematiche legate al fine vita (rianimazione e eutanasia).

A tale magistero è dedicato lo studio di Stefano Mentil, La riflessione bioetica di Pio XII, per i tipi delle Edizioni Meudon, promosse dal Centro Studi Jacques Maritain. Per gentile concessione dell’Autore, offriamo ai naviganti di questa pagina web l’indice e la prefazione al volume, a firma Antonio da Re, oltre all’introduzione dell’Autore. «Mettendosi sul loro piano tecnico-scientifico, nei più svariati settori della medicina e della chirurgia, Pio XII raggiunse il possesso non soltanto dell’esattezza dell’impostazione sostanziale dei problemi di fondo, ma pure la precisione nella terminologia». «L’attenzione alla professione medica, allo sviluppo della ricerca biomedica, alla necessità di una visione totale della persona umana e alla novità di soluzioni scientifiche e problemi etici sono tutti addentellati che confermano la modernità – intesa quale innovazione – e l’originalità della riflessione di papa Pacelli e del metodo utilizzato per svilupparla».

STEFANO MENTIL è laureato in Scienze storiche e filosofiche all’Università degli Studi di Udine. Da anni collabora con l’Istituto Jacques Maritain ed è segretario di redazione di “Anthropologica. Annuario di studi filosofici”. In precedenza ha collaborato con il Comitato etico dell’Ospedale di Udine. Nel 2016 ha vinto la terza edizione di “PreGio – La bioetica per i giovani”, indetto dalla Consulta di Bioetica Onlus.

Pio XII: un pontificato segnato dalla devozione mariana

In occasione dell’Anniversario della nascita al Cielo del Ven. Pio XII, il Comitato Papa Pacelli – Associazione Pio XII ha organizzato una Santa Messa in Sua memoria che è stata celebrata sabato 7 ottobre 2017 alle ore 11.00 presso l’altare alla Tomba di San Pietro, nelle Grotte sottostanti la Basilica Vaticana.
La concelebrazione è stata presieduta da S.Em. il Cardinal Dominique Mamberti, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica; concelebranti il Cardinale Bertone, l’Arcivescovo Pozzo, i Vescovi Giuseppe Sciacca e Gianfranco Girotti; tra i Monsignori, Vittorio Formenti e Karel Kasteel. Il servizio (diaconi e ministranti) è stato prestato dagli alunni del Collegio Capranica, mentre la parte musicale è stata guidata dal Maestro Scapin.
Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia pronunciata dal Cardinal Mamberti.

IMG_1882Eminenza, Eccellenze,
cari confratelli, cari amici,

la liturgia della Chiesa fa memoria oggi di Nostra Signora del Rosario. Ben sapete, cari Fratelli e Sorelle, che questa festa è legata alla vittoria di Lepanto nel 1571. Papa Pio V, che aveva invocato la preghiera del popolo cristiano alla Madonna per salvare la Cristianità e ne aveva sperimentato la potente efficacia istituì la festa di Nostra Signora della Vittoria, fissandone la ricorrenza nel giorno stesso della battaglia, il 7 ottobre. Nel 1573, Papa Gregorio XIII mutò il titolo in quello di Nostra Signora del Rosario. Nel settembre del 1883, Leone XIII decretò, con l’Enciclica Supremi Apostolatus che l’intero mese di ottobre di quello stesso anno fosse “consacrato e dedicato” alla celeste Regina del Rosario, iniziando così una tradizione diventata molta cara ai fedeli cattolici. Nel mese di dicembre seguente il Papa introdusse l’invocazione Regina Sacratissimi Rosarii nelle litanie laureatane.

Celebriamo quindi con gioia la nostra Madre del Cielo sotto questa invocazione, pia e carica di storia; ma se, come ogni anno, ci siamo riuniti oggi in questa Basilica di San Pietro è anche per ricordare il grande Papa che qui vicino è sepolto, proprio di fronte alla Tomba dell’Apostolo Pietro, Pio XII, Eugenio Pacelli, che concluse il suo pellegrinaggio terrestre il 9 ottobre del 1958 e per chiedere al Signore, per intercessione di Nostra Signora del Rosario, la grazia che, dopo il riconoscimento delle virtù eroiche nel 2009, la causa del Servo di Dio possa procedere verso la beatificazione. Continua a leggere

«Un posto in Paradiso»

derVeruntreuteHimmel100_v-ARDFotogalerie«Un posto in Paradiso» (Der veruntreute Himmel) è un film del 1958, con la regia di Ernst Marischka. La trama è la storia, a tratti drammatica, di una vecchietta, che, desiderosa d’assicurarsi la salvezza eterna, fa studiare da prete il nipote; ma costui l’inganna sperperando i denari con cattive compagnie. Scoperta la verità, la disgraziata parte per Roma dove ha la fortuna di morire subito dopo aver visto il Papa e aver ricevuto la sua benedizione.

Al film – con il cast di Viktor De Kowa, Vilma Degischer, Hans Holt e Annie Rosar – “partecipa” in qualche modo lo stesso Pio XII. Le immagini della benedizione del Papa, infatti, sono immagini autentiche di una vera udienza nella Basilica di San Pietro, per le festività pasquali. Come si legge nei titoli di coda del lungometraggio, era stato proprio il Papa ad autorizzare l’utilizzo di quelle immagine, oltre che ad alcune altre riprese all’interno dei Palazzi Apostolici.

É una vera “perla”, incastonata in un film forse dimenticato, ma senz’altro interessante. Le immagini a colori restituiscono un Pio XII in perfetta forma, nonostante già anziano – che ama visibilmente il contatto con la gente, tanto da far fermare la sedia gestatoria (ogni epoca ha la sua “papamobile”…) per salutare e benedire un bambino. Incredibilmente sereno è anche il sorriso del Papa, che non viene mai meno, e che mantiene sempre il suo tratto di tenerezza e confidente paternità. Non sfuggirà neanche il rapido passaggio in cui, intrattenendosi con i Cardinali presenti all’udienza, il Papa si schernisce quando uno di essi tenta un baciamano, preferendo un paterno abbraccio.

Siamo certi che questi pochi minuti di video possono contribuire efficacemente a consegnare allo spettatore la reale immagine di Eugenio Pacelli, talvolta tradita dalle narrazioni ufficiali e dai ritratti celebrativi. Siamo dunque lieti di darne pubblicazione, proprio nell’anniversario della morte del Papa. La paternità che il suo sorriso infonde in queste immagini non mancherà di aumentare la fiducia nella sua preghiera per noi dal cielo.

Il Crocifisso del Papa

Il 21 gennaio 1957, Papa Pio XII visita – inaugurandone i nuovi ambienti dopo la ristrutturazione – l’Almo Collegio Capranica, a Roma, nella festa di Sant’Agnese, dal 1457 Patrona dell’istituto romano. Pacelli aveva vissuto lì alcuni mesi, durante gli anni della sua formazione sacerdotale, e a quegli anni risale una particolare devozione del Papa ad un antico crocifisso ligneo, legato alla vita quotidiana degli alunni capranicensi. Pubblichiamo di seguito un articolo già comparso su questo sito web, riguardo proprio a questo crocifisso, ancora conservato presso l’Almo Collegio.

Schermata 2015-05-31 alle 22.03.12Il culto al Sacratissimo Cuore di Gesù è intimamente connesso al culto della Croce. Sin dalle sue prime apparizioni a Santa Margherità, Gesù mostra il cuore che tanto amò il mondo portando la croce sulle spalle. Proprio Pio XII, nella grande enciclica su questa devozione, osserva: «Una fervida devozione verso il Cuore di Gesù alimenterà e promuoverà specialmente il culto alla sacratissima Croce, come pure l’amore verso l’augustissimo Sacramento dell’altare» (Haurietis aquas, 1956).

Eugenio Pacelli dovette cominciare ad amare Gesù crocifisso sin dalla più tenera età. Non vi sono testimonianza in proposito, ma è facile immaginare che – nelle sue documentate visite alla Madonna della Strada con la mamma, presso la Chiesa del Gesù – diverse volte la donna e il bambino si saranno fermati anche innanzi all’antico Crocifisso Maggiore venerato in quella chiesa della Compagnia di Gesù.

b5860a175d9e312b8d4175cc3d10dc55Certamente, invece, il giovane seminarista Pacelli imparò a nutrire una particolare devozione per il crocifisso all’ingresso dell’Almo Collegio Capranica, dove per circa un anno soggiornò insieme ad altri candidati al sacerdozio. Una pia tradizione del Collegio, infatti, vuole che ciascun seminarista entrando ed uscendo dal seminario baci quel crocifisso in legno, posto tra le due rampe di scale che portano al primo piano – ove una volta avevano sede le stanze dei ragazzi.

Doveva esserci un legame particolare tra quel crocifisso e il giovane Eugenio Pacelli, se è vero – come non c’è ragione di dubitare – quello che racconta Suor Pascalina nelle sue memorie, ricordando la visita del Papa all’Almo Collegio, il 21 gennaio 1957, in occasione della riapertura dopo una importate opera di ristrutturazione: «L’ascensore (che prima non esisteva) era già pronto, perché il Santo Padre non dovesse Schermata 2015-05-31 alle 22.03.36scendere a piedi le scale, quando il suo sguardo cadde sul grande Crocifisso che, al tempo dei suoi studi, ogni alunno, all’entrata e all’uscita, soleva baciare con grande rispetto e venerazione. Si diresse subito verso la scala, la discese e baciò il “suo” Crocefisso, come aveva fatto quando era giovane».

Ancora oggi, il Crocifisso del Collegio Capranica è lì a raccogliere il saluto degli alunni. Il piede è stato recentemente rivestito di metallo prezioso, per nascondere il legno che i baci, nelle diverse generazioni, hanno consumato. Un rescritto del Sommo Pontefice, lì affisso, ricorda il dono dell’indulgenza plenaria, in alcune feste dell’anno, per chi devotamente baci quell’immagine – alla quale, si legge in latino, «hanno spesso volto gli occhi gli alunni che si preparavano al sacerdozio, implorando la grazia della fedeltà al futuro ministero, e ancora oggi guardano gli alunni».

Schermata 2015-05-31 alle 22.04.07Sull’immagine, è ben visibile il segno della ferita al costato, con la scia di sangue, copioso, che dal quel Cuore aperto uscì, misto ad acqua. Se davvero – come ebbe a scrivere Pio XII nel 1956 – «nessuno capirà davvero il Crocifisso, se non penetra nel suo Cuore», c’è da credere che il giovane Pacelli tante volte avrà guardato quel Cuore trovando rifugio ed intelletto in esso.

(Per le foto, si ringrazia Monsignor Rettore dell’Almo Collegio Capranica per la cortese disponibilità).

LEGGI QUI LA PREGHIERA
DI PIO XII AL CROCIFISSO

Una Messa per Pio XII nelle Grotte Vaticane

comitatopacelli

In occasione dell’Anniversario della nascita al Cielo del Ven. Pio XII, il Comitato Papa Pacelli – Associazione Pio XII ha organizzato una Santa Messa in Sua memoria che è stata celebrata sabato 7 ottobre 2017 alle ore 11.00 presso l’altare alla Tomba di San Pietro, nelle Grotte sottostanti la Basilica Vaticana.
Ha presieduto il Sacro Rito S. Em.za Rev.ma il Cardinale Dominique Mamberti, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

«La dura gara è in corso»

x22Il 7 settembre 1947, in Piazza San Pietro, il Papa rivolge un importante discorso agli uomini di Azione Cattolica. Interrotto diverse volte dall’applauso dei fedeli, Pio XII propone un piano che è ancora attuale, e che prevede cinque fondamentali “campi di battaglia”: una maggiore e più concreta educazione alla fede; la tutela della domenica e del riposo festivo; la tutela della famiglia, da cui dipende il bene dell’intera società; la giustizia sociale con una cultura dei diritti che ha un sapore più che moderno; e, infine, «la lealtà e la veracità nella convivenza umana, la coscienza della responsabilità per il bene comune».
L’invito ad essere «larghi di cuore» – pronunciato dal Papa in quella circostanza – con tutte le esigenti indicazioni che proponeva allora ma che sono di soprendente attualità, risuona oggi con la voce ancora squillante e deteminata di Papa Pacelli, grazie all’audio che siamo lieti di pubblicare sul nostro Sito, grazie alla cortese disponibilità della Famiglia Spirituale
L’Opera, proprietaria della registrazione.

Conforto, letizia e giusto vanto empiono l’animo Nostro, diletti figli, nel vedervi oggi qui adunati dinanzi a Noi in folte schiere; moltitudine imponente, come mare ondeggiante, i cui flutti si ripercuotono fino all’atrio del massimo Tempio della Cristianità.

A Noi che con paterno compiacimento vi salutiamo, voi apparite quasi la personificazione di un grido di riconoscenza che dal profondo dei vostri cuori sale all’Onnipotente Signore per il bene che Egli negli ultimi venticinque anni ha operato col ministero degli Uomini di Azione Cattolica. Basta un rapido sguardo agli scopi della vostra Unione: perfezionamento religioso e morale dei soci e loro educazione sociale e civile secondo gl’insegnamenti della Chiesa; incremento della vita cristiana e difesa della libertà della Chiesa in tutte le sue manifestazioni; restaurazione del Regno di Cristo nella famiglia, nella scuola, nelle pubbliche istituzioni, in tutta la vita economica e sociale. Un tale sguardo, diciamo, al vostro programma è sufficiente per richiamare alla mente quanto, con spirito di viva fede, è stato da voi osato, operato, conseguito, superando difficoltà e affrontando disagi. Continua a leggere

Quel vincolo misterioso tra Pietro e Cristo

Nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, pubblichiamo alcuni stralci dalle parole di Papa Pio XII – che del sepolcro dell’Apostolo Pietro curò le ricerche.

Statua_San_Pietro_300Tra Cristo e Pietro vive dal dì della promessa presso Cesarea di Filippo e dell’adempimento sul mare di Tiberiade un vincolo misterioso ma eminentemente reale, occorso una volta nel tempo, ma che affonda le sue radici negli eterni consigli dell’Onnipotente.
Il Padre celeste, che a Simone figlio di Giona rivelava il mistero della divina figliolanza di Cristo e lo rendeva così atto a rispondere con una aperta e pronta confessione alla domanda del Redentore, aveva fin dalla eternità predestinato il pescatore di Betsaida al suo singolare ufficio; e Cristo stesso non fece che compire la volontà del Padre, quando nella promessa e nel conferimento del primato usò espressioni, le quali dovevano fissare per sempre la unicità della posizione privilegiata attribuita a Pietro …
Voler creare una opposizione fra Cristo come Capo della Chiesa e il suo Vicario, voler vedere nell’affermazione dell’uno la negazione dell’altro, significa stravolgere le più chiare e luminose pagine del Vangelo.

[Discorso ai Cardinali, 2 giugno 1944]

Pius12coronationAbbiate fede : il patrocinio e l’esempio di Pietro e del grande Dottore delle genti, San Paolo, saranno validi ed efficaci per tutti voi.

San Leone Magno (come altri Padri della Chiesa) arriva a chiamare i due santi Apostoli, con immagine stupenda, gli occhi del corpo mistico, di cui capo è Cristo. Occhi fulgidi e splendidi, occhi paterni e misericordiosi, occhi benigni e vigili, occhi che seguono il nostro cammino spirituale, occhi che si rivolgono in basso per incoraggiare e animare, in alto per intercedere e implorare grazia a chi è ancora affaticato dalla procella pericolosa e dura della vita …
Conservate e tramandate questa speranza nella protezione dei Principi degli Apostoli, e con essa la devozione e l’attaccamento indefettibile, qualunque sia la Sua Persona, al Vicario di Cristo, successore di San Pietro.

[Udienza generale, 28 giugno 1939]

I palpiti del Cuore del Maestro

Il 15 maggio 1956, Papa Pio XII firma la grande enciclica sulla devozione al Sacro Cuore di Gesù, Haurietis Aquas, di cui proponiamo un ampio stralcio nel mese dedicato proprio a questa devozione. L’intenzione del Papa è quella – come egli stesso dichiara – di rispondere a quanti «nutrono ancora dei pregiudizi a riguardo [del culto al Sacro Cuore] e giungono persino a ritenerlo meno rispondente, per non dire dannoso, alle necessità spirituali più urgenti della Chiesa e dell’umanità nell’ora presente». Per Pio XII, al contrario, «il culto da tributarsi al Cuore Sacratissimo di Gesù è degno di essere stimato come la professione pratica di tutto il Cristianesimo»: si tratta, in sostanza, del «contenuto di ogni vera spiritualità e devozione cristiana» – come commenterà Benedetto XVI, nella lettera al Preposito Generale della Compagnia di Gesù nel 50esimo anniversario dell’enciclica. E a più di mezzo secolo dalla lettera di Papa Pacelli, le sue parole restano sempre attuali e, come spesso accade con la voce di Pio XII, pare quasi di cogliervi un’eco profetica: «Dinanzi allo spettacolo di tanti mali, che oggi, più che nel passato, travagliano individui, famiglie, nazioni e il mondo intero, dove mai Venerabili Fratelli, cercheremo il rimedio? Si potrà forse trovare una devozione più eccellente del culto al Cuore Sacratissimo di Gesù, più conforme all’indole propria della religione cattolica, più idonea a soddisfare le odierne necessità spirituali della Chiesa e del genere umano?».

Schermata 06-2456816 alle 21.09.01

  Venerabili Fratelli, al fine di cogliere più abbondanti frutti da queste nostre tanto consolanti riflessioni, indugiamo alquanto nella contemplazione dell’intima partecipazione avuta dal Cuore del Salvatore nostro Gesù Cristo alla sua vita affettiva umana e divina, durante il periodo della sua vita terrena, e della partecipazione che Esso ha al presente ed avrà per tutta l’eternità. È alle pagine del Vangelo che noi domanderemo principalmente la luce per inoltrarci nel santuario di questo Cuore divino, dove potremo ammirare con l’Apostolo delle genti: «immensa ricchezza della grazia [di Dio], nella benignità verso di noi in Cristo Gesù». Continua a leggere

Non è un fantasma il Dio del tabernacolo!

In occasione della Solennità del Corpo e Sangue del Signore, pubblichiamo ampi stralci del bellissimo discorso pronunciato da Papa Pio XII, il 28 aprile 1939, ricevendo i partecipanti al Congresso Nazionale Italiano dei Sacerdoti Adoratori del Santissimo Sacramento.

piusmasss   Il Salvatore divino è con noi, non già come ombra fugace della fama e del nome che resta sulle tombe e sui monumenti dei grandi uomini che passano, ma quale Dio presente nella sua divinità e umanità, Dio nascosto nell’ombra dei pani mutati: ombra che Ci par di ravvisare in quelle tenebre del lago di Tiberiade, in quella notte che Cristo camminava sopra i marosi, e ai discepoli a fatica remiganti parve fantasma. No, non è un fantasma il Dio dei tabernacoli che adoriamo. É quel medesimo che allora disse ai pavidi discepoli: Abbiate fiducia; sono io, non temete. É quel medesimo che dice: Eccomi con voi tutti i giorni fino alla consumazione dei tempi.

Continua a leggere