Alle radici della vita sacerdotale di Pio XII

Schermata 2016-05-26 alle 20.02.38La Chiesa Nuova, o Santa Maria in Vallicella, a Roma, era assiduamente frequentata dal giovane Eugenio Pacelli, che, a contatto con le memorie di San Filippo Neri, formò la sua pietà liturgica e il suo spirito di generosa carità, a pochi passi dalla casa dove nacque e crebbe in famiglia.

Questa Chiesa conobbe le primizie del suo apostolato di giovane sacerdote, dedito ad impartire lezioni di catechismo ai bambini e soprattutto al ministero della Confessione. Ancora oggi è ben visibile il suo confessionale, su cui è stata apposta una piccola targa che lo ricorda.

Nel mese di giugno, dedicato al Sacro Cuore, il Comitato Papa Pacelli – Associazione Pio XII desidera, proprio in questa splendida Chiesa, ricordare il grande cuore di Pio XII, il suo zelo sacerdotale, con una solenne cerimonia.

Lunedì 13 giugno 2016 alle ore 18.30, dopo il saluto del Padre Preposito dell’Oratorio di Roma, P. Rocco Camillò, P. Marc Lindeijer, Vicepostulatore della causa, ci presenterà un celebre discorso tenuto dal Card. Eugenio Pacelli nel 1936, su “Il sacro destino di Roma”.
Alle ore 19.00 S.Em. Rev.ma il Cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore, celebrerà la Santa Messa, durante la quale terrà l’omelia, dedicata a “Pio XII: radici della sua vita cristiana e sacerdotale”.

Sarà l’occasione per risentire insieme la voce del Pastore Angelico, nel cuore della “sua” città di Roma, e affidarci così alle sue preghiere di padre.

Qui la locandina dell’evento.

Non è un fantasma il Dio del tabernacolo!

In occasione della Solennità del Corpo e Sangue del Signore, pubblichiamo ampi stralci del bellissimo discorso pronunciato da Papa Pio XII, il 28 aprile 1939, ricevendo i partecipanti al Congresso Nazionale Italiano dei Sacerdoti Adoratori del Santissimo Sacramento.

piusmasss   Il Salvatore divino è con noi, non già come ombra fugace della fama e del nome che resta sulle tombe e sui monumenti dei grandi uomini che passano, ma quale Dio presente nella sua divinità e umanità, Dio nascosto nell’ombra dei pani mutati: ombra che Ci par di ravvisare in quelle tenebre del lago di Tiberiade, in quella notte che Cristo camminava sopra i marosi, e ai discepoli a fatica remiganti parve fantasma. No, non è un fantasma il Dio dei tabernacoli che adoriamo. É quel medesimo che allora disse ai pavidi discepoli: Abbiate fiducia; sono io, non temete. É quel medesimo che dice: Eccomi con voi tutti i giorni fino alla consumazione dei tempi.

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Il Rosario: come la fionda nella mano di Davide

Il 15 settembre 1951, Papa Pio XII firmava l’enciclica Ingruentium Malorum, sulla recita del Santo Rosario. La speranza del Papa era quella che i fedeli potessero riscoprire «l’eccellenza, il valore e la salutare efficacia» della preghiera mariana, e «possano compiere questo fruttuoso ufficio con la maggior diligenza possibile, e il santo rosario sia da essi sempre più convenientemente stimato e diffusamente praticato». Nel Rosario – sopratutto recitato in famiglia – Pacelli riponeva assoluta fiducia contro «le veramente tristi condizioni dei nostri tempi», e il riferimento del Papa era sopratutto alle persecuzioni che nell’Est del mondo erano riservata ai cristiani, oltre che a quella tendenza – che già allora cominciava – della società ad allontanarsi sempre più dai valori della purezza. Con apostolica franchezza, Pio XII denunciava soprattutto «quella iniqua campagna che gli empi conducono a danno della candida innocenza dei fanciulli».
Ci pare che l’invito del Papa a riscoprire la bellezza della preghiera del Rosario sia assolutamente attuale, e del resto trovi eco fedele nelle parole dei suoi Successori, fino a Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI e, nel tempo presente, a Papa Francesco. In particolare, proprio in una recente occasione, il Papa ripeteva: «Voi pregate il Rosario tutti i giorni? La preghiera con Maria, in particolare il Rosario ha anche questa dimensione “agonistica”, cioè di lotta, una preghiera che sostiene nella battaglia contro il maligno e i suoi complici». D’altra parte, non mancano neanche oggi, non troppo lontano da noi, le persecuzioni – anche violente – nei confronti dei cristiani; nè si è arrestata la “campagna” – a volte istituzionalizzata – volta ad allontanare sempre di più proprio i più piccoli dai valori della purezza cristiana. Possiamo ancora credere, con il Venerabile Pio XII, che «non con la forza, non con le armi, non con la umana potenza, ma con l’aiuto divino ottenuto per mezzo di questa preghiera, forte come Davide con la sua fionda, la Chiesa potrà affrontare impavida il nemico».
child in prayer 2Pubblichiamo di seguito un estratto della lettera enciclica, dove si afferma in modo particolare l’importanza della recita del Santo Rosario nella vita familiare. Siamo certi così di assecondare anche l’intenzione del Santo Padre per la famiglia, nel tempo che ci separa dal Sinodo appena concluso a quello che si celebrerà tra un anno.

Benché non vi sia certamente un unico modo di pregare per poter conseguire questo aiuto, tuttavia Noi stimiamo che il rosario mariano sia il mezzo più conveniente ed efficace, come del resto viene chiaramente suggerito dall’origine stessa, più divina che umana, di questa pratica e dalla sua intima natura.

Che cosa infatti di più adatto e più bello dell’orazione domenicale (Padre Nostro) e del saluto angelico (Ave Maria), che formano come i fiori di cui s’intreccia questa mistica corona? Aggiungendosi, inoltre, alle ripetute preghiere vocali la meditazione dei sacri misteri, ne deriva l’altro grandissimo vantaggio, che tutti, anche i più semplici e i meno istruiti, hanno in ciò una maniera facile e pronta per alimentare e custodire la propria fede. E invero, dalla meditazione frequente dei misteri, l’animo attinge e insensibilmente assorbe la virtù che essi racchiudono, si accende straordinariamente alla speranza dei beni immortali, e viene fortemente e soavemente spronato a seguire il sentiero battuto da Cristo medesimo e dalla sua Madre. La recita stessa di formule identiche tante volte ripetute, nonché rendere questa preghiera sterile e noiosa, quale mirabile virtù, invece, possiede, come si può sperimentare, per infondere fiducia in chi prega e fare dolce violenza al cuore materno di Maria! Continua a leggere

Con Maria per le strade di Roma

La storia di Papa Pacelli ha luogo prevalentemente a Roma, a parte le brevi parentesi alla Nunziatura di Monaco di Baviera e poi di Berlino. Ed è una storia – questa storia romana di Papa Pio XII – che è accompagnata sin dalla più tenera infanzia dalla presenza materna della Madonna.

Schermata-03-2456719-alle-11.44.23Già dove Eugenio Pacelli nacque, il 2 marzo 1876, a Palazzo Pediconi, via degli Orsini, civico 34 – dove la famiglia abiterà soltanto per ancora quattro anni – due edicole della Madonna si specchiano, agli angoli dei due palazzi che fanno da ingresso a quella che una volta si chiamava via Monte Giordano. Particolarmente pregevole è quella ad angolo del palazzo proprio di fronte alla casa del piccolo Eugenio, con l’immagine della Vergine Maria che mostra Gesù, sorretta da due angeli. Chissà che davanti a quella immagine il futuro Pio XII non abbia pronunciato, magari inciampando qua e là nelle parole, qualcuna delle sue prime Ave Maria

chiesa_del_gesu_roma_madonna_new_1_high--1-Ma ad accompagnare la crescita di Eugenio è un’altra immagine, particolarmente cara ai romani. Si tratta della Madonna della Strada, conservata nella Chiesa del Gesù, a pochi passi dal Collegio Romano, dove il futuro Pontefice frequenta il regio-ginnasio «Ennio Quirino Visconti». Lì Pio XII aveva imparato dalla madre a pregare in ginocchio, sin da piccolino. L’immagine, risalente ad un periodo databile tra la seconda metà del XIII secolo e la prima metà del XVI, era già cara a Sant’Ignazio – l’autore di quegli «Esercizi Spirituali» che il Papa leggerà e rileggerà più volte, fino alla fine, in lingua originale.

Il 1894 è l’anno della vocazione al sacerdozio, che Eugenio avverte come definitiva in un ritiro presso il complesso di Sant’Agnese fuori le Mura, sulla Nomentana. Non possiamo esserne certi, ma non ci stupiremmo se la storia di quel ritiro – o comunque delle visite di Pio XII a quella chiesa tanto prediletta – fosse in qualche modo intrecciata al tenero affresco della Madonna che allatta il bambino, risalenSchermata 11-2456979 alle 09.41.18te al XV sec., nella cappella oggi dedicata alla Vergine del Rosario di Pompei, sulla sinistra.

Il 2 aprile 1899, don Eugenio è così ordinato sacerdote, e il giorno seguente celebra la sua prima Messa nella Basilica di Santa Maria Maggiore, precisamente all’altare di Maria Salus Populi Romani, nella Cappella Paolona, ove ancora una lapide – sulla sinistra di chi guarda – ricorda quel giorno. Secondo la tradizione, l’icona è opera nientemeno che dell’Evangelista San Luca, e fu portata a Roma da Elena, madre dell’imperatore Costantino, nel IV sec. d.C.

Da quella prima Messa, l’icona resterà per sempre legata allo storia di Pio XII, che a MaSchermata 11-2456979 alle 09.57.45ria Salus Populi Romani attribuirà la grazia della liberazione di Roma dall’occupazione nazi-fascita, onorandola con una solenne processione per le strade di Roma nel 1953, ed incoronandola solennemente in San Pietro l’anno successivo.

I primi anni del ministero pastorale di don Eugenio si svolgono tra Messe e Confessioni, spesso presso la Chiesa Nuova – Santa Maria in Vallicella,  non molto lontano da dove era nato, dove ancora è conservata viva la memoria di San Filippo Neri. L’altare maggiore conserva l’immagine trecentesca della Madonna che, nel 1535, avrebbe sanguinato dopo esser stata colpita con un sasso.

Schermata 11-2456969 alle 22.24.23Il resto è storia nota. La consacrazione espiscopale il 13 maggio 1917 – nelle stesse ore in cui la Madonna appare a Fatima per la prima volta ai tre pastorelli. Poi i primi viaggi diplomatici; la nunziatura a Monaco e poi a Berlino; segretario di Stato con Pio XII; e il conclave del 1939. Sempre con la Madonna nel cuore; cui consacrerà il mondo intero; che glorificherà proclamandone solennemente il dogma dell’Assunzione al cielo accanto al Figlio; cui dedicherà il primo anno mariano della storia della Chiesa. E chissà quante volte, nel silenzio della sua bella cappella, dinanzi alla bella statua della Madonna sempre ornata da fiori, avrà recitato quelle parole imparate dalla mamma:

Ave Maria, piena di grazia

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Vieni, o Spirito Creatore!

Nell’omelia per il XXV anniversario della sua Consacrazione episcopale, Papa Pio XII formulava una sentita preghiera allo Spirito Santo, traendo spunto dalle parole dell’inno Veni Creator, che viene intonato nella Solennità di Pentecoste. Proponiamo quelle parole all’attenzione di ciascun lettore, affinché possa farle proprie invocando dal cielo una rinnovata effusione dello «Spirito di consiglio e di fortezza».

Schermata 2015-04-25 alle 13.13.48O Spirito creatore, che, volando sulle acque dell’universo creato, rinnovasti la faccia della terra; tu che ai Romani presenti a Gerusalemme e ascoltanti la predica di Pietro (Act. 2, 10) facesti giungere il primo annunzio della verità e della salvezza; — ai figli di questa Roma, cuore del mondo, a cui Pietro più tardi con la sua vita di Apostolo e con la sua morte di martire doveva dimostrare la fermezza della sua fede, l’immobilità della sua speranza, la vastità del suo amore, «volgiti; e mira dal cielo e osserva e cura questa vigna e proteggi ciò che hai piantato di tua mano» (Ps. 79, 15 -16).

Scendi, o Spirito creatore. Sì. Tu sei già sceso, tu sei con noi; tu sei vicino alla Sposa di Cristo, tu sei la sua vita, la sua anima, il suo conforto, la sua difesa in ogni momento, e in particolar modo nei tempi dell’angustia e del dolore. Versa dall’alto tanta pienezza dei tuoi doni, che tutti, Pastore e gregge, irradino nel mondo il lume della loro fede, il sostegno della loro speranza, la forza del loro amore.

Per te, Spirito Illuminatore, Spirito di consiglio e di fortezza, le menti cristiane di ogni condizione, umile o alta, comprendano e sentano non solo la straordinaria gravità, ma anche la ponderosa responsabilità dell’ora presente, in cui un vecchio mondo, che tramonta nel dolore, ne sta generando uno nuovo. Rischiara a tutti, quanti portano in fronte il nome di Cristo, il sentiero angusto della virtù, che solo conduce a salvezza, affinché si scuotano dal sonno della indifferenza, della tiepidezza e della irresoluzione, e imprendano ad avanzare fuori dei disordinati avvolgimenti delle cose terrene.

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Come la luna, come il sole, come un esercito.

Schermata 05-2456781 alle 21.41.33In occasione del mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla devozione per la Madonna, pubblichiamo stralci di un discorso di Papa Pacelli pronunciato l’8 dicembre 1953.

Diletti figli e figlie, guardate Maria, «bella come la luca, pulchra ut luna». É un modo questo per esprimere la eccelsa bellezza di lei. Come deve essere bella la Vergine! Quante volte siamo stati colpiti dalla bellezza di un volto angelico, dall’incanto di un sorriso di bambino, dal fascino di uno sguardo puro! E certamente nel volto della propria Madre Iddio ha raccolto tutti gli splendori della sua arte divina. Lo sguardo di Maria! il sorriso di Maria! la dolcezza di Maria! la maestà di Maria, Regina del cielo e della terra! Come splende la luna nel cielo oscuro, così la bellezza di Maria si distingue da tutte le altre bellezze, che paiono ombre accanto a Lei. Maria è la più bella di tutte le creature. Voi sapete, diletti figli e figlie, quanto facilmente una bellezza umana, che è come l’ombra di un fiore, rapisce ed esalta un cuore gentile: che cosa dunque esso non farebbe dinanzi alla bellezza di Maria, se potesse contemplarla svelata, faccia a faccia! Continua a leggere

Il linguaggio della lacrime

Il 5 maggio, il Santo Padre Francesco presiederà in San Pietro una giubilare veglia delle lacrime, «segno visibile della misericordiosa mano del Padre tesa ad asciugare le lacrime» degli uomini di ogni tempo. In molte occasioni pubbliche Pio XII aveva rivolto il suo pensiero proprio alle lacrime dei fedeli, ai pianti più o meno nascosti, nella sofferenza della guerra prima e di un doloroso dopo guerra poi. Ancora nel 1957, nel radiomessaggio per gli auguri pasquali, scandisce lentamente: «Sa il Signore come vorremmo penetrare in ogni casa, passare attraverso tutte le corsie degli ospedali, sostare benedicenti accanto ad ogni culla, chinarCi con tenerezza su ogni sofferenza; vorremmo poter liberare tutti da ogni timore, per donare a tutti la pace, per riempire tutti di gaudio». Ma c’è un’altra legame tra la veglia presieduta da Francesco e Papa Pio XII. Per l’occasione, infatti, nella Basilica di San Pietro arriverà il reliquiario della Madonna di Siracusa: si tratta dell’effigie in gesso del Cuore Immacolato di Maria, che cominciò a lacrimare nell’estate del ’53. La notizia del prodigio arrivò subito al Papa, e Pacelli ne parlò con commosse parole nel messaggio per il Congresso mariano della Regione Sicilia, il 17 ottobre 1954, di cui riproponiamo di seguito il passaggio centrale.

madonna-delle-lacrimeSenza dubbio Maria è in cielo eternamente felice e non soffre nè dolore nè mestizia; ma Ella non vi rimane insensibile, che anzi nutre sempre amore e pietà per il misero genere umano, cui fu data per Madre, allorché dolorosa e lacrimante sostava ai piedi della Croce, ove era affisso il Figliuolo. Comprenderanno gli uomini l’arcano linguaggio di quelle lacrime? Oh le lacrime di Maria! Erano sul Golgota lacrime di compatimento per il suo Gesù e di tristezza per i peccati del mondo. Piange Ella ancora per le rinnovate piaghe prodotte nel Corpo mistico di Gesù? O piange per tant’i figli, nei quali l’errore e la colpa hanno spento la vita della grazia, e che gravemente offendono la maestà divina? O sono lacrime di attesa per il ritardato ritorno di altri suoi figli, un dì fedeli, ed ora trascinati da falsi miraggi fra le schiere dei nemici di Dio? A voi spetta di cooperare con l’esempio e con l’azione al ritorno dei profughi alla casa del Padre e di adoperarvi affinchè si chiudano al più presto le brecce aperte dai nemici della religione nella vostra Isola, fatta oggetto di cupido assedio.

Pio XII e la Santa Casa di Loreto

Schermata 2016-04-21 alle 16.40.36L’inizio del mese di maggio, «che la pietà del popolo cristiano ha voluto particolarmente consacrato al culto della Vergine Santissima» (Pio XII, Udienza, 10.05.1939), offre l’occasione per dare notizia di un importante ritrovamento negli Archivi della Santa Casa di Loreto, che contribuisce a illuminare ancora di più il legale filiale del Papa nei confronti della Vergine Lauretana.
Il ritrovamento (segnalato sulla rivista Il Messaggio della Santa Casa, n. 3 – marzo 2016, pag. 116) è quello di una lettera di Mons. Angelo Dell’Acqua, all’epoca Sostituto per gli Affari Ordinari della Segreteria di stato, datata 5 agosto 1957 – che possiamo qui riprodurre per gentile concessione di chi competente (v. foto a destra). Con la missiva, Mons. Dell’Acqua si premurava di segnalare all’Amministratore Pontificio della Basilica di Loreto quanto aveva appreso direttamente dal Papa, in merito ad una sua visita al Santuario nell’ottobre del 1900, in occasione della quale il giovane don Eugenio – sacerdote da poco più di un anno – aveva potuto celebrare la Santa Messa sull’altare nella Santa Casa.

Pio XII proclama il dogma dell'Assunzione • Cappella Americana

Pio XII proclama il dogma dell’Assunzione • Cappella Americana

La lettera, finora inedita, dà conferma, con precisione temporale, di quanto finora era affidato soltanto alla testimonianza di Mons. Primo Principi, Amministratore Pontificio della Basilica, che aveva ricordato la visita del celebre ospite nel discorso del 7 settembre 1957 per l’inaugurazione della nuova illuminazione della cupola. Mons. Principi, in quella data, avrebbe in realtà già dovuto ricevere la lettera di Dell’Acqua che parte dal Vaticano il 5 agosto, ma probabilmente non riuscì a leggerla per tempo, se nel suo discorso si limitò ad un generico richiamo agli «anni giovanili, quando venne qui a celebrare la Santa Messa, pochi mesi dopo l’ordinazione sacerdotale».
E pare che, in realtà, quello dell’ottobre del 1900 fosse stato solo un ritorno. Gli Annali della Santa Casa, infatti, pur solo nel 1954 annotano a riguardo del Pontefice: «Venne da fanciullo a Loreto. Tanto ci è stato attestato da persone ben degne di fede».

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San Giuseppe, artigiano

Schermata 04-2456776 alle 18.26.48Il 1^ maggio 1955, Papa Pio XII, incontrando in Piazza San Pietro i lavoratori cattolici, annuncia – sono parole sue – la «determinazione d’istituire — come di fatto istituiamo — la festa liturgica di S. Giuseppe artigiano, assegnando ad essa precisamente il giorno 1° maggio». Aggiungeva in quella circostanza: «Gradite, diletti lavoratori e lavoratrici, questo Nostro dono? Siamo certi che sì, perchè l’umile artigiano di Nazareth non solo impersona presso Dio e la Santa Chiesa la dignità del lavoratore del braccio, ma è anche sempre il provvido custode vostro e delle vostre famiglie». Al ricorrere di questa solennità, proponiamo ai nostri lettori la Preghiera che Papa Pacelli compose nel 1958, cui è annesso il dono dell’indulgenza parziale alle solite condizioni. Continua a leggere

Pio XII salvò due volte l’amico ebreo Ascarelli. Le scelte sconosciute di Papa Pacelli.

di Alessandro Notarnicola | dentro le Mura

Ascarelli-1Chi sostiene che Papa Pio XII non mosse un dito per salvare gli ebrei romani dimostra di non conoscere le pagine della storia, o comunque di non aver letto una delle più belle storie di amicizia mai ricordate tra un ebreo e un cattolico.
Compagni di scuola fra gli anni Ottanta e Novanta dell’800, uno incline a seguire la carriera ecclesiastica e l’altro destinato a diventare uno dei luminari più celebri del ’900 italiano, Albino Pacelli e Attilio Ascarelli saranno due protagonisti silenziosi della Roma “città aperta”.
Si tratta dell’uomo che ebbe l’ingrato compito di riesumare, studiare, ricomporre e riconoscere i 335 cadaveri delle Fosse Ardeatine.

Un’amicizia, quella tra Pio XII e il medico Ascarelli, che durò nel tempo e alla quale il luminare e la sua famiglia devono la fortunata sorte che spettò loro negli anni difficili delle leggi razziali e poi nel lungo inverno 1943-1944. La vicenda, in parte raccontata dalla figlia di Ascarelli, Silvana (nata nel 1905 dall’unione con Elena Pontecorvo, zia del regista Gillo), e conservata nell’archivio dello Yad Vashem, è riemersa grazie a un volume “I martiri ardeatini. Carte inedite 1944-1945″ di M. Contu, M. Cingolani e C. Tasca, pubblicato in occasione dei cinquant’anni dalla scomparsa di Ascarelli. Si tratta della dettagliata documentazione, in gran parte inedita, raccolta dall’anatomopatologo su ognuna delle vittime.

Eugenio e Attilio (di un anno più grande) frequentano per 8 anni il liceo Visconti di Roma nel periodo in cui il padre di Ascarelli, Tranquillo, è presidente dell’Università israelitica romana. Laureato in Medicina nel 1900, Attilio diventa prima docente di Medicina legale a Macerata, poi direttore dell’ambulatorio dell’Istituto di medicina legale di Roma, oltre che primario presso gli Ospedali Riuniti. Incarichi che è costretto ad abbandonare in seguito alle leggi razziali. Nella primavera del 1939, Eugenio, eletto Papa, interviene per trovargli un incarico alla Pontificia Università Gregoriana. Nei mesi precedenti, come confermato dai documenti dello Yad Vashem, Elena Ascarelli viene accolta, con la mamma e i figli al Convento del Sacro Cuore del Bambin Gesù a Roma. “Le suore – testimonia Elena – ci accettarono senza difficoltà. Dissi alla madre superiora che ero ebrea, ed ella informò la gente del convento che eravamo degli sfollati dalla Sicilia (il che era plausibile dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia). Pagavamo una retta relativamente bassa, e il trattamento, date le circostanze di allora era buono. Mia mamma ebbe una cameretta col bimbo di sei anni. Io stavo in un’altra cameretta con la figlia di 9 anni. Le due figlie maggiori erano in camerata. Il figlio Giorgio di 13 anni fu ospitato dal professor Ernesto Buonaiuti, ex prete. Era ben conosciuto come scrittore e filosofo liberale. Mio padre, per l’intervento del papa Pio XII, che era stato il suo compagno per 8 anni di ginnasio e di liceo, fu accettato dalla Università Gregoriana. Giorgio fu poi mandato nel collegio Cristo Re e studiava regolarmente. Io, con gli altri figli, rimasi nel convento fin dopo la liberazione di Roma avvenuta il 4 giugno 1944″.

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