San Giovanni Bosco, esempio per i genitori

Giovanni BoscoNel secondo centenario della nascita di San Giovanni Bosco, pubblichiamo di seguito le parole che Papa Pio XII pronunciò il 31 gennaio 1940, in un’udienza concessa a degli sposi novelli. In particolare il Papa indicava il modello del santo torinese ai futuri genitori, esortandoli ad imitare don Bosco nell’educazione dei figli.

Or è più di un secolo, in un meschino casale del Piemonte viveva con i suoi due fratelli un fanciulletto di condizione ben modesta. Rimasto precocemente orfano di padre, egli, che doveva poi essere chiamato il padre degli orfani, non ebbe, dunque, che le cure di sua madre. Con quanta saggezza però questa semplice contadina, senza istruzione ma guidata dallo Spirito Santo, educasse il suo figlio nel senso più completo e più alto della parola, si può dire che la Chiesa stessa lo abbia riconosciuto, elevando sugli altari colui di cui oggi si celebra la festa col nome di San Giovanni Bosco. Questo umile sacerdote, divenuto più tardi una delle glorie più pure della Chiesa e dell’Italia, fu un meraviglioso educatore e perciò la sua vita offre a voi, diletti figli e figlie, futuri padri e madri di famiglia, le più utili e salutari lezioni.

Quando Iddio affida un fanciullo a sposi cristiani, sembra quasi ripeter loro ciò che la figlia di Faraone disse alla madre del piccolo Mosé : « Prendi questo bambino e allevamelo» (Es., II, 9). I genitori nell’intenzione divina sono i primi educatori dei loro figli. Conviene tuttavia riconoscere che nelle attuali condizioni della vita sociale l’urgente preoccupazione del pane quotidiano rende loro talvolta difficile il pieno compimento di un così essenziale dovere.

Tale era pure la situazione quando Giovanni Bosco sognava già di aiutare e al bisogno di sostituire i genitori in questo loro grave officio. Che egli fosse provvidenzialmente destinato a siffatta missione, il suo cuore glielo diceva con un’attrattiva precoce; la sua anima ne ebbe come una rivelazione in un sogno dei suoi primi anni, nel quale vide animali selvaggi mutati subitamente in agnelli mansueti, che egli conduceva docili al pascolo. Per conoscere come egli traducesse in atto questo sogno occorre ricordare l’educazione che ricevette e quella che diede; l’una è in lui congiunta con l’altra; la madre che egli ebbe spiega in gran parte il padre che egli fu per gli altri.

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«Ora sono veramente prete»

Schermata 11-2456985 alle 12.39.50Testimonianza di Padre Gugliemo Hentrich,
per sedici anni membro della segreteria privata di Papa Pio XII.

Papa Pio XII amò la virtù della povertà e la esercitò per quanto la sua mansione di Papa glielo permetteva. Nell’appartamento privato indossava una veste molto semplice e usata, e la cambiava con una migliore solo quando riceveva persone di importanza o non appartenenti al circolo famigliare.
Ricordo che alcune persone insistettero con Madre Pasqualina* per avere come ricordo una veste usata del Santo Padre. Ma egli ne fece regalare una nuova, continuando a ritenere quella logora.
Una volta consegnai12shee al Santo Padre, da parte della Curia dei gesuiti, un indirizzo d’omaggio, che avevo posto in una grande busta, in cui il nome del Santo Padre era scritto con arte e ornamenti. Egli mi ritornò la busta dicendomi: «Tenete, potrete fare uso di questa busta un’altra volta».

* Suor Pascalina Lehnert, governante del Papa dal 1923 fino alla morte

(Positio, pag. 36)

Testimonianza di Suor Ignazia Caterina Kayser,
archivista e dattilografa alla
Nunziatura Apostolica di Berlino,
in servizio presso il Cardinal Pacelli.

La povertà del Cardinal Pacelli era proverbiale, veramente francescana. Sulla sua persona non si notavano cose superflue ed anche sul suo scrittorio c’era il puro indispensabile. L’ultimo viaggio che fece da Berlino a Roma lo fece in nigris*, senza alcuna distinzione episcopale. Con grande soddisfazione diceva: «Ora sono veramente prete».

* con la sola talare nera, abito piano dei sacerdoti

(Positio, pag. 70)

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«Shades of Truth». Un film su “lo Schindler vaticano”.

Shades of Truth è un film documentario con regia di Liana Marabini sul ruolo di Papa Pio XII, «lo Schindler del Vaticano», nelle operazioni per salvare gli ebrei negli anni della seconda guerra mondiale. Prodotto da Condor Pictures, il film sarà proiettato in anteprima mondiale in Vaticano, il prossimo 2 marzo, anniversario dell’elezione del Card. Pacelli. Qui il link al trailer pubblicato sul sito della casa produttrice; di seguito, invece, la notizia dal sito di Panorama (articolo di I. Ingrao, 27 gennaio 2015, cui tutti i diritti sono riservati).

PIO-XII-1030x615Tutta la verità su Pio XII in un film-inchiesta con un cast internazionale e una tesi di fondo: Papa Pacelli fu «lo Schindler del Vaticano». È quanto dimostra Shades of Truth (Sfumature di verità), il film che indaga sulla grande figura di Pio XII, per troppo tempo ritenuto il “Papa di Hitler”. Scritto e diretto dalla regista Liana Marabini, il film – che sarà presentato in anteprima mondiale il 2 marzo in Vaticano – vede la partecipazione, tra gli altri, degli attori Christopher Lambert, Gedeon Burkhard, David Wall, Marie-Christine Barrault, Giancarlo Giannini e Remo Girone.

100 mila pagine di documenti studiati
Prodotta da Condor Pictures, in associazione con Liamar Media World, la pellicola è basata sul contenuto di circa 100mila pagine di documenti e testimonianze poco note o inedite di ebrei sopravvissuti all’Olocausto, salvati dalla deportazione grazie all’intervento di Papa Pacelli, che la regista ha studiato per cinque anni. Un’attività diplomatica che permise di salvare la vita a 800.000 ebrei.
Le riprese sono state effettuate a Roma, Berlino, New York, Lisbona, in Vaticano e molti interni sono stati girati in provincia di Asti.

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La conversione di San Paolo e il matrimonio

damascus-roadNella festa della Conversione di San Paolo, pubblichiamo il testo del discorso che Pio XII tenne in questa occasione, nel 1940, rivolgendosi a coppie di sposi novelli.

San Paolo è chiamato nella liturgia per eccellenza «Maestro del mondo», «Mundi Magister» (Hym. in I Vesp. SS. Petri et Pauli, 29 Iun.). I suoi insegnamenti si indirizzano a tutti; tutti, dice S. Giovanni Crisostomo, dovrebbero conoscerli e meditarli assiduamente; ma, aggiunge, molti di quelli che ci circondano hanno da occuparsi della educazione dei figli, debbono aver cura della loro moglie e della loro famiglia, e non possono quindi applicarsi ad un simile studio. Procurate almeno, egli conclude, di mettere a profitto ciò che altri hanno raccolto per voi (Comm. in Ep. ad Komanos, Arg. ante Hom. I, n. I).

Le grandi lezioni di S. Paolo, concernenti specialmente il matrimonio, non possono essere esposte in un breve discorso. Ci limiteremo perciò a qualche punto tratto dalla conversione di lui. Saulo di Tarso, che aveva cooperato alla lapidazione del martire S. Stefano ed era un fiero persecutore della Chiesa nascente, munito di pieni poteri dal principe dei sacerdoti, si recava a Damasco per arrestare quanti cristiani vi avesse trovati, uomini e donne, e condurli legati a Gerusalemme. Ma, avvicinandosi a quella città, d’improvviso una luce del cielo gli sfolgoreggiò d’intorno, e, caduto a terra, udì una voce che disse: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» «Chi sei tu, Signore?» egli rispose. E il Signore a lui: «Io sono Gesù, che tu perseguiti ». Al tempo stesso Saulo, tremante ed attonito, più non vedeva. Ma dopo tre giorni il discepolo Anania fu inviato a lui da Dio, e subito caddero dai suoi occhi come delle scaglie, immagini dei veli di ignoranza e di passione che lo avevano fino allora accecato, e ricuperò la vista. Saulo persecutore non esisteva più; era divenuto Paolo l’Apostolo.

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Pio XII e «il confessore di Roma»

Schermata 11-2456985 alle 12.39.50Testimonianza di di Suor Pascalina Lehnert,
governante del Papa dal 1923 fino alla morte

Padre Felice Maria Cappello (1879 – 1962), gesuita, fu noto docente di diritto presso l’Università Gregoriana di Roma, ma la sua fama, nella Capitale, era dovuta soprattutto per l’assiduo “lavoro” nel confessionale, presso la Chiesa di Sant’Ignazio, dove trascorreva gran parte delle sue ore, tanto da meritare il titolo di “confessore di Roma”. Una volta, San Pio da Pietrelcina, chiede ai pellegrini romani: «Perché venite da me? A Roma avete Padre Cappello». È in corso la causa di canonizzazione, e il suo corpo riposa accanto al confessionale dove per quarant’anni si fece apostolo della misericordia di Dio.

Padre_Cappello_200x301Ricordo di aver visto diverse volte, in Vaticano, Padre Cappello, che veniva ricevuto da Pio XII e con Lui si intratteneva a colloquio, ma non so su quali argomenti. Un giorno, mentre, proveniente dall’appartamento privato del Santo Padre, lo accompagnavo verso l’uscita, Padre Cappello mi disse: “Ringrazi il Signore che le ha dato la grazia di poter essere vicina ad un così grande santo!”

Il Santo Padre, pur dormendo solo alcune ore e nutrendosi molto poco, lavorava alacremente tutto il giorno ed anche la notte, tanto da meravigliare che non subentrasse un collasso. In proposito, il Padre Cappello, parlando con me alla Gregoriana, ebbe a dire: «Si ha l’impressione che il papa si nutra di amore di Dio».

(Positio, pag. 86 e pag. 97)

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Al freddo come i suoi figli

Schermata 11-2456985 alle 12.39.50Testimonianza di Padre Gugliemo Hentrich,
per sedici anni membro della segreteria privata di Papa Pio XII.

125Nell’inverno 1943, a Roma scarseggiava il carbone e moltissimi ambienti non erano riscaldati. Anche il Santo Padre volle allinearsi a questo sacrificio, e dei tentativi fatti da alcuni famigliari di rendere meno rigida la temperatura non riuscirono graditi.
In quest’occasione, lo stesso Papa ebbe a dirmi che nella sua casa paterna, durante la sua infanzia e adolescenza, si passava l’inverno senza un vero riscaldamento; solo in una stanza vi era un piccolo braciere che consentiva riscaldarsi le mani.
Avendo appreso che in alcuni edifici della Curia Romana si faceva un po’ di riscaldamento, mi inviò dai Superiori desideroso com’era che anche su questo punto il Clero dovesse dare buon esempio. Solo ad un Cardinale molto anziano (97 anni) permise il riscaldamento.
Una buona signora aveva inviato al Papa una coperta con riscaldamento elettrico; egli, pur mostrando la sua gratitudine, non volle mai usarla.

(Positio, pag. 31)

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«Aprite le porte, salvate gli ebrei»

“Aprite le porte, salvate gli ebrei”: non è mai stata trovata e resa pubblica finora nessuna disposizione scritta con un simile invito di Pio XII in cui il Vaticano, tra il settembre 1943 e il giugno 1944, chiedesse esplicitamente di aprire le porte dei conventi e delle chiese romane ai perseguitati per motivi politici o razziali durante l’occupazione nazista.

Ora il ricercatore Antonello Carvigiani con un saggio pubblicato sulla rivista Nuova Storia Contemporanea, diretta dal professore Francesco Perfetti, ritiene però di aver trovato le tracce che portano a “un testo X”, ispirato con tutta probabilità proprio da Papa Eugenio Pacelli. Si tratterebbe, ipotizza Carvigiani, delle tracce evidenti di “un ordine scritto o orale, ma ugualmente consistente in una formula standard, fatto arrivare a tutte le case dei religiosi e delle religiose, alle parrocchie e ad ogni struttura ecclesiale presente a Roma affinché aprano le porte per dare rifugio ai ricercati”.

Lo studio delle inedite cronache dei monasteri di clausura romani dei Santi Quattro Coronati e di Santa Susanna relativi al periodo ottobre 1943-giugno 1944, se messe a confronto, “rivelano molte consonanze, tanto da far pensare che quei brani derivino da una fonte comune”, scrive Antonello Carvigiani: “Una fonte autorevolissima che chiede di aprire la clausura e di nascondere tutti i ricercati dai nazisti, soprattutto gli ebrei. Analizzando i testi, si può supporre che questa disposizione venga impartita dal Papa e arrivi oralmente ai due monasteri così come – studiando altre testimonianze – si può ipotizzare che giunga a tutte le istituzioni religiose di Roma”.

“Si può ipotizzare, dunque, che un biglietto scritto, preparato in centinaia di copie, venga distribuito in tutte le istituzioni religiose di Roma”, si legge nel saggio pubblicato da Nuova Storia Contemporanea. Sarebbe la ‘velina’ della Segreteria di Stato di Papa Pio XII di cui parlò il 17 aprile 2007 l’allora segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, che, però, non è mai stata resa pubblica.

In quell’occasione Bertone spiegò alla stampa che Pio XII il 25 ottobre 1943 siglò una circolare della segreteria di Stato, con la quale si forniva l’orientamento di ospitare gli ebrei
perseguitati dai nazisti in tutti gli istituti religiosi, di aprire gli istituti e anche le catacombe. Allora si era nel pieno della polemica tra Santa Sede e Israele per le didascalie aspramente critiche nei confronti di Pacelli esposte a commento di alcune sue foto collocate a Yad Vashem, il Mausoleo dell’Olocausto di Gerusalemme.

La razzia del ghetto romano avvenne il 16 ottobre 1943. Le monache dei Santi Quattro Coronati cominciano ad accogliere i rifugiati – come spiega la loro cronaca inedita – il 4 novembre, mentre le religiose di Santa Susanna aprono le loro porte – anche qui lo testimonia il loro registro – il 24 ottobre. “Le date, dunque, potrebbero essere favorevoli per dimostrare “l’esistenza di questa circolare della Segreteria di Stato”, annota Antonello Carvigiani.

“Sovrapponendo le due cronache dei monasteri, sembra che entrambe siano modellate sul calco di un testo precedente. Un testo X, dal quale discendono i memoriali di entrambi i monasteri – ipotizza Antonello Carvigiani. Il confronto tra le due cronache ci conduce ad una ipotesi del genere, che può essere rafforzata anche da una comparazione interna ai registri”.

Secondo la fondamentale indagine condotta dallo storico Renzo De Felice, durante la seconda guerra mondiale a Roma 4.447 ebrei trovano scampo in strutture ecclesiali, 2775 sono ospitati in case religiose femminili, 992 in quelle maschili, 680 in locali dipendenti dalle chiese.

Il Papa che fermò le “marocchinate”

Pubblichiamo di seguito un articolo di Americo Mascarucci sul Quotidiano online Intelligo, con il titolo originale Sulla beatificazione di Pio XII, il Papa che fermò le “marocchinate”, che dà conto di alcune recenti indagini dello storico Pier Luigi Guiducci. Sullo stesso tema – e in generale sul ruolo di Pio XII a difesa della città di Roma – si è tenuto un incontro di studio lo scorso 4 giugno 2014, a Roma, presso la sede della Curia Generalizia della Compagnia di Gesù; sul nostro sito è possibile, a questa pagina, leggere gli atti di quella giornata.

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Pio XII intervenne per fermare le “marocchinate” a Roma e nel resto d’Italia durante la seconda guerra mondiale. Lo storico Pier Luigi Guiducci, da sempre impegnato a sfatare il “mito nero” di un Pacelli amico dei nazisti ed antisemita costruito soprattutto in ambito comunista, fornisce nuovi documenti inediti sull’attività del Pontefice che guidò la Chiesa dal 1939 al 1958.

Stavolta però non si fa riferimento all’azione caritatevole di Pio XII in favore degli ebrei, ma ai suoi interventi rivolti a porre fine alle atrocità compiute dai marocchini, inquadrati nell’esercito francese che combatté al fianco degli anglo americani. Con il termine “marocchinate” si intendono gli stupri di massa compiuti dagli arabi a danno di donne, bambini, adolescenti di entrambi i sessi, suore, alle depredazioni di chiese e conventi, all’uccisione o alla mutilazione di sacerdoti, mariti, padri di famiglia, che tentarono di opporsi alle violenze e di difendere invano mogli, madri, figlie, sorelle.

Spesso anche gli uomini subivano violenze sessuali se giovani e piacenti. La zona in cui la furia dei marocchini si evidenziò con maggiore crudezza fu la Ciociaria dove, all’indomani del passaggio a Cassino, i comandanti francesi concessero campo libero ai soldati arabi per ripagarli dei successi conseguiti. Pio XII dopo aver appreso degli orrori compiuti dai marocchini a pochi chilometri da Roma, si attivò con proteste formali nei confronti degli alleati adoperandosi affinché la Capitale, ormai prossima all’essere liberata, fosse risparmiata da questa onta, che rischiava di rivelarsi addirittura peggiore dell’orribile sacco compiuto dai lanzichenecchi nel 1527. Continua a leggere

La “fede” del Papa

Schermata 11-2456985 alle 12.39.50Testimonianza di Suor Pascalina Lehnert, governante del Papa dal 1923 fino alla morte.

1932_photoUn conoscente, un giorno, regalò al Santo Padre un anello con un meraviglioso smeraldo; ma Pio XII non si decideva mai a metterlo. In occasione di una cerimonia solenne in San Pietro, pensammo di nascondere gli anelli semplici e così, all’ultimo momento, fu costretto a mettere quel bell’anello che avevamo preparato. Egli comprese il tiro che gli era stato fatto, prese l’anello ma girò lo smeraldo verso la palma della mano, in modo che non si vedesse.
Il giorno successivo fu ricevuta dal Papa la famiglia di un ambasciatore, fra i membri della quale vi era un ragazzo di otto anni. Questi, ad un certo momento, si fermò a guardare l’anello che il Santo Pare usava quotidianamente e, accortosi che conteneva una piccola pietra, disse al Papa: «Ma ieri a San Pietro portavi solo la fede!». Pio XII sul momento non capì, ma poi, riflettendo, comprese quanto il ragazzo voleva dire…

(Positio, pag. 113)

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Quei concistori «global» di Pio XII e Papa Ratzinger

di Andrea Tornielli
Vatican Insider)

Pio_XII_impone_la_berretta_cardinalizia_a_Giuseppe_SiriLa strada imboccata con decisione da Francesco ha un precedente nella grande «infornata» di nuove porpore del 1946: la testimonianza sui dubbi di Pacelli circa le nunziature e le diocesi «cardinalizie». E non si deve dimenticare il precedente dell’ultima «creazione» di Benedetto XVI.

L’indicazione di Papa Bergoglio, con l’annuncio dei nomi dei nuovi cardinali, è stata chiara e non ha bisogno di interpreti per essere capita. A proposito dell’internazionalizzazione del collegio cardinalizio, può essere richiamato alla memoria il grande concistoro indetto da Pio XII nel febbraio 1946, appena finita la Seconda guerra mondiale. Papa Pacelli, che non aveva creato cardinali durante il conflitto cioè durante i primi sei anni di pontificato, nomina trentadue nuovi porporati. È la creazione cardinalizia più numerosa della storia della Chiesa fino a quel momento e lo rimarrà fino al concistoro del 2001 indetto da Giovanni Paolo II.

Per Pio XII, poco avvezzo alle decisioni immediate e abituato a soppesare a lungo pro e contro, soprattutto nelle nomine, non è facile stendere l’elenco. «Più di una volta mi ha parlato della creazione dei nuovi cardinali», ha testimoniato al processo di beatificazione di Pacelli padre Wilhelm Hentrich, uno dei suoi segretari, «cosa per lui penosa, preoccupante, in quanto non facile era la scelta dei cardinali. Meditava sulla scelta da fare, chiedeva consiglio e la lista fatta subiva spesso sostanziali mutazioni. A quanto mi confidò, la preoccupazione era tale che lo perseguiva per settimane, nella notte e nel sonno».

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