«I vostri occhi, o Maria, ancora si volgono a noi…»

Con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus, nel 1950, il Papa Pio XII proclama solennemente come verità di fede che «l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». La Vergine Maria, spiega il Papa, «per privilegio del tutto singolare ha vinto il peccato con la sua concezione immacolata; perciò non fu soggetta alla legge di restare nella corruzione del sepolcro, né dovette attendere la redenzione del suo corpo solo alla fine del mondo». Il 1^ novembre di quell’anno, in occasione della proclamazione solenne del “nuovo” dogma in Piazza San Pietro, Pio XII recita questa preghiera, consegnata per sempre alla devozione dei fedeli.

O Vergine Immacolata, Madrassunzione2e di Dio
e Madre degli uomini!

Noi crediamo con tutto il fervore della nostra fede nella vostra assunzione trionfale in anima e in corpo al cielo, ove siete acclamata Regina da tutti i cori degli Angeli e da tutte le schiere dei Santi;
e noi ad essi ci uniamo per lodare e benedire il Signore, che vi ha esaltata sopra tutte le altre pure creature, e per offrirvi l’anelito della nostra devozione e del nostro amore.

Noi sappiamo che il vostro sguardo, che maternamente accarezzava l’umanità umile e sofferente di Gesù in terra, si sazia in cielo alla vista della umanità gloriosa della Sapienza increata, e che la letizia dell’anima vostra nel contemplare faccia a faccia l’adorabile Trinità fa sussultare il vostro cuore di beatificante tenerezza;
e noi, poveri peccatori, noi a cui il corpo appesantisce il volo dell’anima, vi supplichiamo di purificare i nostri sensi, affinchè apprendiamo, fin da quaggiù, a gustare Iddio, Iddio solo, nell’incanto delle creature. Continua a leggere

«Si apre un lembo luminoso di cielo»

Con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus, nel 1950, il Papa Pio XII proclama solennemente come verità di fede che «l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Il 1 novembre 1950, al termine del rito con cui il dogma è formalmente proposto alla Chiesa intera, il Papa rivolge alcune parole dense di fede ai fedeli che affollavano Piazza San Pietro. Le riproponiamo qui quasi integralmente, in preparazione dell’imminente festa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria al cielo (15 agosto).Cattura

Per imperscrutabile disegno divino, sugli uomini della presente generazione, così travagliata e dolorante, smarrita e delusa, ma anche salutarmente inquieta nella ricerca di un gran bene perduto, si apre un lembo luminoso di cielo, sfavillante di candore, di speranza, di vita beata, ove siede Regina e Madre, accanto al Sole della giustizia, Maria.

In questo giorno di letizia, da questo squarcio di cielo, insieme con l’onda dell’angelica esultanza, che si accorda con quella di tutta la Chiesa militante, non può non discendere sulle anime un torrente di grazie e d’insegnamenti, suscitatori fecondi di rinnovata santità. delusa, ma anche salutarmente inquieta nella ricerca di un gran bene perduto, si apre un lembo luminoso di cielo, sfavillante di candore, di speranza, di vita beata, ove siede Regina e Madre, accanto al Sole della giustizia, Maria.

Perciò a così eccelsa creatura Noi leviamo fidenti gli occhi da questa terra, in questo nostro tempo, tra questa nostra generazione, e a tutti gridiamo : in alto i cuori!

Alle tante anime inquiete ed angosciate, triste retaggio di una età sconvolta e turbolenta, anime oppresse ma non rassegnate, che non credono più alla bontà della vita e solo ne accettano, quasi costrette, l’istante, l’umile ed ignorata fanciulla di Nazaret, ora gloriosa nei cieli, aprirà visioni più alte, e le conforterà a contemplare a quale destino e a quali opere fu sublimata Colei, che, eletta da Dio ad essere Madre del Verbo incarnato, accolse docile la parola del Signore.

E voi, più particolarmente vicini al Nostro cuore, ansia tormentosa dei Nostri giorni e delle Nostre notti, sollecitudine angosciosa d’ogni nostra, ora, voi, poveri, malati, profughi, prigionieri, perseguitati, braccia senza lavoro e membra senza tetto, sofferenti di ogni genere e di ogni paese; voi a cui il soggiorno terreno sembra dar solo lacrime e privazioni, per quanti sforzi si facciano e si debbono fare, affine di venirvi in aiuto, — innalzate lo sguardo verso Colei, che prima di voi percorse le vie della povertà, del disprezzo, dell’esilio, del dolore, la cui anima stessa fu trafitta da una spada ai piedi della Croce, ed ora fissa non titubante l’occhio nell’eterno lume.

A questo mondo senza pace, martoriato dalle reciproche diffidenze, dalle divisioni, dai contrasti, dagli odi, perchè in esso è affievolita la fede e quasi spento il senso dell’amore e della fraternità in Cristo, mentre supplichiamo con tutto l’ardore che l’Assunta segni il ritorno del calore d’affetto e di vita nei cuori umani, non Ci stanchiamo di rammentare che nulla mai deve prevalere sul fatto e sulla consapevolezza di essere tutti figli di una medesima Madre, Maria, che vive nei cieli, vincolo di unione per il Corpo mistico di Cristo, quale novella Eva, e nuova madre dei viventi, che tutti gli uomini vuol condurre alla verità e alla grazia del suo Figlio divino.

Qui il testo integrale.

«Vogliamo essere il Papa della Gioventù»

gmg-2016-ita_smallAd un anno dalla Giornata Mondiale della Gioventù che si celebrerà a Cracovia dal 26 luglio del 2016, pubblichiamo alcune parole rivolte da Papa Pio XII ai giovani in occasione di un incontro a Roma, l’8 dicembre 1947. Al di là del linguaggio che oggi ci sembra distante, siamo sicuri che il messaggio è ancora capace di incoraggiare il cuore dei giovani ad un apostolato oggi tanto più urgente di allora.

Grande è la Nostra letizia nell’accogliervi, diletti figli, Gioventù cattolica della Roma eterna, Gioventù della Nostra diocesi. Voi volete essere la Gioventù del Papa. Ebbene, Noi vogliamo essere il Papa della Gioventù. Giovane e vecchio non si misurano dal numero degli anni. È giovane e resta giovane chi crede e confida, chi osa e agisce.

L’avvenire è della gioventù, ma della gioventù che avrà saputo conquistarlo e dominarlo. A più forte ragione deve appartenere a voi, che volete essere una milizia di avanguardia della Gioventù cattolica d’Italia, che volete marciare in prima fila, quando si tratta di conservare Dio alla vostra cara patria.

Coscienti della vostra missione, voi attendete da Noi la consegna. Eccola: l’ora presente ve la detta in forma perentoria, come un triplice monito: chiari principi, coraggio personale, unione indissolubile della religione e della vita.

Chiari principi. Noi vediamo brillare nei vostri sguardi, sentiamo vibrare nelle vostre voci l’entusiasmo che trabocca dai vostri cuori: per Cristo, per la Chiesa, per il Papato. Ma instabile è l’entusiasmo del solo sentimento; superficiale ed effimero è il fervore frutto di sola abitudine. Se non si vuole che quel bell’entusiasmo si sgonfi un giorno come un pallone nelle mani di un fanciullo, bisogna che esso sorga da una convinzione chiara e forte. Bisogna che voi abbiate dell’oggetto della vostra fede una cognizione ragionata e profonda. Bisogna che questo oggetto vi apparisca nello splendore della sua verità, della sua purezza, della sua potenza, nella pienezza delle sue esigenze. Bisogna che voi sappiate perchè la dottrina cattolica ha la ragione dalla sua parte.

Così non si vedranno più, in mezzo a voi, quei giovani incostanti che, dopo aver trascorso piamente gli anni dell’adolescenza, cominciano ben presto a dubitare, a vacillare, forse anche a staccarsi dalla Chiesa, unicamente perchè il loro pensiero è gravato da equivoci e da ignoranza nelle cose della fede, perchè il loro misero corredo in materia religiosa consiste in nozioni vaghe, incomplete, imprecise, che con l’età si fondono come neve al sole. Perciò voi dovete essere capaci di rendere ragione delle vostre convinzioni; dovete esser giovani forti, come querce saldamente piantate, non quasi canne sbattute dal vento, spiriti deboli che ogni difficoltà confonde e sconcerta. La scienza cattolica ha profondamente esplorato sotto ogni aspetto le questioni riguardanti la religione, la redenzione, la Chiesa. Tocca a voi far proprie le sue conclusioni, le sue soluzioni, le sue risposte, affinchè la vostra fede sia in voi viva e feconda. Tale è il vostro primo dovere.

foto-papa-Francesco-con-i-giovani-a-Castelpetroso-990x660Coraggio personale. Non vi meravigliate, diletti figli, se, parlando del coraggio, Noi vogliamo sottolineare precisamente la parola «personale». Formare un blocco solido, compatto, qual è il vostro, animato non da propositi di violenza, ma di doverosa e leale difesa dei più alti e sacri ideali, è senza dubbio cosa eccellente; gli uni sostengono gli altri, mutuamente, fraternamente, e in tal modo l’ardimento diviene più facile. Ma questo coraggio deve mostrarsi anche, se voi, in qualche luogo, in un determinato momento, per particolari circostanze, veniste a trovarvi in minoranza, in pochi, forse anche soli, di fronte ad avversari più numerosi ed audaci. Siete voi pronti a resistere fino all’ultimo, contro tutti, nell’affermazione della legge di Dio, nella difesa della fede e della Chiesa, — dobbiamo anzi oggidì aggiungere: nella tutela dell’ordine, del progresso e della pace sociale, ogniqualvolta il bene comune richiedesse la vostra collaborazione?

Unione indissolubile della religione e della vita. Non di rado la Chiesa dei primi secoli è stata chiamata e rappresentata come la «Chiesa delle catacombe», quasi che i cristiani di allora fossero stati soliti di vivere colà nascosti. Nulla di più inesatto: quelle necropoli sotterranee, destinate principalmente alla sepoltura dei fedeli defunti, non servirono anche come luoghi di rifugio, se non, forse, talvolta in tempi di violente persecuzioni. La vita dei cristiani, in quei secoli contrassegnati dal sangue, si svolgeva nel mezzo delle vie e delle case, all’aperto. Essi «non vivevano appartati dal mondo; frequentavano, come gli altri, il foro, i bagni, le officine, le botteghe, i mercati, le piazze pubbliche; esercitavano le professioni di marinai, di soldati, di coltivatori, di commercianti» (Tertulliano). Voler fare di quella Chiesa valorosa, pronta sempre a star sulla breccia, una società d’imboscati, viventi nei nascondigli per vergogna o per pusillanimità, sarebbe un oltraggio alla loro virtù. Essi erano pienamente consapevoli del loro dovere di conquistare il mondo a Cristo, di trasformare secondo la dottrina e la legge del divin Salvatore la vita privata e pubblica, donde una nuova civiltà doveva nascere, un’altra Roma doveva sorgere sui sepolcri dei due Principi degli Apostoli. E raggiunsero la mèta. Roma e l’Impero romano divennero cristiani.

La missione della Chiesa e di ognuno dei suoi fedeli è rimasta sempre la stessa: ricondurre a Cristo tutta la vita, la propria, la privata, la pubblica; non darsi tregua, finchè la sua dottrina e la sua legge non l’abbiano interamente rinnovata e plasmata. Egli è il nostro Signore, il nostro Re, la nostra pace. Anzi, quanto più violenti sono oggi gli sforzi della incredulità e della irreligione per allontanare Cristo e la sua Chiesa dal cammino della umanità, tanto più le file della milizia cristiana, e particolarmente della gioventù, debbono stringersi e combattere per i diritti sovrani di Cristo e la libertà della Chiesa, dai quali dipende non solo la eterna salute delle anime, ma anche la dignità e la felicità degli uomini sulla terra, l’ordine civile, la giustizia e la pace. Qui ogni vivisezione è mortale; non si uccide il cristiano, senza sopprimere con lo stesso colpo il cittadino e l’onesto uomo. Quando la vita cessa di essere cristiana, è esposta a cadere ben presto nella inciviltà e nella barbarie.

Diletti figli! Oggi noi festeggiamo il trionfo della Immacolata, che col suo piede verginale ha schiacciato il capo del serpente, e di cui la Chiesa canta la lode: Tu sola hai distrutto tutte le eresie, tutti gli errori, tutti i falsi sistemi, che promettono al genere umano di condurlo alla perfezione, di elevarlo al colmo della felicità, ed invece lo precipitano nell’abisso della corruzione e della rovina. Alla protezione di questa Vergine pura e forte, Madre di Dio e Madre nostra, Noi affidiamo voi, Giovani cattolici di Roma, e con voi la Gioventù cattolica del vostro Paese e di tutti i popoli, affinchè vi schieriate sotto il suo scettro, lottiate sotto il suo vessillo, avanziate senza timore sotto la sua guida. Ella, la Sede della sapienza, la Vergine fedele, la Vergine potente, l’Ausilio dei cristiani, la Regina della pace, vi porterà sicuramente alla vittoria.

Qui il testo completo.

Quando il Papa chiede scusa

Schermata 11-2456985 alle 12.39.50Testimonianza di Mons. Quirino Paganuzzi,
per 15 anni aiuto segretario dell’Anticamera Pontificia

5aIl Santo Padre aveva bisogno di un libro e lo aveva cercato insistentemente nel suo posto abituale, senza trovarlo. L’aveva spostato il Padre Hentrich*; e quando questi glielo disse, il Santo Padre esclamò: «L’ho cercato tanto, ho perso tanto tempo a cercarlo!». Saputo che Padre Hentrich era rimasto mortificato da queste parole, lo andò a cercare nel suo ufficio, si mise in ginocchio dinanzi al Padre e gli chiese perdono del dispiacere arrecatogli. Il Padre Henricht confuso di tanta umiltà si commosse fino alle lacrime.

(Positio, pag. 340)

* Padre Guglielmo Hentrich, sacerdote della Compagnia di Gesù, Consultore per la Sacra Congregazione della Dottrina della Fede, per 16 anni membro della segreteria privata di Pio XII

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Il Papa e i “non cattolici”

Schermata 11-2456985 alle 12.39.50Testimonianza di Antonietta Capelli,
fondatrice dell’Istituto «San Giovanni Battista» e di un’opera per “sacerdoti smarriti”

lightpopeTra i convenuti all’udienza concessa al gruppo, vi erano persone di ogni fede religiosa. Avevo chiesto in precedenza al Santo Padre il relativo permesso. Tutti rimanevano edificati dal suo spirito di carità, dalla delicatezza d’animo e dalla paternità con cui venivano trattati. Siccome il Papa sapeva che tra i presenti vi erano dei non cattolici, per non metterli in imbarazzo, egli diceva subito che dispensava tutti dal mettersi in ginocchio. Invece è avvenuto che molti, anche non cattolici, allorché il Papa si intratteneva a parlare con loro, si mettevano in ginocchio.

(Positio, pag. 314)

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L’opera di Pio XII a favore dei profughi e dei prigionieri di guerra

Pubblichiamo di seguito, per gentile concessione dell’Autore, il testo della relazione tenuta da Padre Giulio Cerchietti O.F.M., officiale della Congregazione per i Vescovi, in occasione della tavola rotonda presso il Centro Astalli di Roma, il 29 maggio scorso, sul tema La Santa Sede, i profughi e i prigionieri di guerra: l’opera di Papa PacelliCattura

… Le atrocità della Seconda Guerra Mondiale, non limitate all’aspetto militare della guerra, superarono di gran lunga e in modo addirittura incommensurabile quelle del 1914-18. Pio XII considerò la cosa come una sfida davanti alla quale non era lecito tirarsi indietro. Il problema non era se si dovesse aiutare ma come si potesse fare. E in ciò, come già detto Benedetto XV, non ebbe alcun ruolo l’appartenenza religiosa, etnica o nazionale delle vittime. Il Vaticano in questo caso nell’organizzare le misure d’assistenza, si avvalse naturalmente delle proprie esperienze acquisite nel campo della prima guerra mondiale. Pur tuttavia si trovò a dover affrontare forme e tipi del tutto nuovi di esigenze e necessità d’aiuto. Si trattò di affrontare emergenze di dimensioni enormi, di fronte alle quali non si sarebbe riusciti a nulla con i mezzi fino a quel momento sperimentati. Si cercarono vie nuove e strumenti diversi per poter ottenere i risultati perseguiti. Non mancò certo la disponibilità ad aiutare. Ma come tutti i fatti umani esiste un limite pur se angoscioso tra ciò che si vuole e ciò che si può concretamente realizzare. Nel nuovo conflitto un nuovo dramma emerge con la persecuzione delle idee politiche e l’instaurarsi di persecuzioni razziali. Va ricordato che dal punto di vista del diritto internazionale non esisteva alcun modello sul quale ci si potesse confrontare alfine di orientare un corretto intervento. Leggi tutto.

Pacelli e la saggia diplomazia nell’epoca dei totalitarismi

di Luca Rolandi
- Vatican Insider -

e18b45f0c4Si è svolta presso l’Università Europea di Roma, in collaborazione con l’Institut Catholique de Paris, la terza edizione della giornata di studi sulla politica internazionale della Santa Sede, incentrata quest’anno su “Eugenio Pacelli cardinale segretario di Stato di Pio XI (1930-1939)”. Un confronto tra esperti, ristretto e denso di contenuti.

La figura di Pacelli è stata sinora oggetto di una considerevole mole di studi e ricerche, specie per il periodo in cui fu nunzio apostolico a Monaco di Baviera e a Berlino tra il 1917 e il 1930 e poi Papa tra il 1939 e il 1958. Meno approfondita appare la fase intermedia in cui fu, appunto, chiamato da Pio XI alla guida della Segreteria di Stato.

All’iniziativa – coordinata da Laura Pettinaroli e Massimiliano Valente – hanno preso parte studiosi di diversa provenienza ai quali è stato chiesto di offrire il loro contributo, riguardo alle rispettive aree di competenza e contesti di ricerca, per far emergere con maggiore precisione il carattere, la personalità ed il concorso di Pacelli all’azione di governo della Chiesa tra le due guerre mondiali: le sue decisioni, il suo rapporto con il pontefice, con i membri del collegio cardinalizio, con i nunzi apostolici, ecc., sulla base della documentazione conservata negli archivi vaticani.

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Il Crocifisso di Papa Pio XII

Schermata 2015-05-31 alle 22.03.12Il culto al Sacratissimo Cuore di Gesù è intimamente connesso al culto della Croce. Sin dalle sue prime apparizioni a Santa Margherità, Gesù mostra il cuore che tanto amò il mondo portando la croce sulle spalle. Proprio Pio XII, nella grande enciclica su questa devozione, osserva: «Una fervida devozione verso il Cuore di Gesù alimenterà e promuoverà specialmente il culto alla sacratissima Croce, come pure l’amore verso l’augustissimo Sacramento dell’altare» (Haurietis aquas, 1956).

Eugenio Pacelli dovette cominciare ad amare Gesù crocifisso sin dalla più tenera età. Non vi sono testimonianza in proposito, ma è facile immaginare che – nelle sue documentate visite alla Madonna della Strada con la mamma, presso la Chiesa del Gesù – diverse volte la donna e il bambino si saranno fermati anche innanzi all’antico Crocifisso Maggiore venerato in quella chiesa della Compagnia di Gesù.

b5860a175d9e312b8d4175cc3d10dc55Certamente, invece, il giovane seminarista Pacelli imparò a nutrire una particolare devozione per il crocifisso all’ingresso dell’Almo Collegio Capranica, dove per circa un anno soggiornò insieme ad altri candidati al sacerdozio. Una pia tradizione del Collegio, infatti, vuole che ciascun seminarista entrando ed uscendo dal seminario baci quel crocifisso in legno, posto tra le due rampe di scale che portano al primo piano – ove una volta avevano sede le stanze dei ragazzi.

Doveva esserci un legame particolare tra quel crocifisso e il giovane Eugenio Pacelli, se è vero – come non c’è ragione di dubitare – quello che racconta Suor Pascalina nelle sue memorie, ricordando la visita del Papa all’Almo Collegio, il 21 gennaio 1957, in occasione della riapertura dopo una importate opera di ristrutturazione: «L’ascensore (che prima non esisteva) era già pronto, perché il Santo Padre non dovesse Schermata 2015-05-31 alle 22.03.36scendere a piedi le scale, quando il suo sguardo cadde sul grande Crocifisso che, al tempo dei suoi studi, ogni alunno, all’entrata e all’uscita, soleva baciare con grande rispetto e venerazione. Si diresse subito verso la scala, la discese e baciò il “suo” Crocefisso, come aveva fatto quando era giovane».

Ancora oggi, il Crocifisso del Collegio Capranica è lì a raccogliere il saluto degli alunni. Il piede è stato recentemente rivestito di metallo prezioso, per nascondere il legno che i baci, nelle diverse generazioni, hanno consumato. Un rescritto del Sommo Pontefice, lì affisso, ricorda il dono dell’indulgenza plenaria, in alcune feste dell’anno, per chi devotamente baci quell’immagine – alla quale, si legge in latino, «hanno spesso volto gli occhi gli alunni che si preparavano al sacerdozio, implorando la grazia della fedeltà al futuro ministero, e ancora oggi guardano gli alunni».

Schermata 2015-05-31 alle 22.04.07Sull’immagine, è ben visibile il segno della ferita al costato, con la scia di sangue, copioso, che dal quel Cuore aperto uscì, misto ad acqua. Se davvero – come ebbe a scrivere Pio XII nel 1956 – «nessuno capirà davvero il Crocifisso, se non penetra nel suo Cuore», c’è da credere che il giovane Pacelli tante volte avrà guardato quel Cuore trovando rifugio ed intelletto in esso.

(Per le foto, si ringrazia Monsignor Rettore dell’Almo Collegio Capranica per la cortese disponibilità).

LEGGI QUI LA PREGHIERA
DI PIO XII AL CROCIFISSO

«Ho sette figli e sono disoccupato»

Schermata 11-2456985 alle 12.39.50Testimonianza di Padre Virginio Rotondi,
della Compagnia di Gesù, fondatore e diretto dell’opera sociale «Oasi»

pope-pius-xiiUn giorno, il Padre Como, dei gesuiti, accompagnò un gruppo di lavoratori in una delle udienze speciali, che Pio XII concedeva numerosissime. Com’è noto, il Papa parlava, anche se brevissimamente, con ciascuno. Fu così che un operaio gli disse: «Ho sette figli e sono rimasto disoccupato». Il Santo Padre allora disse a Padre Como: «Mi mandi un appunto». Qualche giorno dopo io fui cercato da Pare Como, che mi chiese come avrebbe potuto far arrivare quell’appunto nelle mani del Papa. Io l’o preso e, ricordo, lo portai al magazzino privato per consegnarlo a Madre Pasqualina*, la quale, appena capì di che cosa si trattasse, esclamò: «Meno male! Sono tre giorni che il Santo Padre mi dice: “Deve arrivare un appunto, deve arrivare un appunto”.

(Positio, pag. 242)

* governante del Papa dal 1923 fino alla morte; durante il Pontificato si occupò anche della supervisione del Magazzino privato del Papa, che raccoglie i doni e le elemosine che da tutto il mondo arrivano al Santo Padre, per ridistribuirli ai più bisognosi.

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«Armatevi di Gesù Sacramentato!»

Pubblichiamo di seguito la traduzione dal portoghese di alcuni stralci di un’allocuzione tenuta da Papa Pio XII il 24 luglio del 1955. Il tono particolarmente intenso delle sue parole – quasi venissero di gettito, come orazione viva, dal cuore del Papa – le rende forse utile per quale spunto di meditazione e preghiera nella grande festa del Corpo e Sangue del Signore.

tumblr_mremzjsMLC1qluawko1_500La scienza dell’Eucaristia è luce e fuoco: luce che tende ad illuminare, fuoco che domanda di accendersi. Non lasciatevi scoraggiare, guardate molto in alto, perché illumini e infiammi tutto intorno a voi. Oggi ci sono nel mondo tenebre tanto dense di ignoranza! Tanto gelo di indifferentismo! Chi sa realmente che cosa sia l’Eucaristia-sacrificio e l’Eucaristia-comunione?

L’Eucaristia-sacrificio: il Calvario esteso nello spazio fino a riempire tutta la terra, esteso nel tempo fino alla fine dei secoli! Sul Calvario, nell’ora più augusta dell’universo, il sacrificio cruento, in cui il Figli di Dio incarnato operò, immolandosi, la redenzione del mondo! Nell’Eucaristia il medesimo sacrificio, rinnovato in modo incruento, ogni giorno duecento, trecento mila volte in altrettanti luoghi della terra.

«I cieli narrano la gloria di Dio»! E oggi che la scienza scopre tanti dei suoi incommensurabili abissi, quanto più potente risuona al nostro spirito questo inno alla gloria divina! Ma che cos’è tutto questo, che cos’è in confronto alla gloria letteralmente infinita che nel silenzio dei nostri altari rende all’Eterno Padre il Dio Eucaristico, immolandosi perennemente?

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