Quel vincolo misterioso tra Pietro e Cristo

Nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, pubblichiamo alcuni stralci dalle parole di Papa Pio XII – che del sepolcro dell’Apostolo Pietro curò le ricerche.

Statua_San_Pietro_300Tra Cristo e Pietro vive dal dì della promessa presso Cesarea di Filippo e dell’adempimento sul mare di Tiberiade un vincolo misterioso ma eminentemente reale, occorso una volta nel tempo, ma che affonda le sue radici negli eterni consigli dell’Onnipotente.
Il Padre celeste, che a Simone figlio di Giona rivelava il mistero della divina figliolanza di Cristo e lo rendeva così atto a rispondere con una aperta e pronta confessione alla domanda del Redentore, aveva fin dalla eternità predestinato il pescatore di Betsaida al suo singolare ufficio; e Cristo stesso non fece che compire la volontà del Padre, quando nella promessa e nel conferimento del primato usò espressioni, le quali dovevano fissare per sempre la unicità della posizione privilegiata attribuita a Pietro …
Voler creare una opposizione fra Cristo come Capo della Chiesa e il suo Vicario, voler vedere nell’affermazione dell’uno la negazione dell’altro, significa stravolgere le più chiare e luminose pagine del Vangelo.

[Discorso ai Cardinali, 2 giugno 1944]

Pius12coronationAbbiate fede : il patrocinio e l’esempio di Pietro e del grande Dottore delle genti, San Paolo, saranno validi ed efficaci per tutti voi.

San Leone Magno (come altri Padri della Chiesa) arriva a chiamare i due santi Apostoli, con immagine stupenda, gli occhi del corpo mistico, di cui capo è Cristo. Occhi fulgidi e splendidi, occhi paterni e misericordiosi, occhi benigni e vigili, occhi che seguono il nostro cammino spirituale, occhi che si rivolgono in basso per incoraggiare e animare, in alto per intercedere e implorare grazia a chi è ancora affaticato dalla procella pericolosa e dura della vita …
Conservate e tramandate questa speranza nella protezione dei Principi degli Apostoli, e con essa la devozione e l’attaccamento indefettibile, qualunque sia la Sua Persona, al Vicario di Cristo, successore di San Pietro.

[Udienza generale, 28 giugno 1939]

I palpiti del Cuore del Maestro

Il 15 maggio 1956, Papa Pio XII firma la grande enciclica sulla devozione al Sacro Cuore di Gesù, Haurietis Aquas, di cui proponiamo un ampio stralcio nel mese dedicato proprio a questa devozione. L’intenzione del Papa è quella – come egli stesso dichiara – di rispondere a quanti «nutrono ancora dei pregiudizi a riguardo [del culto al Sacro Cuore] e giungono persino a ritenerlo meno rispondente, per non dire dannoso, alle necessità spirituali più urgenti della Chiesa e dell’umanità nell’ora presente». Per Pio XII, al contrario, «il culto da tributarsi al Cuore Sacratissimo di Gesù è degno di essere stimato come la professione pratica di tutto il Cristianesimo»: si tratta, in sostanza, del «contenuto di ogni vera spiritualità e devozione cristiana» – come commenterà Benedetto XVI, nella lettera al Preposito Generale della Compagnia di Gesù nel 50esimo anniversario dell’enciclica. E a più di mezzo secolo dalla lettera di Papa Pacelli, le sue parole restano sempre attuali e, come spesso accade con la voce di Pio XII, pare quasi di cogliervi un’eco profetica: «Dinanzi allo spettacolo di tanti mali, che oggi, più che nel passato, travagliano individui, famiglie, nazioni e il mondo intero, dove mai Venerabili Fratelli, cercheremo il rimedio? Si potrà forse trovare una devozione più eccellente del culto al Cuore Sacratissimo di Gesù, più conforme all’indole propria della religione cattolica, più idonea a soddisfare le odierne necessità spirituali della Chiesa e del genere umano?».

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  Venerabili Fratelli, al fine di cogliere più abbondanti frutti da queste nostre tanto consolanti riflessioni, indugiamo alquanto nella contemplazione dell’intima partecipazione avuta dal Cuore del Salvatore nostro Gesù Cristo alla sua vita affettiva umana e divina, durante il periodo della sua vita terrena, e della partecipazione che Esso ha al presente ed avrà per tutta l’eternità. È alle pagine del Vangelo che noi domanderemo principalmente la luce per inoltrarci nel santuario di questo Cuore divino, dove potremo ammirare con l’Apostolo delle genti: «immensa ricchezza della grazia [di Dio], nella benignità verso di noi in Cristo Gesù». Continua a leggere

Non è un fantasma il Dio del tabernacolo!

In occasione della Solennità del Corpo e Sangue del Signore, pubblichiamo ampi stralci del bellissimo discorso pronunciato da Papa Pio XII, il 28 aprile 1939, ricevendo i partecipanti al Congresso Nazionale Italiano dei Sacerdoti Adoratori del Santissimo Sacramento.

piusmasss   Il Salvatore divino è con noi, non già come ombra fugace della fama e del nome che resta sulle tombe e sui monumenti dei grandi uomini che passano, ma quale Dio presente nella sua divinità e umanità, Dio nascosto nell’ombra dei pani mutati: ombra che Ci par di ravvisare in quelle tenebre del lago di Tiberiade, in quella notte che Cristo camminava sopra i marosi, e ai discepoli a fatica remiganti parve fantasma. No, non è un fantasma il Dio dei tabernacoli che adoriamo. É quel medesimo che allora disse ai pavidi discepoli: Abbiate fiducia; sono io, non temete. É quel medesimo che dice: Eccomi con voi tutti i giorni fino alla consumazione dei tempi.

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Francesco contro la leggenda nera su Pio XII

Radio Vaticana | 6.06.2017

Papa Francesco è intervenuto nuovamente contro la “leggenda nera” dei presunti silenzi di Pio XII. Lo ha fatto ieri nell’omelia pronunciata a Casa Santa Marta. Ma già altre volte ha parlato in difesa di Papa Pacelli. Il servizio di Sergio Centofanti:

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Alla fine della Seconda Guerra Mondiale era unanime la gratitudine delle comunità ebraiche per gli interventi di Pio XII in loro favore durante il nazismo. Cambiò tutto con l’uscita, nel 1963, dell’opera teatrale del drammaturgo tedesco Rolf Hochhuth, intitolata Il Vicario, promossa dalla propaganda sovietica per denigrare la figura del Pontefice, scomparso nel 1958, e la Chiesa cattolica in un delicato momento storico. La leggenda nera del silenzio di Papa Pacelli è nata in quell’anno.

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Vieni, o Spirito Creatore!

Nell’omelia per il XXV anniversario della sua Consacrazione episcopale, Papa Pio XII formulava una sentita preghiera allo Spirito Santo, traendo spunto dalle parole dell’inno Veni Creator, che viene intonato nella Solennità di Pentecoste. Proponiamo quelle parole all’attenzione di ciascun lettore, affinché possa farle proprie invocando dal cielo una rinnovata effusione dello «Spirito di consiglio e di fortezza».

Schermata 2015-04-25 alle 13.13.48O Spirito creatore, che, volando sulle acque dell’universo creato, rinnovasti la faccia della terra; tu che ai Romani presenti a Gerusalemme e ascoltanti la predica di Pietro (Act. 2, 10) facesti giungere il primo annunzio della verità e della salvezza; — ai figli di questa Roma, cuore del mondo, a cui Pietro più tardi con la sua vita di Apostolo e con la sua morte di martire doveva dimostrare la fermezza della sua fede, l’immobilità della sua speranza, la vastità del suo amore, «volgiti; e mira dal cielo e osserva e cura questa vigna e proteggi ciò che hai piantato di tua mano» (Ps. 79, 15 -16).

Scendi, o Spirito creatore. Sì. Tu sei già sceso, tu sei con noi; tu sei vicino alla Sposa di Cristo, tu sei la sua vita, la sua anima, il suo conforto, la sua difesa in ogni momento, e in particolar modo nei tempi dell’angustia e del dolore. Versa dall’alto tanta pienezza dei tuoi doni, che tutti, Pastore e gregge, irradino nel mondo il lume della loro fede, il sostegno della loro speranza, la forza del loro amore.

Per te, Spirito Illuminatore, Spirito di consiglio e di fortezza, le menti cristiane di ogni condizione, umile o alta, comprendano e sentano non solo la straordinaria gravità, ma anche la ponderosa responsabilità dell’ora presente, in cui un vecchio mondo, che tramonta nel dolore, ne sta generando uno nuovo. Rischiara a tutti, quanti portano in fronte il nome di Cristo, il sentiero angusto della virtù, che solo conduce a salvezza, affinché si scuotano dal sonno della indifferenza, della tiepidezza e della irresoluzione, e imprendano ad avanzare fuori dei disordinati avvolgimenti delle cose terrene.

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Quel filo d’oro tra Pacelli e Maria

Pubblichiamo di seguito l’omelia pronunciata da S.E. Rev.ma Mons. Giuseppe Sciacca, Segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, in occasione della Santa Messa celebrata a Roma, lo scorso 20 maggio, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, nel primo Centenario della Consacrazione Episcopale di Pio XII. La celebrazione – presso l’altare della Madonna Salus Populi Romani su cui don Eugenio Pacelli celebrò la sua prima Messa – è stata iniziativa del Comitato Papa Pacelli – Associazione Pio XII, e ad essa ha partecipato, come sacerdote concelebrante, Mons. Natalino Zagotto.

IMG_0806Cari Amici,

ci siamo dati stamani convegno in questa Cappella, dedicata alla Vergine Santissima, Salus Populi Romani – nella quale prima e dopo ogni suo viaggio, fa tappa puntuale ed esemplare di filiale, affettuosa devozione a Maria il nostro Santo Padre Francesco – in questa Cappella, che si incastona nel primo e più grande Santuario Mariano di Roma e del mondo – siamo qui, dicevo, per compiere un atto di memoria;
memoria, intesa non già come assolvimento di un dovere estrinseco nei confronti di una data e di un fatto passati e quindi già conclusi e definiti nella loro irrevocabilità;
memoria nell’accezione pregnante che la teologia e il mistero cristiano, rischiarato e reso efficace e vitale dal Cristo Risorto, conferisce a questo termine e a questo concetto;
memoria – anamnesi, cioè attualizzazione viva, fruttuosa di quel che si ricorda e di cui, appunto, si fa memoria; possibilità, offerta ai credenti in Cristo, di stabilire una misteriosa, una vera, autentica contemporaneità, una contemporaneità cioè salvifica con ciò che si commemora e che viene rappresentato e ripresentato nel presente eterno di Dio e nella Comunione dei Santi.

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Aiutaci, Maria, a custodire Gesù

PiusXII coronation Salus Populi Romani 1954A conclusione del mese mariano, pubblichiamo la Preghiera alla «Madonna dell’aiuto», composta da Papa Pio XII nel 1954, Anno Mariano. Nello stesso anno, Papa Pacelli aveva solennemente incoronato, nella Basilica di San Pietro, l’antica icona di Maria Salus Populi Romani, conservata nella Basilica di Santa Maria Maggiore (foto a lato). Dinanzi a quell’immagine, il Pontefice aveva celebrato la sua prima Santa Messa, dopo l’ordinazione sacerdotale, il 3 aprile 1899; a quell’immagine il Papa aveva consacrato la sicurezza di Roma, durante la seconda guerra mondiale; e al suo materno intervento aveva ricondotto la liberazione della città dall’occupazione nazista, nel giugno 1944, settanta anni fa (qui la notizia della celebrazione dell’anniversario). Così parlava nelle prime parole al popolo di Roma, dopo la liberazione: «Con indicibile riconoscenza noi veneriamo la Santissima Madre di Dio e Madre nostra, Maria, che al titolo e alle glorie di Salus populi romani ha raggiunto una nuova prova della sua benignità materna, che rimarrà in perenne memoria negli annali dell’Urbe». Continua a leggere

Pio XII e Fatima, l’appunto segreto sul “miracolo del sole”

Andrea Tornielli | Vatican Insider 12.05.2017

Tra le carte di Papa Pacelli il resoconto asciutto e notarile di quanto il Pontefice vide alla vigilia della proclamazione del dogma dell’Assunta, nel 1950: il globo solare roteava come accadde durante l’ultima delle apparizioni portoghesi.

28_10_1951_anterioreFino a pochi anni fa era una vicenda conosciuta ma senza un fondamento documentale. Nel 1950, poco prima di proclamare il dogma mariano dell’Assunzione di Maria con il suo corpo in cielo al momento della morte, l’ultimo dei dogmi proclamati dalla Chiesa cattolica, Pio XII assistette a un fatto straordinario. Mentre passeggiava nei giardini vaticani vide più volte allo stesso fenomeno verificatosi il 13 ottobre 1917 al termine delle apparizioni di Fatima, quando la folla accorsa accanto ai tre pastorelli in una giornata di pioggia, ad un tratto vide il sole roteare e avvicinarsi: i presenti poterono fissare questa strana “danza” senza accecarsi.

Del “miracolo” visto da Pio XII aveva parlato per primo, e unicamente, il cardinale Federico Tedeschini durante un’omelia. Nove anni fa, dall’archivio della famiglia Pacelli, è emerso un appunto autografo del Papa. Un testo inedito su quella visione. Si tratta di un appunto manoscritto vergato a matita sul retro di un foglio nell’ultimo periodo della vita del Pontefice, nel quale in prima persona Pio XII racconta ciò che gli era accaduto. Il resoconto è asciutto, quasi notarile, senza alcun cedimento al sensazionalismo. Papa Pacelli lo scrisse riutilizzando un foglio che sull’altra facciata portava alcune righe dattiloscritte per un’udienza: una conferma del carattere parsimonioso del Pontefice nato a Roma, che era solito spegnere lui stesso le luci nelle sale del Vaticano dopo le udienze e spesso riutilizzava le buste con il quale gli veniva recapitato il quotidiano programma delle udienze.

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L’ombra di Pio XII sulla fede in Dio del commissario Luigi Calabresi

di Alessandro Notarnicola

Calabresi“Col vostro movimento sorge nella Chiesa qualche cosa che in proporzioni così vaste non si era forse mai veduta finora. Noi salutiamo la comparsa di questa falange stabile e permanente, e insieme rinnovantesi a ogni avvicendarsi di giovinezze, che si propongono di vivere in un clima di ardimento e di effettiva prontezza a qualsiasi chiamata di Dio e della Chiesa”. Con queste parole Papa Pio XII il 23 novembre del 1952, nel tredicesimo anno del suo pontificato, si rivolgeva al neonato movimento Oasi che, costituitosi a Roma il 1º novembre 1950, giorno della proclamazione del dogma della Vergine Maria assunta in cielo, nel medesimo anno aveva ottenuto il riconoscimento ufficiale da parte della Congregazione per la Dottrina per la Fede (ex Sant’Uffizio).

“Se è vero che la famiglia è la cellula della società e che dalla ricostruzione di essa dipende il rinnovamento del mondo – proseguì il Papa rivolgendosi alle iscritte al Movimento – quale potente impulso una gioventù come la vostra potrà dare al conseguimento di un così alto e urgente fine! D’altra parte, la vostra consacrazione prepara le anime giovanili ad accogliere – quando il Signore la ispiri — la vocazione alla vita religiosa, che rimarrà sempre uno stato più perfetto di quello — anch’esso santo — del matrimonio”.

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Il Rosario: come la fionda nella mano di Davide

Il 15 settembre 1951, Papa Pio XII firmava l’enciclica Ingruentium Malorum, sulla recita del Santo Rosario. La speranza del Papa era quella che i fedeli potessero riscoprire «l’eccellenza, il valore e la salutare efficacia» della preghiera mariana, e «possano compiere questo fruttuoso ufficio con la maggior diligenza possibile, e il santo rosario sia da essi sempre più convenientemente stimato e diffusamente praticato». Nel Rosario – sopratutto recitato in famiglia – Pacelli riponeva assoluta fiducia contro «le veramente tristi condizioni dei nostri tempi», e il riferimento del Papa era sopratutto alle persecuzioni che nell’Est del mondo erano riservata ai cristiani, oltre che a quella tendenza – che già allora cominciava – della società ad allontanarsi sempre più dai valori della purezza. Con apostolica franchezza, Pio XII denunciava soprattutto «quella iniqua campagna che gli empi conducono a danno della candida innocenza dei fanciulli».
Ci pare che l’invito del Papa a riscoprire la bellezza della preghiera del Rosario sia assolutamente attuale, e del resto trovi eco fedele nelle parole dei suoi Successori, fino a Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI e, nel tempo presente, a Papa Francesco. In particolare, proprio in una recente occasione, il Papa ripeteva: «Voi pregate il Rosario tutti i giorni? La preghiera con Maria, in particolare il Rosario ha anche questa dimensione “agonistica”, cioè di lotta, una preghiera che sostiene nella battaglia contro il maligno e i suoi complici». D’altra parte, non mancano neanche oggi, non troppo lontano da noi, le persecuzioni – anche violente – nei confronti dei cristiani; nè si è arrestata la “campagna” – a volte istituzionalizzata – volta ad allontanare sempre di più proprio i più piccoli dai valori della purezza cristiana. Possiamo ancora credere, con il Venerabile Pio XII, che «non con la forza, non con le armi, non con la umana potenza, ma con l’aiuto divino ottenuto per mezzo di questa preghiera, forte come Davide con la sua fionda, la Chiesa potrà affrontare impavida il nemico».
child in prayer 2Pubblichiamo di seguito un estratto della lettera enciclica, dove si afferma in modo particolare l’importanza della recita del Santo Rosario nella vita familiare.

Benché non vi sia certamente un unico modo di pregare per poter conseguire questo aiuto, tuttavia Noi stimiamo che il rosario mariano sia il mezzo più conveniente ed efficace, come del resto viene chiaramente suggerito dall’origine stessa, più divina che umana, di questa pratica e dalla sua intima natura.

Che cosa infatti di più adatto e più bello dell’orazione domenicale (Padre Nostro) e del saluto angelico (Ave Maria), che formano come i fiori di cui s’intreccia questa mistica corona? Aggiungendosi, inoltre, alle ripetute preghiere vocali la meditazione dei sacri misteri, ne deriva l’altro grandissimo vantaggio, che tutti, anche i più semplici e i meno istruiti, hanno in ciò una maniera facile e pronta per alimentare e custodire la propria fede. E invero, dalla meditazione frequente dei misteri, l’animo attinge e insensibilmente assorbe la virtù che essi racchiudono, si accende straordinariamente alla speranza dei beni immortali, e viene fortemente e soavemente spronato a seguire il sentiero battuto da Cristo medesimo e dalla sua Madre. La recita stessa di formule identiche tante volte ripetute, nonché rendere questa preghiera sterile e noiosa, quale mirabile virtù, invece, possiede, come si può sperimentare, per infondere fiducia in chi prega e fare dolce violenza al cuore materno di Maria! Continua a leggere