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Francesco contro la leggenda nera su Pio XII

Radio Vaticana | 6.06.2017

Papa Francesco è intervenuto nuovamente contro la “leggenda nera” dei presunti silenzi di Pio XII. Lo ha fatto ieri nell’omelia pronunciata a Casa Santa Marta. Ma già altre volte ha parlato in difesa di Papa Pacelli. Il servizio di Sergio Centofanti:

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Alla fine della Seconda Guerra Mondiale era unanime la gratitudine delle comunità ebraiche per gli interventi di Pio XII in loro favore durante il nazismo. Cambiò tutto con l’uscita, nel 1963, dell’opera teatrale del drammaturgo tedesco Rolf Hochhuth, intitolata Il Vicario, promossa dalla propaganda sovietica per denigrare la figura del Pontefice, scomparso nel 1958, e la Chiesa cattolica in un delicato momento storico. La leggenda nera del silenzio di Papa Pacelli è nata in quell’anno.

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Un convegno a Roma il 2 marzo

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Come da tradizione, il Comitato Papa Pacelli – Associazione Pio XII ha inteso onorare la memoria di questo Venerato Pontefice nel giorno del suo genetliaco e della elezione al Soglio di Pietro con una iniziativa volta ad illustrare la sua multiforme e straordinaria opera di bene nel tragico periodo bellico e in quello successivo, che non fu comunque privo di difficoltà.
Nell’uno e nell’altro rifulsero le sue virtù umane e cristiane, le sue straordinarie doti pastorali, il suo chiaro ingegno, ma soprattutto il suo gran cuore, nel quale una costante unione con Dio alimentava la fiamma della carità.

L’appuntamento si è celebrato giovedì 2 marzo 2017, alle ore 17.00 presso la “Sala dei Papi”, adiacente al Convento dei Padri Domenicani in Santa Maria sopra Minerva (Piazza di Santa Maria sopra Minerva, 42 – Roma), ove si è tenuto il Convegno dal titolo:

“Pio XII: la leggenda nera sta per finire.
Nuove testimonianze e approfondimenti”

Dopo i saluti iniziali del Priore della Comunità Domenicana, Padre Riccardo Lufrani O.P., e l’introduzione ai lavori dell’Avv. Emilio Artiglieri, Presidente del Comitato Pacelli, è intervenuta la testimonianza di Donna Anita Garibaldi, pronipote di Giuseppe Garibaldi, la quale ha potuto riferire notizie interessanti, e finora poco note, circa la collaborazione del padre Ezio con il Papa, nell’opera di salvezza degli ebrei e dei perseguitati politici.

Il Diacono Domenico Oversteyns, della Famiglia dell’Opera, ha poi illustrato i dati delle sue ultime ricerche e documenti inediti circa gli ebrei rifugiati nei conventi dell’Urbe, con una relazione dal titolo: “Lo stato ad oggi della ricerca storica sull’attività di Pio XII a favore degli Ebrei a Roma”. Qui è possibile accedere a tutta la documentazione, al momento la più completa on line sul tema.

Il Prof. Livio Spinelli, Segretario di Suor Margherita Marchione, ha poi presentato un progetto editoriale per una pubblicazione che raccolga gli ultimi studi della stessa Suor Margherita, dal titolo assai significativo: “La mia ultima crociata”.

Il Prof. Giulio Alfano, della Pontificia Università Lateranense, infine, ha parlato del concetto di democrazia nel magistero di Pio XII, partendo dal Radiomessaggio del 1942 al Codice di Camaldoli (luglio 1943).

Moderatore dell’incontro è stato il Dott. Andrea Acali, del Quotidiano Internazionale on-line In Terris, su cui nei giorni scorsi è apparsa una fedele cronaca dell’evento.

Parallelamente al Convegno, a cura del Dott. Giovanni Cipriani, del Centro di Promozione del Libro è stata aperta una mostra con immagini e giornali dell’epoca, relativi all’inizio del Pontificato di Papa Pacelli.

Al termine, i partecipanti all’evento si sono recati nella Basilica di Santa Maria Minerva per un momento di preghiera di fronte all’immagine ivi collocata.

Scarica la locandina dell’evento

Bbc: “False notizie sul silenzio di Pio XII”

Federico Cenci | Zenit | 21 dic 2016

Dopo una pubblica denuncia, l’emittente britannica ha ammesso che un servizio andato in onda a luglio non ha dato peso “agli sforzi compiuti da Pio XII per salvare gli ebrei”

Schermata 11-2456966 alle 22.00.31Un nuovo piccolo ma significativo passo verso la verità storica della seconda guerra mondiale è stato compiuto in Gran Bretagna, ad opera della prestigiosa Bbc. Con un gesto di onestà intellettuale, l’emittente inglese ha ammesso che un suo servizio televisivo che accusava la Chiesa cattolica di essere rimasta inerte dinanzi alle persecuzioni degli ebrei da parte dei nazisti, era basato su false notizie.

Il servizio in questione è andato in onda lo scorso 29 luglio, nel tg serale, durante la visita di Papa Francesco ad Auschwitz in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù. Il giornalista che stava seguendo l’evento per conto della Bbc ha così commentato: “Il silenzio fu la risposta della Chiesa cattolica quando la Germania nazista demonizzò la popolazione ebraica e poi tentò di sradicare gli ebrei dall’Europa”.

Questa narrazione dei fatti è stata contestata con una denuncia formale da lord David Alton, parlamentare cattolico tra le fila dei liberali, e da padre benedettino Leo Chamberlain, storico ed ex direttore dell’Ampleforth College.

Lord Alton ha fatto presente alla Bbc che, ironia della sorte, parte del servizio di approfondimento sulla visita di Bergoglio è stato girato presso la cella di Auschwitz in cui fu internato San Massimiliano Kolbe, il quale, da sacerdote cattolico, fu arrestato dai nazisti per la sua opera di accoglienza di profughi e feriti sia cristiani che ebrei nonché per aver denunciato le atrocità del Terzo Reich sulla rivista che lui stesso fondò: Il Cavaliere dell’Immacolata.

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«Come l’arca di Noè»

Emilio Bonomelli | 21 ott 2016 | L’Osservatore Romano

Tra il 1943 e il 1944 la carità di Pio XII spalancò le porte di Castel Gandolfo a migliaia di profughi

SFOLLATI A CASTEL GANDOLFO - Febbraio 1944 (3).jpgLa guerra, stagnante da mesi sul fronte del Garigliano, sembrava ancora tanto lontana. Nulla riusciva a scuotere quel clima di torpida attesa. Il coprifuoco, le coscrizioni e i bandi che si succedevano in città, restavano qui pressoché ignorati.

Nella notte di Natale [del 1943] tutto il personale della villa pontificia s’era raccolto, come in una sola famiglia, con le guardie palatine, per la Messa celebrata dal venerando padre Stein, direttore della Specola, in un salone di palazzo Barberini. Ben pochi, fra i presenti, sapevano che, in quella stessa ora, un’altra Messa si stava celebrando a un breve tratto di strada, nella villa di Propaganda Fide, per un gruppo di rifugiati politici a cui s’erano aggiunte alcune famiglie di ebrei; che avevano anch’esse trovato un segreto asilo in quella grande casa, apparentemente deserta e unita ormai alla residenza pontificia, sotto la protezione degli stessi cartelli bilingui.

Il 22 gennaio 1944, sul far del giorno, si poté contemplare dall’alto del Belvedere, lo spettacolo del mare di Anzio, terso e lucente come non s’era mai visto, che formicolava di navi d’ogni grandezza. E da qui, per telefono, la notizia dello sbarco degli alleati giunse al Vaticano. [...]

Ma ben presto il panico investe gli animi. Le razzie, i bandi e gli arbitri di ogni sorta spargono il terrore. Dopo aver messo in salvo gli averi, le famiglie chiedono in massa un rifugio. Mentre sul portone del palazzo apostolico si affollano gli abitanti di Castel Gandolfo, all’estremità opposta della villa, dagli ingressi della fattoria, affluiscono quelli di Albano e dei paesi vicini.
Ben fortunati i castellani anche in questo privilegio: il Papa riserva a loro la sua dimora. Essi vi possono disporre, con la comodità consentita dalle circostanze, i propri alloggi. Divisione dei sessi, interi parentadi riuniti in otto o dieci per stanza, ma con acqua corrente, illuminazione, gabinetti di decenza: tutto quello che può offrire una residenza pontificia.

Dopo parecchi secoli il palazzo papale è ridiventato la rocca del castello, entro la quale il popolo si raccoglie e si prepara a un assedio, che nessuno può ora prevedere quanto sarà lungo e periglioso.
Quelli di Albano e della campagna circostante devono invece accontentarsi degli altri edifici della villa, delle costruzioni della fattoria, e delle varie dipendenze di essa. Ad assorbire una siffatta moltitudine, in cerca affannosa di un tetto, ben si presta la immensa villa di Propaganda Fide, separata soltanto da un basso muro da quella papale, a cui ora la collega un passaggio di fortuna, facendo un corpo solo con essa. E, a

Propaganda, poterono stiparsi, come fu rivelato poi da un censimento, non meno di 3500 persone, tra cui intere comunità religiose.

Castel Gandolfo, Francesco e la beatificazione di Pacelli

Bertello: l’Appartamento vaticano museo? Lasciamo cantare le passere

Alessandro Notarnicola | 22 ott 2016 | farodiroma.it
Pio XII nella Cappella della residenza estiva di Castel Gandolfo

Papa Pio XII nella Cappella della Madonna di Czestochowa, nella residenza estiva di Castel Gandolfo

Che a Papa Francesco non piacciano i palazzi è ormai ben chiaro a tutti, lo ha dimostrato il giorno della sua elezione quando ha lasciato le sue poche cose a Casa Santa Marta non permettendo che venissero aperte neppure le persiane dell’appartamento del Palazzo Apostolico in Vaticano troppo grande, dispersivo e solitario per i suoi gusti. Dalla scelta della piccola e modesta stanza di Santa Marta a restare in Vaticano per tutta l’estate è stato un attimo, difatti dal 13 marzo 2013 Bergoglio non si è recato in villeggiatura neppure una volta alla residenza estiva dei Papi di Castel Gandolfo se non per andare a far visita al suo Predecessore Benedetto XVI ritiratosi lì il 28 febbraio 2013 prima di trasferirsi definitivamente nel monastero Mater Ecclesiae in Vaticano.

Ci sono voluti tre anni ma la decisione è arrivata senza tardare poi così tanto. Nel piano della spending review bergogliana è stato infatti introdotto anche il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo che da oggi è ufficialmente aperto al pubblico. Dopo i Giardini di Villa Barberini e la Galleria dei Ritratti dei Pontefici, per la prima volta nella storia i più curiosi potranno visitare le segrete – nonché intime – stanze dell’Appartamento pontificio in un percorso ideato e gestito dai Musei Vaticani e fortemente voluto dagli abitanti della piccola cittadina che ai papi deve tutto il su fermento commerciale, economico e turistico.

Ma se Francesco decidesse di cambiare le cose persino in Vaticano? Se anche il Palazzo Apostolico venisse aperto al grande pubblico entrando a far parte degli alettanti e non tanto costosi pacchetti turistici dei Musei Vaticani? Se la sua Chiesa in uscita fosse anche questo?

Si è ironizzato molto sulla stampa in questi giorni su questa possibilissima eventualità ma il cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e dei rappresentanti delle istituzioni locali, interpellato dal FarodiRoma, ha risposto: “lasciamo cantare le passere, questa decisione del Santo Padre ha ben altri significati, molto più storici”.

Sì, ma quali Eminenza?

Papa Pio XII passeggia nei giardini della residenza estiva di Castel Gandolfo

Papa Pio XII passeggia nei giardini della residenza estiva di Castel Gandolfo

Papa Francesco ha avuto questo perché la gente possa visitare laddove i Pontefici passavano la loro vita quotidiana durante l’estate, è questo il significato primo, vedere la modestia dell’appartamento dove non si trovano cose molto lussuose. Poi, ritengo che il desiderio del Santo Padre sia di far conoscere alla gente anche dove Pio XII ha ospitato tanti rifugiati durante le guerra portando in salvo tante persone, prime le famiglie di ebrei perseguitati.

Questo si inserisce nel tormentato processo di beatificazione di Pacelli?

Ma certamente, non ho dubbi. A Castel Gandolfo furono migliaia gli ebrei e i civili a essere tratti in salvo in queste stanze, in questi atri, in questi spazi, ma anche a Roma quanti ne ha salvati? Porto l’esempio tipico: io sono stato Nunzio Apostolico in Italia e ho vissuto nella sede della Nunziatura italiana che negli anni passati era di proprietà di una famiglia ebrea che nel corso delle persecuzioni e del secondo conflitto mondiale è stata protetta dalla Chiesa e per gratitudine, in seguito alla Liberazione, decise di donare la sua proprietà al Vaticano e al Santo Padre che l’ha destinata alla Nunziatura. Inoltre, non meno importante risulta l’aneddoto della camera da letto del Papa che tra il 1942 e il 1944 fu più volte trasformata in una sala parto dove in quei mesi nacquero circa 50 bambini e molti di loro furono battezzati con il nome Eugenio come segno di riconoscenza delle famiglie verso il Papa.

Importanza solo storica o anche economica per Castel Gandolfo?

Beh, certamente, mi auguro di cuore che il desiderio del Papa risollevi l’economia di questa cittadina storica. Lo spero perché la gente che verrà qui si fermerà e sarà invogliata a vedere la bellezza di Castel Gandolfo ripercorrendo la storia e gli aneddoti che la uniscono irrimediabilmente alla storia dei Papi.

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Elie Wiesel, Pio XII, Papa Francesco. Quando il silenzio nasce dalla parola

di Alessandro Notarnicola • @Alessandro_news

Schermata 2016-07-29 alle 13.43.48Tre personalità diverse eppure accomunate da una stessa scelta: restare in silenzio davanti alle atrocità commesse dall’uomo verso l’altro uomo, forse perché aggiungere parole ad altre parole rischierebbe l’ottenimento di un effetto non voluto, banalizzare la storia. Quando padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, ha dichiarato che Papa Francesco ad Auschwitz e Birkenau non avrebbe pronunciato neppure una preghiera a voce alta, i media si sono chiesti la ragione per cui Bergoglio, il Papa della comunicazione, avesse scelto il silenzio a un grido di denuncia, di orrore e di misericordia verso coloro che ieri e oggi “fanno la guerra perché hanno perduto la pace”. Il Papa incurante delle critiche e degli interrogativi, che probabilmente gli saranno rivolti dai giornalisti sul volo di ritorno da Cracovia, con il suo silenzio di rispetto verso le vittime della Shoah e che contempla i morti del terrorismo odierno, ha voluto mostrare al mondo che non necessariamente il Vicario di Cristo in terra deve esprimersi con le parole per dire la sua. I papi non sempre parlano, ma ciò non significa che non intervengono.

Dal silenzio di Bergoglio alle tante, moltissime, parole non dette da Papa Pacelli, il Pontefice che ha vissuto la tempesta dei due conflitti mondiali, il primo in veste di Sottosegretario della congregazione per gli affari ecclesiastici straordinari e il secondo come Successore di Pietro, per decenni posto al centro di una querelle che di fatto rallenta il processo della causa di canonizzazione. Alcuni storici ritengono che i silenzi pacelliani siano stati più eloquenti e fruttuosi di quanto si possa credere: ed è infatti un dato chiaro e per niente discutibile il numero di persone che la Chiesa cattolica ha portato in salvo tra gli anni ’30 e gli anni ’40 del XX secolo. Solo nella città di Roma all’incirca 10.000-12.000 sopravvissero nascondendosi in chiese e stabili di proprietà della Santa Sede, Vaticano compreso. Allora ci domandiamo: questo dato è un silenzio o una parola?
A volte il silenzio è più fruttuoso della parola, lo ricorda anche Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2012. Gesù tacque sulla Croce, perché i papi non possono tacere? Continua a leggere

«Quella notte del 1944». Un’inedita testimonianza sul piano nazista per sequestrare Pio XII.

di Antonio Nogara | ® L’Osservatore Romano, 6.07.2016

Tra le carte di Antonio Nogara (1918-2014)— figlio di Bartolomeo, che fu direttore dei Musei vaticani dal 1920 fino alla morte nel 1954, e di Maria Albani, insegnante e traduttrice — il cugino Bernardino Osio ha ritrovato uno scritto inedito datato 11 marzo 2013. Il testo, che pubblichiamo per intero con lievi ritocchi formali, aggiunge un’importante testimonianza di prima mano sul progettato sequestro di Pio XII da parte dei nazisti durante il terribile inverno dell’occupazione di Roma.

19285_19285Nella Roma “città aperta” del 1943 e 1944 il linguaggio corrente annoverava, con molta frequenza, le parole allontanarsi, eclissarsi, imbucarsi, nascondersi, scappare, scomparire, con riferimento alle persone, e celare, mascherare, mimetizzare, occultare, rispetto alle cose; parole tutte in contrapposizione ad arresti, deportazioni, razzie, retate, requisizioni, sequestri, termini rivelatori dell’allora travagliata situazione.

Pur con l’afflusso di profughi in cerca di assistenza e rifugio, la sovrappopolata Urbe appariva quasi deserta. Pressoché totalmente aboliti passeggi, ricevimenti, intrattenimenti in genere; le “sortite”, talvolta ai limiti dell’avventura, erano destinate alla ricerca dello stretto necessario da reperire il più possibile vicino, percorrendo preferibilmente vicoli, stradine, piazzette ove contiguità di negozi, portoni e svincoli offrivano maggiori possibilità di occultarsi o vie di fuga.

A sera tutti a casa, intorno a gracchianti radio, di limitate e disturbate ricezioni, col volume al minimo, in cerca di informazioni, o impegnati, con familiari e condomini, in prolungate partite a briscola, scopa e giochi simili, ma sempre con le orecchie tese ad avvertire il pericolo incombente nel rumore sospetto del passo cadenzato di una ronda, un secco comando militare, il rumore di un veicolo, uno sparo… Continua a leggere

Pio XII contro Hitler: la guerra segreta

Mirella Serri | La Stampa, 31/05/2016

Una rete spionistica di religiosi messa in piedi dal Papa per prevenire le ostilità verso i cristiani e favorire un golpe a Berlino: il libro di uno storico americano

Schermata 2016-05-31 alle 19.37.04Il trapano faceva un rumore infernale nel cuore della notte, tanto che si provò a immergerne la punta nell’olio di oliva. Un odore di fritto si sparse così nella Biblioteca Apostolica, in Vaticano, dove si stavano forando le pareti per posizionare tra i preziosi volumi le microspie di uno dei primi e più sofisticati impianti d’intercettazione ambientale. Al lavoro, tra il 5 e il 6 marzo 1939, non c’era, però, una squadra di tecnici, ma un pull di gesuiti alle prese con una gigantesca macchina di registrazione regalata al Vaticano da Guglielmo Marconi. Pio XII registrò in questo modo l’abboccamento con quattro cardinali – di uno dei quali diffidava in quanto sospetto di simpatie hitleriane – su un tema scottante: come reagire alle ostilità dei nazisti contro i cattolici e la Chiesa tedesca.

Il passo successivo per papa Pacelli fu tentare il sabotaggio dei piani di Hitler. Proprio così: a far luce su una fino a oggi ignorata vicenda di 007 in tonaca è Mark Riebling nel libro Le spie del Vaticano (Mondadori, pp. 369, € 25). Attingendo a numerosi archivi, tra cui i National Archives and Records Administration statunitensi e quelli vaticani, lo storico ricostruisce dettagliatamente le trame con cui il Pontefice cercò di provocare la caduta del tiranno.

La prima mossa si verificò il 26 maggio 1941, quando i più alti esponenti dei gesuiti e dei domenicani tedeschi diedero vita a un clandestino «Comitato degli ordini» incaricato di rastrellare documenti e progetti bellici del Führer da tutte le fonti possibili, dalle centraliniste alle segretarie, ai funzionari di governo ostili al regime. Tramite religiosi che avevano avuto dal Papa la speciale dispensa per indossare abiti borghesi e «vivere al di fuori delle regole dell’ordine», si inviavano messaggi e dispacci Oltretevere, che a sua volta faceva in modo di farli pervenire a Londra e Washington.

Il Comitato aveva contatti con leader sindacali fuorilegge, con antinazisti cattolici, con personaggi di spicco dell’opposizione, da Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano tedesco, all’ammiraglio Wilhelm Canaris, capo del servizio segreto militare (entrambi giustiziati a Flossenbürg il 9 aprile 1945), a Ulrich von Hassel, ex ambasciatore a Roma, impiccato l’8 settembre 1944 dopo l’attentato a Hitler. Il pontefice prendeva in seria considerazione, come dimostra Riebling, l’eventualità di un colpo di Stato e si dichiarava disponibile a far da mediatore tra i cospiratori e gli Alleati.

Una delle iniziative più audaci, di cui proprio attraverso i canali vaticani vennero messi al corrente i britannici e gli americani, fu il sabotaggio, nel marzo 1943, del Condor Focke-Wulf su cui il Führer volava verso Smolensk. Una bomba era stata nascosta in un pacco di bottiglie di cognac ma non esplose. Ugualmente fallì un ufficiale kamikaze pronto a farsi saltare in aria durante una parata in presenza di Hitler.
Il principale tramite tra il movimento antinazista in Germania e Pio XII fu un avvocato bavarese, Josef Müller, che, scoperto e arrestato, venne aggregato al convoglio dei prigionieri illustri del Führer, le alte personalità di tutta Europa che, detenute da anni nei Lager del Reich, furono portate in Alto Adige per fungere da moneta di scambio con gli Alleati in vista della resa. Liberato a Villabassa nel dopoguerra, contribuì a fondare la Cdu, l’Unione cristiano-democratica.

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Pio XII salvò due volte l’amico ebreo Ascarelli. Le scelte sconosciute di Papa Pacelli.

di Alessandro Notarnicola | dentro le Mura

Ascarelli-1Chi sostiene che Papa Pio XII non mosse un dito per salvare gli ebrei romani dimostra di non conoscere le pagine della storia, o comunque di non aver letto una delle più belle storie di amicizia mai ricordate tra un ebreo e un cattolico.
Compagni di scuola fra gli anni Ottanta e Novanta dell’800, uno incline a seguire la carriera ecclesiastica e l’altro destinato a diventare uno dei luminari più celebri del ’900 italiano, Albino Pacelli e Attilio Ascarelli saranno due protagonisti silenziosi della Roma “città aperta”.
Si tratta dell’uomo che ebbe l’ingrato compito di riesumare, studiare, ricomporre e riconoscere i 335 cadaveri delle Fosse Ardeatine.

Un’amicizia, quella tra Pio XII e il medico Ascarelli, che durò nel tempo e alla quale il luminare e la sua famiglia devono la fortunata sorte che spettò loro negli anni difficili delle leggi razziali e poi nel lungo inverno 1943-1944. La vicenda, in parte raccontata dalla figlia di Ascarelli, Silvana (nata nel 1905 dall’unione con Elena Pontecorvo, zia del regista Gillo), e conservata nell’archivio dello Yad Vashem, è riemersa grazie a un volume “I martiri ardeatini. Carte inedite 1944-1945″ di M. Contu, M. Cingolani e C. Tasca, pubblicato in occasione dei cinquant’anni dalla scomparsa di Ascarelli. Si tratta della dettagliata documentazione, in gran parte inedita, raccolta dall’anatomopatologo su ognuna delle vittime.

Eugenio e Attilio (di un anno più grande) frequentano per 8 anni il liceo Visconti di Roma nel periodo in cui il padre di Ascarelli, Tranquillo, è presidente dell’Università israelitica romana. Laureato in Medicina nel 1900, Attilio diventa prima docente di Medicina legale a Macerata, poi direttore dell’ambulatorio dell’Istituto di medicina legale di Roma, oltre che primario presso gli Ospedali Riuniti. Incarichi che è costretto ad abbandonare in seguito alle leggi razziali. Nella primavera del 1939, Eugenio, eletto Papa, interviene per trovargli un incarico alla Pontificia Università Gregoriana. Nei mesi precedenti, come confermato dai documenti dello Yad Vashem, Elena Ascarelli viene accolta, con la mamma e i figli al Convento del Sacro Cuore del Bambin Gesù a Roma. “Le suore – testimonia Elena – ci accettarono senza difficoltà. Dissi alla madre superiora che ero ebrea, ed ella informò la gente del convento che eravamo degli sfollati dalla Sicilia (il che era plausibile dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia). Pagavamo una retta relativamente bassa, e il trattamento, date le circostanze di allora era buono. Mia mamma ebbe una cameretta col bimbo di sei anni. Io stavo in un’altra cameretta con la figlia di 9 anni. Le due figlie maggiori erano in camerata. Il figlio Giorgio di 13 anni fu ospitato dal professor Ernesto Buonaiuti, ex prete. Era ben conosciuto come scrittore e filosofo liberale. Mio padre, per l’intervento del papa Pio XII, che era stato il suo compagno per 8 anni di ginnasio e di liceo, fu accettato dalla Università Gregoriana. Giorgio fu poi mandato nel collegio Cristo Re e studiava regolarmente. Io, con gli altri figli, rimasi nel convento fin dopo la liberazione di Roma avvenuta il 4 giugno 1944″.

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“La Chiesa delle spie” e quei “prigionieri speciali” amici del Vaticano

di Alessandro Notarnicola
dentro le Mura

Schermata 2015-11-19 alle 20.03.32Una delle pagine più buie della storia del ’900 torna in questi giorni a far discutere e divide nuovamente le fila tra coloro che si ergono in difesa del pontificato di Pio XII e chi, condizionato da tesi storiche non del tutto documentate e documentabili, torna a confondere la storia della seconda metà del secolo scorso con toni romanzati, richiamando alla memoria produzioni cinematografiche di scarso rilievo storiografico.
Il mondo dell’editoria è sempre stato molto attento al pontificato di Pacelli e alla “lunga notte” dell’Olocausto. In queste settimane il panorama letterario si è arricchito di una nuova opera dello scrittore e storico americano Mark Riebling, Church of Spies. La Chiesa delle Spie. La guerra del Papa contro Hitler, che, dopo aver avuto accesso ad alcuni documenti custoditi negli archivi vaticani cui nessuno prima d’ora aveva potuto consultare, scrive di un Papa che lavorava nell’ombra per far crollare il nazionalsocialismo. Saranno tuttavia i documenti desecretati degli archivi vaticani a sancire la verità dei fatti e a chiarire finalmente la posizione che la Chiesa assunse in quegli anni.
La Chiesa per troppo tempo si è impegnata a difendere la figura di Pio XII da attacchi ignobili tesi a tratteggiare un Pontefice amico dei nazisti e disinteressato alle sorti cui versava l’Europa già a partire dal 1933, quando Pio XI (Papa fino al 1939) accolse la notizia della nomina a Cancelliere di Adolf Hitler con entusiasmo poiché era il primo politico estero a porsi in netto contrasto con il comunismo. Il suo successore, Papa Pio XII appunto, negli anni della Guerra fredda, in cui si sono contrapposti sul piano globale i due blocchi, fu soprannominato addirittura “Il Papa di Hitler” a causa della sua riluttanza nel condannare i crimini di guerra nazisti e del silenzio sulle atrocità commesse contro gli ebrei e le altre minoranze, ma ora si scopre che ha collaborato con la resistenza tedesca e per far crollare Hitler. Continua a leggere