Archivio tag: Pacelli

La fiducia del Natale

In occasione del suo primo Natale da Papa, il 24 dicembre 1939, Pio XII rivolgeva alla Curia romana il tradizionale augurio, invitando ciascuno ad alzare lo sguardo verso il Sole che viene, nonostante le umane tenebre. Il clima di quella circostanza – pochi mesi dopo l’invasione nazista in Polonia – chiarisce meglio il senso di quelle prime parole natalizie, che tuttavia risuonano sempre attuali: cambia la scena del mondo, ma restano ansie e preoccupazioni, pur diverse; ma resta uguale la certezza: il Signore viene. Sempre.

presepe1Il Nostro spirito si eleva con voi da questo mondo verso una sfera spirituale vivida della gran luce della fede; con voi si esalta, con voi gioisce, con voi si profonda nella sacra rimembranza del mistero e sacramento dei secoli, recondito e palese nella grotta di Betlemme, culla della redenzione di tutte le genti, rivelazione della pace fra il cielo e la terra, della gloria di Dio nel più alto dei cieli e di pace in terra agli uomini di buona volontà, inizio di un nuovo corso dei secoli, che adoreranno questo divino mistero, gran dono di Dio e gaudio della terra universa. Esultiamo, diremo a voi tutti con le parole del grande Nostro Predecessore il santo Pontefice Leone Magno: «Esultiamo nel Signore, carissimi, e rallegriamoci di gioia spirituale, perché è sorto per noi il giorno della redenzione…» (S. Leon. M., Sermo XXII. In Nativ. Dom. II, Cap. I, PL, 54, col. 193-194).

Continua a leggere

Castel Gandolfo, Francesco e la beatificazione di Pacelli

Bertello: l’Appartamento vaticano museo? Lasciamo cantare le passere

Alessandro Notarnicola | 22 ott 2016 | farodiroma.it
Pio XII nella Cappella della residenza estiva di Castel Gandolfo

Papa Pio XII nella Cappella della Madonna di Czestochowa, nella residenza estiva di Castel Gandolfo

Che a Papa Francesco non piacciano i palazzi è ormai ben chiaro a tutti, lo ha dimostrato il giorno della sua elezione quando ha lasciato le sue poche cose a Casa Santa Marta non permettendo che venissero aperte neppure le persiane dell’appartamento del Palazzo Apostolico in Vaticano troppo grande, dispersivo e solitario per i suoi gusti. Dalla scelta della piccola e modesta stanza di Santa Marta a restare in Vaticano per tutta l’estate è stato un attimo, difatti dal 13 marzo 2013 Bergoglio non si è recato in villeggiatura neppure una volta alla residenza estiva dei Papi di Castel Gandolfo se non per andare a far visita al suo Predecessore Benedetto XVI ritiratosi lì il 28 febbraio 2013 prima di trasferirsi definitivamente nel monastero Mater Ecclesiae in Vaticano.

Ci sono voluti tre anni ma la decisione è arrivata senza tardare poi così tanto. Nel piano della spending review bergogliana è stato infatti introdotto anche il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo che da oggi è ufficialmente aperto al pubblico. Dopo i Giardini di Villa Barberini e la Galleria dei Ritratti dei Pontefici, per la prima volta nella storia i più curiosi potranno visitare le segrete – nonché intime – stanze dell’Appartamento pontificio in un percorso ideato e gestito dai Musei Vaticani e fortemente voluto dagli abitanti della piccola cittadina che ai papi deve tutto il su fermento commerciale, economico e turistico.

Ma se Francesco decidesse di cambiare le cose persino in Vaticano? Se anche il Palazzo Apostolico venisse aperto al grande pubblico entrando a far parte degli alettanti e non tanto costosi pacchetti turistici dei Musei Vaticani? Se la sua Chiesa in uscita fosse anche questo?

Si è ironizzato molto sulla stampa in questi giorni su questa possibilissima eventualità ma il cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e dei rappresentanti delle istituzioni locali, interpellato dal FarodiRoma, ha risposto: “lasciamo cantare le passere, questa decisione del Santo Padre ha ben altri significati, molto più storici”.

Sì, ma quali Eminenza?

Papa Pio XII passeggia nei giardini della residenza estiva di Castel Gandolfo

Papa Pio XII passeggia nei giardini della residenza estiva di Castel Gandolfo

Papa Francesco ha avuto questo perché la gente possa visitare laddove i Pontefici passavano la loro vita quotidiana durante l’estate, è questo il significato primo, vedere la modestia dell’appartamento dove non si trovano cose molto lussuose. Poi, ritengo che il desiderio del Santo Padre sia di far conoscere alla gente anche dove Pio XII ha ospitato tanti rifugiati durante le guerra portando in salvo tante persone, prime le famiglie di ebrei perseguitati.

Questo si inserisce nel tormentato processo di beatificazione di Pacelli?

Ma certamente, non ho dubbi. A Castel Gandolfo furono migliaia gli ebrei e i civili a essere tratti in salvo in queste stanze, in questi atri, in questi spazi, ma anche a Roma quanti ne ha salvati? Porto l’esempio tipico: io sono stato Nunzio Apostolico in Italia e ho vissuto nella sede della Nunziatura italiana che negli anni passati era di proprietà di una famiglia ebrea che nel corso delle persecuzioni e del secondo conflitto mondiale è stata protetta dalla Chiesa e per gratitudine, in seguito alla Liberazione, decise di donare la sua proprietà al Vaticano e al Santo Padre che l’ha destinata alla Nunziatura. Inoltre, non meno importante risulta l’aneddoto della camera da letto del Papa che tra il 1942 e il 1944 fu più volte trasformata in una sala parto dove in quei mesi nacquero circa 50 bambini e molti di loro furono battezzati con il nome Eugenio come segno di riconoscenza delle famiglie verso il Papa.

Importanza solo storica o anche economica per Castel Gandolfo?

Beh, certamente, mi auguro di cuore che il desiderio del Papa risollevi l’economia di questa cittadina storica. Lo spero perché la gente che verrà qui si fermerà e sarà invogliata a vedere la bellezza di Castel Gandolfo ripercorrendo la storia e gli aneddoti che la uniscono irrimediabilmente alla storia dei Papi.

Leggi anche Pio XII e la Madonna Nera

«Anche se crollasse San Pietro»

Schermata 2016-06-13 alle 13.03.52Pubblichiamo di seguito il testo dell’introduzione di P. Marc Lindeijer, Vicepostulatore della causa, al Discorso su Il sacro destino di Roma, pronunciato dal Cardinal Pacelli nel 1936. La presentazione si è tenuta a Roma, presso la Chiesa di Santa Maria in Vallicella, il 13 giugno 2016, nel corso della celebrazione «Alle radici della vita sacerdotale di Pio XII» organizzata dal Comitato Papa Pacelli.

È stato il prima papa moderno, Pio XII, Pontefice delle masse e dei mass media. Ma è stato anche – almeno per il momento – l’ultimo vescovo romano di Roma. Riconosciuto subito come tale quando fu eletto: già al nome “Eugenio” la folla in Piazza San Pietro scoppiò in liete grida per dare il benvenuto a Papa Pacelli. La stessa partecipazione ci fu quando, quasi vent’anni dopo, morì. Fanno ancora commovente impressione i filmati del suo corteo funebre che scorreva lungo e lento nelle vespertine strade di Roma.

“Nostra città natale ed episcopale”, così Pio XII chiamò Roma davanti a 7.000 giovani degli istituti medi superiori della città, ricevuti in udienza il 30 gennaio 1949: “Nostra città natale ed episcopale, a Noi quindi doppiamente unita”, disse il Papa ai ragazzi che l’avevano salutato con grande entusiasmo, “in un crescendo di filiale esultanza ed affetto”, secondo la cronaca. Essi avevano, disse il Papa, “un duplice titolo … alla Nostra accoglienza cordialmente paterna”. Questo duplice titolo valeva infatti per tutti i romani. Basti vedere il numero di udienze concesse alle loro rappresentanze, basti vedere quanto spesso papa Pacelli parlasse di Roma per capire come la città gli fosse carissima. Nello stesso mese, il primo gennaio 1949, accogliendo in udienza il sindaco Rebecchini e gli assessori, il Papa lodò il loro lavoro di ricostruzione della città, ancora segnata dalla guerra, e di progressivo ritorno ad una normale vita, lavoro ispirato “alle millenarie e gloriose tradizioni religiose e civili dell’Urbe”. Vide un chiaro legame tra l’opera sociale, già propagata dall’imperatore Marco Aurelio, e l’amore vicendevole comandato da Gesù Cristo. “Possa questo amore”, augurò al sindaco di Roma il suo vescovo, “questo amore, che semina il bene e lo dispensa nella serena letizia del cuore, unire con indissolubili vincoli tutti i figli di Roma, gli amministratori e gli amministrati, quelli che danno e quelli che ricevono, avvicinandoli tutti a Dio!”.

Continua a leggere

Pacelli e la saggia diplomazia nell’epoca dei totalitarismi

di Luca Rolandi
- Vatican Insider -

e18b45f0c4Si è svolta presso l’Università Europea di Roma, in collaborazione con l’Institut Catholique de Paris, la terza edizione della giornata di studi sulla politica internazionale della Santa Sede, incentrata quest’anno su “Eugenio Pacelli cardinale segretario di Stato di Pio XI (1930-1939)”. Un confronto tra esperti, ristretto e denso di contenuti.

La figura di Pacelli è stata sinora oggetto di una considerevole mole di studi e ricerche, specie per il periodo in cui fu nunzio apostolico a Monaco di Baviera e a Berlino tra il 1917 e il 1930 e poi Papa tra il 1939 e il 1958. Meno approfondita appare la fase intermedia in cui fu, appunto, chiamato da Pio XI alla guida della Segreteria di Stato.

All’iniziativa – coordinata da Laura Pettinaroli e Massimiliano Valente – hanno preso parte studiosi di diversa provenienza ai quali è stato chiesto di offrire il loro contributo, riguardo alle rispettive aree di competenza e contesti di ricerca, per far emergere con maggiore precisione il carattere, la personalità ed il concorso di Pacelli all’azione di governo della Chiesa tra le due guerre mondiali: le sue decisioni, il suo rapporto con il pontefice, con i membri del collegio cardinalizio, con i nunzi apostolici, ecc., sulla base della documentazione conservata negli archivi vaticani.

Continua a leggere

«Di là verrà a giudicare i vivi e i morti»

Nel mese tradizionalmente dedicato alla memoria dei cari defunti e alla comunione dei santi, proponiamo alcune riflessioni che Pio XII condivise, il 17 febbraio 1942, sull’articolo del Simbolo Apostolico «Di là verrà a giudicare i vivi e i morti».

Ecco Cristo che siede Avvocato nostro alla destra del Padre. Egli non è più nella sua forma umana visibile in mezzo a noi, ma si degna di stare con noi invisibile sotto le specie del pane e del vino nel sacramento del suo amore fino alla consumazione dei secoli. É il gran mistero di un Dio presente e nascosto, di quel Dio che verrà un giorno a giudicare i vivi e i morti: inde venturus est iudicare vivos et mortuos. Continua a leggere

La Luce splende fra le tenebre

Negli anni della seconda guerra mondiale, Papa Pio XII prese l’abitudine – mantenuta poi negli anni successivi – di rivolgere, tramite la radio, un discorso rivolto a tutti i suoi figli sparsi nel mondo. Si tratta di messaggi che, sin da subito – dal 1941 -, discutono e propongono principi per una convivenza pacifica ed ordinata, da porre alla base dell’opera morale e materiale di ricostruzione postbellica. Ma si tratta di messaggi densi anche della tensione del Papa verso le popolazioni sofferenti, di qualsiasi nazionalità. Riproponiamo di seguito alcuni stralci di quei messaggi (dal 1941 al 1945) che ancora, nelle diverse ma egualmente gravi difficoltà dell’ora presente, incoraggiano a guardare al domani con la cristiana certezza che la Luce che è venuta nel mondo resiste nonostante ogni tenebra. Continua a leggere