Rassegna stampa

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Pio XII come Papa Francesco amava incontrare la gente

Angela Ambrogetti (ACI Stampa, 13 gen 2016)

derVeruntreuteHimmel100_v-ARDFotogaleriePio XII uomo della pace e Papa della guerra. É questo il titolo di un documentario prodotto da Rai Storia e firmato da Antonia Pillosio, per il ciclo “Italiani”.

50 minuti per raccontare la vita di un uomo prima che di un personaggio che ha sofferto gli strali della storia e le critiche di un mondo che spesso lo conosceva poco.

Il documentario si avvale di alcuni spunti biografici inediti grazie alla collaborazione con la postulazione, padre Peter Gumpel e il vice postulatore padre Marc Lindeijer, ma ci sono anche le voci di storici come Matteo Luigi Napolitano, Andrea Riccardi e Anna Foa che di Pio XII dice: “ E’ un Papa che ha cambiato nei fatti, se non nella teoria, quelli che erano i rapporti con gli ebrei. Non credo che senza questa opera di salvataggio si sarebbe potuti arrivare alle trasformazioni del Concilio Vaticano II”.

Il documentario è stato presentato in anteprima alla stampa nella Curia Generalizia dei Gesuiti a pochi passi da Piazza san Pietro, ed è stata una occasione per rileggere la storia anche grazie a documenti e lettere di suore che nell’epoca della guerra mondiale, tenevano diari proprio sulla assistenza ai rifugiati nei conventi per ordine del Papa. Come il diario delle Suore di Santa Maria Bambina o delle monache agostiniane del monastero dei Santi Quattro Coronati.

E’ poi ben documentato il lavoro della Santa Sede per il ritrovamento dopo la guerra delle persone scomparse. Fino al 1954 lavorarono a questo progetto 885 persone.

Uno dei temi più difficili da affrontare resta quello della causa di beatificazione come spiega padre Lindeijer:

Stiamo aspettando il miracolo per la beatificazione. Ogni anno riceviamo almeno due notizie di bellissimi miracoli, ma il problema è sempre far collaborare la gente. Perché non basta che ci sia un miracolo. L’importante è che poi ci sia tutto il processo a cominciare dal raccogliere le prove, le testimonianze. E non so perché ma la gente è sempre molto reticente a collaborare, forse hanno paura della stampa…

Che genere di miracoli?

Sono quasi sempre miracoli di guarigione

Allora per accellerare il processo di beatificazione bisogna fare un appello a coloro che ricevono delle grazie per intercessione di Pio XII?

Si, si per favore, per favore, portate le testimonianze e i documenti delle grazie ricevute!

Ma assodato il miracolo ci sarebbero altri problemi da affrontare? C’è sempre la annosa questione del rapporto con gli ebrei…

La opportunità della beatificazione non dipende da noi della postulazione, ma dipende dalla Santa Sede, dal Papa. E finora non abbiamo nessun motivo per pensare che Papa Francesco non farà la beatificazione quando ci sarà il miracolo approvato. Tutte le indicazioni sono positive. Anzi lui sembra essere abbastanza a favore della figura di Pio XII.

Quali sono gli aspetti che si conoscono di meno di Pio XII?

La sua vicinanza alla gente. Ed è una cosa che mi ha colpito molto quando ho visto il documentario di Rai Storia. La piazza gremitissima, direi molto più che adesso, la sua vicinanza alla gente. Le persone che lo volevano toccare, i bambini, sempre il sorriso. É un aspetto di questa figura che purtroppo abbiamo un po’ dimenticato. Quando pensiamo a Pio XII immaginiamo la figura severa, gerarchica, con la tiara e i paramenti. Invece è vero il contrario. Lui si è davvero speso per la gente.

Anzi qualcuno si lamentava perché stava troppo con la gente, sempre con tante udienze, sempre ad accogliere gruppi.

Un altro aspetto del pontificato di Pio XII è che ha scritto moltissime encicliche, spesso poco conosciute.

Si purtroppo. Perché si sa che nessun Papa è stato citato dal Concilio Vaticano II come Pio XII. Il suo magistero è stato determinante per il concilio. Pio XII è stato il primo Papa moderno. Non l’ultimo di una serie di principi, ma il primo Papa anche in contatto con la gente.

C’è qualche tema ecclesiale che lui aveva preconizzato ed ora si vede realizzato?

Sottolineerei questo: cosa ammiriamo in Papa Francesco? La sua vicinanza alla gente, e questo emerge anche in Pio XII. Il Papa era il pastore comune, e questo è il titolo che a lui piaceva tanto.

Il rapporto con la Germania era speciale?

Per capirlo basta andare alla chiesa di Sant’Eugenio a Roma, regalata al Papa per ringraziarlo per tutto ciò che aveva fatto Pacelli per il popolo sofferente della Germania dopo e durante la guerra.

Un Pio XII quasi inedito per il grande pubblico, ma che non sorprende chi ricorda che la stampa negli anni della guerra e dopo riportava spesso cronache delle udienze di Pio XII a diversi gruppi. E le immagini nel documentario non fanno invidia a quelle contemporanee degli incontri con Papa Francesco.

Scriveva Silvio Negro, capostipite dei vaticanisti, nel 1945: “Di solito quello che sorprende e tocca più da vicino i visitatori sono le espressioni di benevolenza e di benedizione che il Papa riserba alle famiglie”.

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Pio XII, Uomo della pace, Papa della Guerra, su Rai1

Giuseppe Brianza (LaCroce, 13 gennaio 2016)

Ieri sera su Rai Storia un nuovo documentario sul discusso Pontefice, nella trasmissione “Italiani” curata da Paolo Mieli. Diratade alcune ombre, ma ancora prevenzione su di lui.

Eugenio Pacelli, Pio XII, è stato il Papa chiamato a guidare la Chiesa negli anni terribili della Seconda Guerra Mondiale e della prima Guerra Fredda. Rai Cultura gli ha dedicato ieri una puntata nell’ambito di “Italiani”, il programma curato da Paolo Mieli andato in onda in un orario a dire il vero un po’ infelice, cioè in seconda serata, e di giorno feriale, a partire dalle 22 fino alle 23.

Il documentario, intitolato “Pio XII uomo della pace e Papa della guerra”, è andato in onda sul canale tematico della televisione pubblica “Rai Storia”, ed è partito opportu­namente dal periodo in cui Pacelli fu Nunzio in Germania, prosecutore intelligenze della linea diplomatica del suo predecessore Pio XI. Mieli ha sostenuto però che, «quando diventò Papa, gli antifascisti speravano che fosse un Papa decisamente antinazista é lo fu in parte, ma non come questi ambienti avrebbero sperato… Da qui nasce la discus­sione sul suo ruolo nel ’900 e nella storia della Chiesa» (cit. in Rai Storia. il documen­tario “Pio XII uomo della pace e Papa della guerra”, in “Zenit”, 5 gennaio 2016). Since­ramente non ci pare che la storia si possa raccontare a partire da quello che gli “anti­fascisti” potevano sperare o discutere allo­ra o ancora oggi. Che Pio XII fu antinazista solo “in parte”, non ci pare compatibile con il fatto storico della progettata invasione della Città del Vaticano, decisa personal­mente da Adolf Hitler (1889-1945) poco dopo quella che, nel 1939, Pacelli definì «l’ora delle tenebre». La cosa non si realiz­zò solo per la resistenza opposta da alcuni Ufficiali e diplomatici tedeschi ma, il piano, non solo prevedeva la violazione dei confini della Città del Vaticano, ma anche il succes­sivo arresto del Papa, il quale sarebbe stato trasportato prigioniero in Germania. “Contra factum non valet argumentum”, insegnava­no i latini, e dell’operazione appena citata sono a disposizione i documenti, illustrati recentemente in dozzine di volumi (in italia­no citiamo ad es. il libro “La congiura di Hit­ler”, edito da Città Nuova nel 2014, scritto da Mario Dal Bello).

 Il documentario di “Rai Storia”, firmato da Antonia Pillosio, è stato realizzato del resto a partire da spunti suggeriti da padre Peter Gumpel, relatore della Causa di Beatifica­zione di Pio XII, e l’anziano Gesuita tedesco rappresenta a tutt’oggi il più ricco “deposi­tario” di fatti ed azioni messe in campo da Pacelli contro la persecuzione nazionalso­cialista, perché non se ne è fatto adeguato uso?

 In una recente intervista, interpellato sulla veridicità del progetto di Hitler per cattu­rare Pio XII e deportarlo in Germania, padre Gumpel ha risposto: «Sono convinto che sia vero. Nell’ambiente tedesco a Roma, du­rante l’occupazione, circolava questa voce con una certa insistenza. Esiste la testimo­nianza di Nikolaus Kunkel, giovane tenente tedesco della sede del governatore militare di Roma, che rivela come si attendesse da un momento all’altro l’ordine di invadere il Vaticano. Non è la sola testimonianza da parte tedesca. C’è poi quella del generale Karl Wolff, Comandante supremo delle SS nel nord Italia, che ha rivelato direttamen­te a me e padre Molinari la questione. Sotto giuramento, affermò che ricevette perso­nalmente da Hitler l’ordine di invadere il Vaticano e che riuscì però a sabotarlo» (cit. in Federico Cenci, “Prima o poi Pio XII sarà Beato”, in “Zenit”, 26 giugno 2014).

Certo nel documentario si riconosce la straordinaria attività caritativa di Papa Pacelli, esercitata soprattutto nei mo­menti più terribili della II guerra mondia­le, ma per motivi di politically correctness non se menziona affatto il ruolo anche politico di lotta contro il totali­tarismo ed il razzismo hitleriano. Fin da quando fu pubblicata l’Enclicica “Summi pontificatus” (20 ottobre 1939), Joseph Goebbels (1897-1945), il “numero due” del nazismo, scrisse nel suo diario e riferì evidentemente al Führer: «E’ uscita que­sta Enciclica e il Papa è stato molto duro contro di noi»!

 Nel documentario sono per il resto ben il­lustrati sia la vita del venerabile Pontefice sia alcuni passaggi salienti dei decenni più drammatici nella storia contemporanea del­la Chiesa, dell’Italia e del mondo. Un’antepri­ma del film è stata proiettata, per iniziativa della postulazione di Eugenio Pacelli, giovedì scorso nella Sala film della Curia Generalizia dei Gesuiti. In occasione dell’iniziativa sono intervenuti, oltre all’autrice del film Antonia Pillosio e a Marc Lindeijer, padre Gumpel, anche padre postulatore della causa be­atificazione di Pacelli, Giuseppe Giannotti, vicedirettore Rai Cultura, e gli storici Matteo Luigi Napolitano e Piero Doria, quest’ultimo dell’Archivio Segreto Vaticano, i quali hanno pure collaborato ai testi ed alle ricostruzioni presenti nel documentario.

Anche il “giornale ufficioso” della Santa Sede ha dato risalto all’iniziativa intrapresa dalla Rai, definendo positivamente il pro­dotto finale, con le note critiche però di scontare difetti «di una narrazione piuttosto didascalica e di valutazioni solo accennate» (cit. in Un documentario su Pio XII prodotto dalla Rai, “L’Osservatore Romano”, 9 genna­io 2016, p. 5).

Mentre sono in molti che stanno pregando con l’intenzione di chiedere a Dio, per inter­cessione del venerabile Pio XII, la guarigio­ne del giovane padre di famiglia austriaco, Bertram, che potrebbe finalmente rendere la proclamazione a “Beato” di Pacelli, rima­ne anche l’amaro in bocca delle osservazioni conclusive, fatte da Paolo Mieli a conclusio­ne del documentario. Il curatore, infatti, ancora una volta ripete lo stereotipo di un’asserita figura «fredda e distaccata» di Pio XII, tanto più se messa a confronto con quella «più cordiale e aperta» di San Giovanni XXIII. Lo stesso film smentisce questa prevenuta contrapposizione, mostrando un Pacelli “im­merso” nel popolo, del quale ha sempre cer­cato di condividere i drammi e le angosce.

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Pio XII uomo della pace e Papa nella guerra

Pier Giuseppe Accornero (lavocedeltempo.it)

Il film-documentario su Papa Pacelli va in onda martedì 12 gennaio alle 22 sul canale di «Rai Storia». Durante la seconda guerra mondiale si batté per la salvezza e la tutela degli ebrei. Cos’ accadde a Roma e in tutta Italia. A Torino in quest’opera brillarono il cardinale Maurilio Fossati, il suo segretario mons. Vincenzo Barale e molti preti e laici. Lo storico Giuseppe Tuninetti documenta: «Non c’è comunità parrocchiale della diocesi di Torino che non abbia offerto soccorso agli ebrei»

Schermata 2015-02-08 alle 17.13.36«Al povero Pio XII è stato buttato addosso di tutto. Era il grande difensore degli ebrei: ne nascose molti nei conventi di Roma e nella resi­denza estiva di Castel Gandolfo. Nella sua stanza e sul suo letto nacquero 42 bambini figli di ebrei, di perseguitati politici, di oppositori. Non voglio dire che Pio XII non abbia commesso errori – anche io ne commetto molti — ma la sua figura va letta nel contesto dell’epoca. Era meglio che non parlasse per­ché non uccidessero più ebrei? O che parlasse? Mi viene l’orticaria quan­do vedo che tutti se la prendono conla Chiesae con Pio XII e dimenticano le grandi potenze, che conoscevano perfettamente la rete ferroviaria dei nazisti per portare gli ebrei ai campi di concentramento: avevano le foto ma non bom­bardarono mai quei binari. Perché?».

Come i predecessori – Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI – Papa Francesco difende a spada tratta Pio XII. Eugenio Pacelli fu eletto al pontificato il 2 marzo 1939 e il 1° settembre le truppe hitleriane abbattono le sbarre di frontiera della Polonia e invadono una Nazione inerme e indifesa.

Al giornalista spagnolo Enrique Cymerman, che il 13 giugno 2014 lo intervista per il quotidiano «La Vanguardia», Bergoglio stronca di netto: «L’antisemitismo è solitamente si anni­da nelle correnti di de­stra».

Il film-documentario «Pio XII uomo della pace e Papa nella guerra» – prodotto da Rai Cultura, va in onda martedì 12 gennaio 20126 alle 22 sul canale «Rai Storia» – fa conoscere la personalità di Pacelli, che guida la Chiesa in anni terribili; riunisce le immagini d’epoca provenienti dalle Teche Rai e l’audio dell’archivio sonoro della Radio Vaticana.

La salvezza degli ebrei nei conventi di clausura e nei monasteri di Roma e dell’Italia, sottoposta all’occupazione nazista, fu un’operazione in larga scala e poté avvenire solo con l’avallo di Papa Pacelli. Ricorda Renato Astrologo, sopravvissuto ai bombardamenti di Roma: «Il 19 luglio del 1943, quando il mio palazzo fu colpito, io rimasi sei ore sotto le macerie. Quando alle sei del pomeriggio vennero i vigili del fuoco e ci tirarono fuori, uscendo alla luce del sole la prima immagine che vidi fu quella del Papa, nella sua veste bianca, una figura ieratica che benediceva la gente disperata». Pio XII si era precipitato al Quartiere San Lorenzo, accompagnato da mons. Giovanni Battista Montini, sostituto del Segretario di Stato, ed era rientrato in Vaticano con la talare bianca schizzata di sangue. Il documentario mostra Pio XII nel quartiere di San Lorenzo subito dopo l’attacc.

Roma è liberata dai tedeschi nel giugno 1944 dalle truppe americane del generale Mark Wayne Clark mentre il feldmaresciallo Albert Kesselring preferisce ripiegare verso Nord senza combattere. La popolazione impazza di gioia. II 4 giugno Pio XII riceve gli Alleati. La domenica successiva, 11 giugno, i romani in massa invadono piazza San Pietro per ringraziare il Papa, unica autorità rimasta sempre al suo postoi: fu davvero il «defensor civitatis».

Quasi contemporaneamente, all’alba di martedì 6 giugno scatta il «D-Day». L’«Operazione Neptune», con lo sbarco degli Alleati in Normandia, scatena la più grande invasione della storia. Si apre un secondo fronte in Europa dopo quello aperto dai sovietici. Dall’Est e dall’Ovest gli Alleati marciano sulla Germania nazista.

Da quarant’anni su Pio XII è in corso la causa di beatificazione. Il gesuita tedesco Peter Gumpel, storico e relatore della causa, spiega il grandissimo ritardo : «Pio XII non era come lo descrive una stampa sensazionalistica e ideologicamente manipolata. Sin dall’inizio la Chiesa e il Papa prendono le difese degli ebrei: migliaia di persone furono salvate da Pio XII».

Inspiegabilmente il «Pastor angelicus» e il «Defensor civitatis» diventa il «Papa di Hitler, il Papa dell’Olocausto, il Vicario dei silenzi». Il 20 febbraio 1963, al teatro Kurfürstendamm di Berlino, va in scena «Der Stellvertreter. Il Vicario», in cinque atti del drammaturgo tedesco Rolf Hochhuth, che accusa Pacelli di aver favorito l’Olocausto, di non aver protestato contro il genocidio, innesca una «leggenda nera» che dura da oltre cinquant’anni. E dire che le critiche più feroci a Hochhuth arrivano da esponenti ebraici come il giurista americano Robert Kempner, accusatore dei nazisti al processo di Norimberga, che in una conferenza del settembre 1964 ipotizza che lo scopo di Hochhuth sia «distrarre l’attenzione dai problemi reali, come la cattura dei nazisti clandestini, per portarla su quelli artificiosi».

L’apice della leggenda nera arriva nell’ottobre 2000 quando l’editrice britannica Viking pubblica «Hitler’s pope: The Secret History of Pius XII. Il Papa di Hitler. La storia segreta di Pio XII» scritto da John Cornwll, fratello del più famoso John Le Carré, imperniato sui «silenzi» di Eugenio Pacelli.

Poi tre appuntamenti internazionali ribaltano il giudizio, sempre più favorevole a Pacelli: nel 2009 il convegno allo Yad Vashem di Gerusalemme; nel 2012 il confronto a porte chiuse tra studiosi alla Sorbona di Parigi; nell’ottobre 2014 la conferenza internazionale all’Università Guglielmo Marconi di Roma, coordinata dal professor Matteo Luigi Napolitano. In sostanza stanno crollano le fandonie sul Papa «filonazista» e viene sempre più riconosciuta la sua azione in favore degli ebrei. Dalla graduale apertura dell’Archivio segreto vaticano e dell’Archivio della Segreteria di Stato nella sezione dei Rapporti con gli Stati si attendono risposte documentate ed esaurienti sul ruolo giocato dal Papa e dalla Segreteria di Stato, nell’ottobre 1943, nella razzia degli ebrei nel ghetto di Roma, e sull’atteggiamento della Santa Sede sulle leggi razziali del 1938.

Il professor Andrea Riccardi ricorda che in Vaticano ci fu un acceso dibattito sull’atteggiamento da tenere nella guerra nel 1939 e dopo l’invasione nazista di Roma nel 1943. In Curia c’era chi auspicava da parte del Papa una presa di posizione pubblica e forte in difesa dei perseguitati. Riccardi è convinto che con Pio XII il ruolo pubblico della Chiesa e della Chiesa italiana sia enormemente cresciuto. Nel radiomessaggio del Natale 1943 ancora una volta Papa Pacelli esorta a prestare soccorso a chi è nel bisogno, e usa la parola «randagi» per definire i perseguitati. Mons. Roberto Ronca, importante esponente della Curia, nota che dopo questo discorso non ci sono dubbi che i sacerdoti devono prendere sotto protezione tutti, chela Chiesaassume la protezione di tutti anche quando ci sono dei rischi, che l’attività diplomatica serve per coprire un’attività clandestina di aiuto e di soccorso a tutti, che nasceva dal basso e che era sostenuta e supportata dal Pontefice.

Il prof. Matteo Luigi Napolitano osserva che la Santa Sede sia da sempre occupata di diritti e doveri dell’uomo, precorrendo già negli anni Trenta e Quaranta del XX secolo la comunità internazionale e insistendo i diritti dell’uomo partono dai diritti naturali delle persone, diritto di esistere, vivere, avere una dignità indipendentemente da razza, religione, credo. La persona ha rilevanza internazionale, dal punto di vista del trattamento della sua vita, della sua esistenza, della sua dignità.

La Chiesa torinese, come ovunque in Italia, si scontra con il fascismo su tante materie: la tutela dell’Azione Catto­lica, la difesa da uno Stato ideologicamente bacato dalla dittatura fascista, la salvezza degli ebrei e dei perseguitati politici. Nella fondamentale opera «Clero, guerra e Resistenza nella diocesi di Torino (1940-1945. Nelle relazioni dei parroci del 1945» Giuseppe Tuninetti, storico della Chiesa subalpina, sostiene: «Non c’è comunità parrocchiale della diocesi di Torino che non abbia offerto soccorso agli ebrei. La parola d’ordine, lanciata da Pio XII, era aiutare e salvare gli ebrei. Fossati la fece propria, avvalendosi di tutti gli strumenti possibili a cominciare dal segretario mons. Vincenzo Barale», che sopporta l’arresto e il carcere. Quando i nazifascisti lo liberano, il segretario Barale riprende il soccorso agli ebrei. Dal novembre 2015 Israele lo onora come «Giusto fra le Nazioni».

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When Hitler wanted to kidnap Pius XII

Rome Reports

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Dalla Teche Rai un Pio XII inatteso

di Roberto I. Zanini
Avvenire, 8 gennaio 2016

derVeruntreuteHimmel100_v-ARDFotogalerieChi spera di sapere cose nuove su Pio XII dall’apertura degli archivi vaticani che lo riguardano “resterà certamente deluso”. A esprimersi in questi termini sono, in vario modo, tre autorità del settore, che ieri si sono trovate tutte insieme a Roma nella sala cinema della Curia generalizia dei gesuiti per la presentazione del documentario di Rai Cultura Pio XII uomo della pace e Papa della guerra che andrà in onda il 12 gennaio su Rai Storia. Si tratta dello storico padre Peter Gumpel, relatore della causa di beatificazione di papa Pacelli; di Piero Doria, lo storico dell’Archivio segreto vaticano che sta curando il riordino dei documenti su Pio XII; di Matteo Luigi Napolitano, storico dell’Università del Molise, esperto di Pacelli e curatore del documentario. Gumpel, in particolare, ha spiegato che per la causa di beatificazione gli archivi vaticani sono già stati ampiamente consultati, anche se la cosa non è stata resa nota.

Su Pio XII, insomma, non c’è alcun mistero e non c’è nulla da nascondere. C’è invece da fare un’adeguata opera di divulgazione per correggere una quantità di luoghi comuni duri a morire, messi in circolazione fin dagli anni ’60 a partire dall’opera teatrale del tedesco Rolf Hochhuth che aveva messo sotto accusa Pacelli per non aver condannato il genocidio degli ebrei ordito da Hitler. Una falsità dura a morire sebbene smentita dai fatti storici e dalle testimonianze di migliaia di persone, che nel film della Rai vengono messe adeguatamente in evidenza, con tanto di immagini. A Roma, in particolare, il Papa aveva invitato i monasteri e i conventi a nascondere ebrei molto prima della razzia del 16 ottobre del 1943. In margine della conferenza, inoltre, Gumpel ha ricordato un suo colloquio con don Aldo Brunacci, braccio destro dell’allora vescovo di Assisi, monsignor Nicolini, in cui il sacerdote ricordava la circolare con la quale Pio XII a metà settembre 1943 invitava il vescovo a far aprire le porte dei conventi per accogliere tutti gli ebrei della città. A questo riguardo sia Gumpel che Napolitano hanno spiegato che nel mondo le posizioni critiche di tanti studiosi ebrei su Pio XII si vanno ammorbidendo proprio alla luce dei dati storici.

Ma ciò che stupisce del documentario è il racconto “caldo” della figura di Pacelli. Dalle tante immagini tratte dalle Teche Rai (fino ad oggi praticamente sconosciute, ha annotato la regista Antonia Pillosio) vien fuori un Pio XII per nulla algido, ieratico e distaccato come dipinto dalla vulgata e come, potenza del luogo comune, afferma anche Paolo Mieli nel commento a chiusura del film, contrapponendo il “freddo Pio XII” al suo successore Giovanni XXIII, l’amato Papa buono. Le immagini dell’epoca documentano un Pacelli acclamato dalle folle in numerose occasioni: quando dopo il bombardamento del quartiere San Lorenzo a Roma si reca fra gli sfollati quasi non riesce a uscire dall’auto e poi lo si vede che parla con tutti e che distribuisce denaro ai più bisognosi; quando, dopo la morte a Castel Gandolfo nel 1958, la sua salma viene portata in Vaticano e si genera un corteo funebre di imponenza ineguagliabile. Per non dire dei bagni di folla nel corso del Giubileo del ’50. Insomma, se per padre Gumpel “è storicamente sbagliato contrapporre Pacelli a Roncalli”, il commento di Padre Marc Lindeijer, attuale postulatore della causa di beatificazione, è laconico: “Sembra quasi che Mieli non abbia visto il film”.

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Pio XII uomo della pace e Papa della guerra, il 12 gennaio su Rai Storia

Francesco La Rosa (www.maridacaterini.it)

È stato presentato presso la Curia Generalizia dei Gesuiti di Roma il documentario dedicato a Papa Pacelli, che rientra all’interno del ciclo “Italiani” con Paolo Mieli. La messa in onda è prevista per martedì 12 gennaio a partire dalle 22 su Rai Storia.

pope-pius-xiiL’opera, diretta da Antonia Pillosio, è stata proiettata in anteprima alla stampa e ripercorre la lunga vita di Papa Pio XII. Nato a Roma nel 1876, fu ordinato sacerdote all’età di 23 anni. Entrato nella curia romana, venne prima inviato in Germania come nunzio apostolico, per poi diventare segretario di Stato nel 1930 sotto il pontificato di Pio XI. Fu eletto Papa nel 1939 e morì nel 1958. Attraverso testimonianze di storici e immagini del tempo, il documentario racconta anche le difficoltà del suo pontificato, durante il quale scoppiò e finì la seconda guerra mondiale.

Per l’occasione ha partecipato alla conferenza Giuseppe Giannotti, vicedirettore di Rai Cultura: “Abbiamo raccontato il Papa che si è messo a confronto prima con la radio e poi con la televisione”. E poi: “Ora ci stiamo dedicando anche a documentari su personalità che hanno vissuto in epoche più lontane, come ad esempio Athanasius Kircher, l’uomo più colto di tutto il ’600″.

Secondo la regista Antonia Pillosio, la ricostruzione della vita di Pacelli è stata frutto di un grande lavoro di ricerca: “Abbiamo utilizzato prevalentemente materiale delle Teche Rai, avvalendoci anche del supporto dell’Archivio Sonoro di Radio Vaticana. In questo modo abbiamo potuto riascoltare la vera voce di Pio XII, riscoprendo la sua persona oltre che il suo ruolo di Pontefice”.

A prendere parte all’incontro con la stampa anche Padre Marc Lindeijer, postulatore per la causa di beatificazione di Pio XII. Pacelli nel 2009 è stato dichiarato Venerabile, ma ancora non basta: “Il problema è che non abbiamo ancora il miracolo, nonostante il culto di Papa Pio XII sia diffuso in tutto il mondo. La Chiesa richiede accurate prove e documentazioni, ma spesso le persone che si dicono miracolate sono piuttosto reticenti nel presentarsi e parlare davanti ad un tribunale ecclesiastico”.

Su Pio XII si è spesso detto che abbia taciuto di condannare, all’epoca, il massacro degli ebrei deportati nei campi di sterminio nazisti. Secondo Padre Peter Gumpel, storico e relatore per la causa di beatificazione di Pacelli, “nessuno ha fatto tanto in quel periodo come Pio XII”. E a chi gli chiede se il rallentamento della sua beatificazione sia dovuto a delle opposizioni da parte del mondo ebraico, risponde: “Le cose stanno cambiando”. Studi e ricerche, non a caso, hanno dimostrato come in realtà il Pontefice salvò molti cittadini ebrei dalle deportazioni.

“Da un punto di vista storiografico, il bilancio su questo Papa è positivo. In merito alla presunta omissione del problema dell’Olocausto, c’è da dire che il massacro degli ebrei per molto tempo non rappresentò un problema nemmeno per gli alleati”, ha affermato lo storico Matteo Luigi Napolitano, intervistato anche all’interno del documentario. “Pio XII istituì al tempo un Ufficio Informazioni con lo scopo di fornire informazioni sulle sorti di parenti e conoscenti dispersi o prigionieri di guerra, a dimostrazione di come in realtà non ignorasse il problema delle deportazioni durante il conflitto”, ha proseguito. “Tanti documenti provenienti da archivi esteri ci raccontano molto di più sul suo conto rispetto al Vaticano”.

Gli archivi della Santa Sede sono consultabili fino al febbraio 1939, dunque prima dell’inizio del pontificato di Pacelli. Da quell’anno in poi sono ancora secretati. “Soltanto Papa Francesco può decidere quando renderli accessibili”, ha detto Piero Doria, storico dell’Archivio Segreto Vaticano. “Su Pio XII, che mi piace definire un personaggio ascetico, ci sono milioni di carte. Tuttavia, prima di aprire un archivio è necessario un lungo lavoro di preparazione e sistemazione di tutta la documentazione. Non appena sarà possibile potrà essere a disposizione di tutti gli studiosi”.