Archivio della categoria: Testi di Pio XII

Non è un fantasma il Dio del tabernacolo!

In occasione della Solennità del Corpo e Sangue del Signore, pubblichiamo ampi stralci del bellissimo discorso pronunciato da Papa Pio XII, il 28 aprile 1939, ricevendo i partecipanti al Congresso Nazionale Italiano dei Sacerdoti Adoratori del Santissimo Sacramento.

piusmasss   Il Salvatore divino è con noi, non già come ombra fugace della fama e del nome che resta sulle tombe e sui monumenti dei grandi uomini che passano, ma quale Dio presente nella sua divinità e umanità, Dio nascosto nell’ombra dei pani mutati: ombra che Ci par di ravvisare in quelle tenebre del lago di Tiberiade, in quella notte che Cristo camminava sopra i marosi, e ai discepoli a fatica remiganti parve fantasma. No, non è un fantasma il Dio dei tabernacoli che adoriamo. É quel medesimo che allora disse ai pavidi discepoli: Abbiate fiducia; sono io, non temete. É quel medesimo che dice: Eccomi con voi tutti i giorni fino alla consumazione dei tempi.

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Vieni, o Spirito Creatore!

Nell’omelia per il XXV anniversario della sua Consacrazione episcopale, Papa Pio XII formulava una sentita preghiera allo Spirito Santo, traendo spunto dalle parole dell’inno Veni Creator, che viene intonato nella Solennità di Pentecoste. Proponiamo quelle parole all’attenzione di ciascun lettore, affinché possa farle proprie invocando dal cielo una rinnovata effusione dello «Spirito di consiglio e di fortezza».

Schermata 2015-04-25 alle 13.13.48O Spirito creatore, che, volando sulle acque dell’universo creato, rinnovasti la faccia della terra; tu che ai Romani presenti a Gerusalemme e ascoltanti la predica di Pietro (Act. 2, 10) facesti giungere il primo annunzio della verità e della salvezza; — ai figli di questa Roma, cuore del mondo, a cui Pietro più tardi con la sua vita di Apostolo e con la sua morte di martire doveva dimostrare la fermezza della sua fede, l’immobilità della sua speranza, la vastità del suo amore, «volgiti; e mira dal cielo e osserva e cura questa vigna e proteggi ciò che hai piantato di tua mano» (Ps. 79, 15 -16).

Scendi, o Spirito creatore. Sì. Tu sei già sceso, tu sei con noi; tu sei vicino alla Sposa di Cristo, tu sei la sua vita, la sua anima, il suo conforto, la sua difesa in ogni momento, e in particolar modo nei tempi dell’angustia e del dolore. Versa dall’alto tanta pienezza dei tuoi doni, che tutti, Pastore e gregge, irradino nel mondo il lume della loro fede, il sostegno della loro speranza, la forza del loro amore.

Per te, Spirito Illuminatore, Spirito di consiglio e di fortezza, le menti cristiane di ogni condizione, umile o alta, comprendano e sentano non solo la straordinaria gravità, ma anche la ponderosa responsabilità dell’ora presente, in cui un vecchio mondo, che tramonta nel dolore, ne sta generando uno nuovo. Rischiara a tutti, quanti portano in fronte il nome di Cristo, il sentiero angusto della virtù, che solo conduce a salvezza, affinché si scuotano dal sonno della indifferenza, della tiepidezza e della irresoluzione, e imprendano ad avanzare fuori dei disordinati avvolgimenti delle cose terrene.

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Aiutaci, Maria, a custodire Gesù

PiusXII coronation Salus Populi Romani 1954A conclusione del mese mariano, pubblichiamo la Preghiera alla «Madonna dell’aiuto», composta da Papa Pio XII nel 1954, Anno Mariano. Nello stesso anno, Papa Pacelli aveva solennemente incoronato, nella Basilica di San Pietro, l’antica icona di Maria Salus Populi Romani, conservata nella Basilica di Santa Maria Maggiore (foto a lato). Dinanzi a quell’immagine, il Pontefice aveva celebrato la sua prima Santa Messa, dopo l’ordinazione sacerdotale, il 3 aprile 1899; a quell’immagine il Papa aveva consacrato la sicurezza di Roma, durante la seconda guerra mondiale; e al suo materno intervento aveva ricondotto la liberazione della città dall’occupazione nazista, nel giugno 1944, settanta anni fa (qui la notizia della celebrazione dell’anniversario). Così parlava nelle prime parole al popolo di Roma, dopo la liberazione: «Con indicibile riconoscenza noi veneriamo la Santissima Madre di Dio e Madre nostra, Maria, che al titolo e alle glorie di Salus populi romani ha raggiunto una nuova prova della sua benignità materna, che rimarrà in perenne memoria negli annali dell’Urbe». Continua a leggere

Il Rosario: come la fionda nella mano di Davide

Il 15 settembre 1951, Papa Pio XII firmava l’enciclica Ingruentium Malorum, sulla recita del Santo Rosario. La speranza del Papa era quella che i fedeli potessero riscoprire «l’eccellenza, il valore e la salutare efficacia» della preghiera mariana, e «possano compiere questo fruttuoso ufficio con la maggior diligenza possibile, e il santo rosario sia da essi sempre più convenientemente stimato e diffusamente praticato». Nel Rosario – sopratutto recitato in famiglia – Pacelli riponeva assoluta fiducia contro «le veramente tristi condizioni dei nostri tempi», e il riferimento del Papa era sopratutto alle persecuzioni che nell’Est del mondo erano riservata ai cristiani, oltre che a quella tendenza – che già allora cominciava – della società ad allontanarsi sempre più dai valori della purezza. Con apostolica franchezza, Pio XII denunciava soprattutto «quella iniqua campagna che gli empi conducono a danno della candida innocenza dei fanciulli».
Ci pare che l’invito del Papa a riscoprire la bellezza della preghiera del Rosario sia assolutamente attuale, e del resto trovi eco fedele nelle parole dei suoi Successori, fino a Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI e, nel tempo presente, a Papa Francesco. In particolare, proprio in una recente occasione, il Papa ripeteva: «Voi pregate il Rosario tutti i giorni? La preghiera con Maria, in particolare il Rosario ha anche questa dimensione “agonistica”, cioè di lotta, una preghiera che sostiene nella battaglia contro il maligno e i suoi complici». D’altra parte, non mancano neanche oggi, non troppo lontano da noi, le persecuzioni – anche violente – nei confronti dei cristiani; nè si è arrestata la “campagna” – a volte istituzionalizzata – volta ad allontanare sempre di più proprio i più piccoli dai valori della purezza cristiana. Possiamo ancora credere, con il Venerabile Pio XII, che «non con la forza, non con le armi, non con la umana potenza, ma con l’aiuto divino ottenuto per mezzo di questa preghiera, forte come Davide con la sua fionda, la Chiesa potrà affrontare impavida il nemico».
child in prayer 2Pubblichiamo di seguito un estratto della lettera enciclica, dove si afferma in modo particolare l’importanza della recita del Santo Rosario nella vita familiare.

Benché non vi sia certamente un unico modo di pregare per poter conseguire questo aiuto, tuttavia Noi stimiamo che il rosario mariano sia il mezzo più conveniente ed efficace, come del resto viene chiaramente suggerito dall’origine stessa, più divina che umana, di questa pratica e dalla sua intima natura.

Che cosa infatti di più adatto e più bello dell’orazione domenicale (Padre Nostro) e del saluto angelico (Ave Maria), che formano come i fiori di cui s’intreccia questa mistica corona? Aggiungendosi, inoltre, alle ripetute preghiere vocali la meditazione dei sacri misteri, ne deriva l’altro grandissimo vantaggio, che tutti, anche i più semplici e i meno istruiti, hanno in ciò una maniera facile e pronta per alimentare e custodire la propria fede. E invero, dalla meditazione frequente dei misteri, l’animo attinge e insensibilmente assorbe la virtù che essi racchiudono, si accende straordinariamente alla speranza dei beni immortali, e viene fortemente e soavemente spronato a seguire il sentiero battuto da Cristo medesimo e dalla sua Madre. La recita stessa di formule identiche tante volte ripetute, nonché rendere questa preghiera sterile e noiosa, quale mirabile virtù, invece, possiede, come si può sperimentare, per infondere fiducia in chi prega e fare dolce violenza al cuore materno di Maria! Continua a leggere

San Giuseppe, artigiano

Schermata 04-2456776 alle 18.26.48Il 1^ maggio 1955, Papa Pio XII, incontrando in Piazza San Pietro i lavoratori cattolici, annuncia – sono parole sue – la «determinazione d’istituire — come di fatto istituiamo — la festa liturgica di S. Giuseppe artigiano, assegnando ad essa precisamente il giorno 1° maggio». Aggiungeva in quella circostanza: «Gradite, diletti lavoratori e lavoratrici, questo Nostro dono? Siamo certi che sì, perchè l’umile artigiano di Nazareth non solo impersona presso Dio e la Santa Chiesa la dignità del lavoratore del braccio, ma è anche sempre il provvido custode vostro e delle vostre famiglie». Al ricorrere di questa solennità, proponiamo ai nostri lettori la Preghiera che Papa Pacelli compose nel 1958, cui è annesso il dono dell’indulgenza parziale alle solite condizioni. Continua a leggere

Restituire il mondo alla luce del Risorto

Nel messaggio Urbi et Orbi per la Pasqua del 1958, il Papa indica ai fedeli la luce di Cristo che vince vittorioso sulle tenebre della morte e del peccato. Questa luce, ogni cristiano è chiamato a custodire e a portare al mondo, rinnovando la società sugli insegnamenti di Cristo e sul suo modello di amore. A questo rinnovamento Pio XII chiamava i cristiani nella Domenica di Pasqua, indicando la meta alta che la Chiesa ancora non smette di proporre all’uomo.

p61b46a03c4a05d2c68450d2ca0684cdDispensatrice perenne di luce è la Pasqua cristiana, fin da quell’alba fortunata, vaticinata ed attesa per lunghi secoli, che vide la notte della passione tramutarsi in giorno rifulgente di letizia, allorché Cristo, distrutti i vincoli di morte, balzò, quale Re vittorioso, dal sepolcro a novella e gloriosa vita, affrancando la umana progenie dalle tenebre degli errori e dai ceppi del peccato. Da quel giorno di gloria per Cristo, di liberazione per gli uomini, non è più cessato l’accorrere delle anime e dei popoli verso Colui, che, risorgendo, ha confermato col divino sigillo la verità della sua parola: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (lo. 8, 12). Da ogni plaga a Lui convergono, assetati e fiduciosi, tutti coloro che amano e credono nella luce; coloro che sentono gravare sui loro spiriti l’angoscia del dubbio e dell’incertezza; coloro che sono stanchi dell’eterno vagare tra opposte dottrine, gli smarriti nelle vane ombre del secolo, i mortificati dalle colpe proprie ed altrui. In tutti coloro, che, come voi, hanno dischiuso la mente ed il cuore alla divina luce di Cristo, si è rinnovato il prodigio della risurrezione a novella vita, nel gaudio e nella intima pace. L’« alleluja », che la Chiesa oggi canta per ogni dove sulla terra, ed al quale voi, esultanti, vi associate, è la viva testimonianza che Cristo è tuttora « luce del mondo », e tale sarà fino alla consumazione dei secoli: luce di verità, di unità, di vita alle umane generazioni.

Ciò significa che l’uomo soltanto per Cristo ed in Cristo conseguirà la sua personale perfezione; per Lui le sue opere saranno vitali, i rapporti coi propri simili e con le cose ordinati, le sue degne aspirazioni appagate; in una parola, per Cristo e da Cristo l’uomo avrà pienezza e perfezione di vita, ancor prima che sorgano sugli eterni orizzonti un nuovo cielo e una nuova terra (cfr. Apoc. 2I, I).

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Preghiera a Gesù Risorto

13 aprile 1952
(con minime variazioni lessicali)

FullSizeRenderO Gesù risorto,

gloriosamente vivo nella Tua umanità, Ti rendiamo grazie per il dono di vita che con la Tua risurrezione hai comunicato alle nostre anime e alla tua Chiesa. Fa’ che i Tuoi figli, con instancabile perseveranza l’alimentino in sè, rimanendo a Te uniti, praticando i Tuoi precetti. Concedi che la luce pasquale della Tua grazia rischiari la via che deve ricondurre gli animi smarriti e randagi alla casa del Padre Tuo. Risolleva a virtù coloro che portano il Tuo nome, ma sono immemori di ciò che esso esige; apri alla Tua luce e al Tuo amore le menti e i cuori di quanti prestano orecchio alle voci del dubbio, della negazione, della opposizione al Tuo messaggio salvifico, o che si lasciano sedurre dai vani e ingannevoli allettamenti terreni. Rinnova la letizia della Tua Chiesa, e asciuga le lacrime dei suoi membri sofferenti, addolorati, angustiati, perseguitati per la verità e la giustizia. E trovi eco sincera in tutti gli uomini il saluto che Tu, risorto, rivolgevi ai discepoli: Pax vobis! La pace sia con voi. Cosi sia.

La notte è finita. Resurrexit, alleluja.

Con l’augurio di una Santa Pasqua a tutti i lettori e devoti del Venerabile Pio XII, proponiamo alla meditazione di ciascuno alcune parole di Papa Pacelli, dal Messaggio Urbi et Orbi del 1957.

Schermata 04-2456766 alle 16.13.10Si sono appena spenti gli echi del «Praeconium paschale», e Noi abbiamo ancora nell’animo un particolare motivo fra i tanti che si inseguono, si intrecciano e si fondono in ardita armonia. Dopo l’invito all’esultanza, rivolto all’angelica turba dei cieli, alla terra, alla madre Chiesa e ai popoli tutti, l’attenzione del canto liturgico si ferma sulla notte che precedette la risurrezione del Signore. Notte vera, notte di passione, di angoscia, di tenebre; eppure notte beata: «vere beata nox»; perchè sola meritò di conoscere il tempo e l’ora nella quale Cristo risorse da morte, ma soprattutto, perchè di essa fu scritto: la notte s’illuminerà come il giorno: «et nox sicut dies illuminabitur». Una notte che preparava l’alba e lo splendore di un giorno luminoso; un’angoscia, una tenebra, una ignominia, una passione, che preparavano la gioia, la luce, la gloria, la risurrezione.
Considerate, diletti figli, che cosa avviene in una notte di tempesta. Sembra che la natura sia sconvolta e giunta alla sua ultima ora, senza speranza. Il viandante smarrito non ha neppure la debole luce delle lontane stelle per raccogliere fiducia e direzione; le piante, i fiori, tutto il palpitare della vita è sommerso nell’ombra, ombra quasi di morte. Come sarà possibile ridestare il canto e il profumo? Pare che ogni sforzo sia inutile: gli esseri non si riconoscono nella oscurità, la via non si ritrova, le parole si perdono nell’infuriare della procella.
Ecco però che verso l’oriente un tenue chiarore appare; il fragore del tuono si calma, il vento dilata le nubi e appaiono ridenti le stelle: è l’aurora. Il pellegrino si arresta; un sorriso compare sullo stanco volto, mentre l’occhio ardente si illumina di speranza. Il cielo si imporpora, si succedono con rapido ritmo i colori che via via si sbiancano; un ultimo fremito, un guizzo, un bagliore: è il sole. Si scuote la terra, si desta la vita, si leva un canto. Continua a leggere

Per vivere la Settimana Santa

Schermata 2015-03-22 alle 15.13.41Pubblichiamo di seguito una serie di brevi meditazioni di Papa Pio XII, che possono essere utili per la preghiera personale in ciascun giorno della Settimana Santa, per seguire le orme del Signore fino a risorgere con Lui.

Lunedì Santo. La Passione di Cristo in chi soffre.

malati-terminaliSotto il peso opprimente della malattia, della infermità, acuta o cronica, torturante per la sua intensità o per la sua durata senza fine, alla povera natura crocifissa riesce spesso ben difficile di rassegnarsi, di continuare a credere che Dio l’ama ancora, mentre la lascia tanto soffrire: Crocifissa? Sì; ma guardate Colui che è il « crocifisso » per eccellenza. Lo riconoscete voi? È il Figlio diletto, in cui il Padre si è compiaciuto. Guardatelo, gli occhi negli occhi, e dite al buon Dio che voi credete al suo amore per voi. Distesi forse sopra un disagiato giaciglio, voltandovi ora da una parte ora dall’altra senza trovare mai tregua, guardatelo, immobilitato dai chiodi che lo configgono sul legno ruvido della nuda croce. La vostra gola è riarsa per la febbre? Le medicine sono amare? A Gesù, sul Golgota, non diedero che fiele e aceto. E così a ciascuna delle vostre doglianze, Egli risponde dolcemente: Oh sì; io so quel che è; sono passato per le stesse pene. Avendo preso su di me tutti i dolori, sono anche per propria esperienza compassionevole e misericordioso.

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Preghiera a Gesù Crocifisso

26 marzo 1950
(con minime variazioni lessicali)

dopo il restauro, il volto del Cristo, Benedetto da Maiano, antecedente il 1497, courtesy Opera di Santa maria del Fiore, foto Antonio Quattrone-3O Gesù crocifisso,

che hai divinizzato la natura umana,
assumendola tu stesso;
che, dopo aver predicato la giustizia,
la carità, la bontà;
dopo aver fatto del ricco e del potente
la forza del povero e del debole,
hai donato la salvezza al mondo
con la tua passione e morte;
volgi il tuo sguardo amoroso su questo popolo,
che si prostra ai tuoi piedi in spirito di penitenza
ed invoca da te il perdono non solo per sé,
ma anche per tanti infelici che vorrebbero
scoronarti e profanarti
per la superbia della loro intelligenza
e per la lussuria delle loro passioni.

Salvaci, Signore, o siamo persi!b5860a175d9e312b8d4175cc3d10dc55
Cammina ancora sulle onde
del mare agitato dell’animo nostro;
sii il nostro compagno nella vita
e nella morte; il nostro giudice pietoso.
Le folgori dei meritati castighi
cedano il posto a una nuova e larga
effusione della tua misericordia
sull’umanità redenta.
Estingui gli odi; accendi l’amore;
disperdi col soffio potente del tuo Spirito
i pensieri e i desideri di dominazione,
di distruzione e di guerra.
Concedi il pane ai piccoli, ai senzatetto
la casa, ai disoccupati il lavoro,
la concordia alle nazioni,
la pace al mondo,
a tutti il premio della eterna beatitudine.

Amen.