«Il rebus Pio» (Il Foglio, 14 febbraio 2015)

In attesa dell’anteprima mondiale del film – documentario su Pio XII e gli Ebrei, proponiamo il testo di un approfondimento di Matteo Matzuzzi pubblicato su Il Foglio di sabato 14 febbraio 2015.

car7Meschina è stata la storia con Pio XII, il Pastor angelicus, il principe diventato Papa che resse la Chiesa santa cattolica e apostolica durante la prova più tremenda, quella in cui sull’Europa le croci uncinate oscuravano quella di Cristo. Tirato da una parte e dall’altra, divinizzato da chi lo ha eretto a bastione contro tutto ciò che di moderno poteva intaccare la sacralità dell’universa Ecclesia (quella volta ancora militans) e mostrificato da chi lo vedeva come l’ultimo e solitario custode di un mondo che non c’era più, che sapeva di stantìo come i fanoni e le lunghe falde, i broccati e i riti eterni sedimentati in secoli di gloriosa storia. Morto in una notte d’ottobre, lontano da Roma, con l’archiatra che fotografava e vendeva ai giornali le foto di lui agonizzante e il corpo che subito si disfaceva. Triste epilogo per l’uomo che per quasi vent’anni aveva regnato, spesso in solitudine, sulla Chiesa. La sua tomba, un semplice sarcofago, è lontano da tutte le altre sepolture, tanto che non rientra neppure nel circuito delle visite guidate. Ci vanno ancora a pregare, a dire messa. L’ha fatto, qualche cardinale, anche prima del Sinodo dei vescovi sulla famiglia dello scorso ottobre. Continua a leggere.