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L’opera del Papa a favore di 6.288 ebrei romani

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Siamo lieti di offrire, su questo sito web, la documentazione storica – curata dal Diacono Domenico Oversteyns, della Famiglia dell’Opera – relativa all’opera di Papa Pio XII a favore degli Ebri di Roma. I risultati della ricerca sono stati presentati in due tappe: nel 2014, al Convegno «Pio XII. Il Papa della Carità» organizzato dal Comitato Pacelli nel 75^ anniversario dell’elezione di Papa Pacelli, presso la Pontificia Università Lateranense, in Roma; infine, più di recente, con dati e documenti inediti, il 2 marzo 2017, per il Convegno dal titolo «“Pio XII: la leggenda nera sta per finire. Nuove testimonianze e approfondimenti», presso il Convento dei Padri Domenicani in Santa Maria sopra Minerva, in Roma.

«Sappiamo che Pio XII e i suoi collaboratori della Chiesa hanno salvato ed aiutato 6.288 ebrei a Roma, che rappresentano il 63,04% del totale, che sono due terzi dei 9.975 ebrei presenti a Roma al 4 giugno 1944». Qui tutti i dati.

«Si apre un lembo luminoso di cielo»

Con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus, nel 1950, il Papa Pio XII proclama solennemente come verità di fede che «l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Il 1 novembre 1950, al termine del rito con cui il dogma è formalmente proposto alla Chiesa intera, il Papa rivolge alcune parole dense di fede ai fedeli che affollavano Piazza San Pietro. Le riproponiamo qui quasi integralmente, in preparazione dell’imminente festa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria al cielo (15 agosto).Cattura

Per imperscrutabile disegno divino, sugli uomini della presente generazione, così travagliata e dolorante, smarrita e delusa, ma anche salutarmente inquieta nella ricerca di un gran bene perduto, si apre un lembo luminoso di cielo, sfavillante di candore, di speranza, di vita beata, ove siede Regina e Madre, accanto al Sole della giustizia, Maria.

In questo giorno di letizia, da questo squarcio di cielo, insieme con l’onda dell’angelica esultanza, che si accorda con quella di tutta la Chiesa militante, non può non discendere sulle anime un torrente di grazie e d’insegnamenti, suscitatori fecondi di rinnovata santità. delusa, ma anche salutarmente inquieta nella ricerca di un gran bene perduto, si apre un lembo luminoso di cielo, sfavillante di candore, di speranza, di vita beata, ove siede Regina e Madre, accanto al Sole della giustizia, Maria.

Perciò a così eccelsa creatura Noi leviamo fidenti gli occhi da questa terra, in questo nostro tempo, tra questa nostra generazione, e a tutti gridiamo : in alto i cuori!

Alle tante anime inquiete ed angosciate, triste retaggio di una età sconvolta e turbolenta, anime oppresse ma non rassegnate, che non credono più alla bontà della vita e solo ne accettano, quasi costrette, l’istante, l’umile ed ignorata fanciulla di Nazaret, ora gloriosa nei cieli, aprirà visioni più alte, e le conforterà a contemplare a quale destino e a quali opere fu sublimata Colei, che, eletta da Dio ad essere Madre del Verbo incarnato, accolse docile la parola del Signore.

E voi, più particolarmente vicini al Nostro cuore, ansia tormentosa dei Nostri giorni e delle Nostre notti, sollecitudine angosciosa d’ogni nostra, ora, voi, poveri, malati, profughi, prigionieri, perseguitati, braccia senza lavoro e membra senza tetto, sofferenti di ogni genere e di ogni paese; voi a cui il soggiorno terreno sembra dar solo lacrime e privazioni, per quanti sforzi si facciano e si debbono fare, affine di venirvi in aiuto, — innalzate lo sguardo verso Colei, che prima di voi percorse le vie della povertà, del disprezzo, dell’esilio, del dolore, la cui anima stessa fu trafitta da una spada ai piedi della Croce, ed ora fissa non titubante l’occhio nell’eterno lume.

A questo mondo senza pace, martoriato dalle reciproche diffidenze, dalle divisioni, dai contrasti, dagli odi, perchè in esso è affievolita la fede e quasi spento il senso dell’amore e della fraternità in Cristo, mentre supplichiamo con tutto l’ardore che l’Assunta segni il ritorno del calore d’affetto e di vita nei cuori umani, non Ci stanchiamo di rammentare che nulla mai deve prevalere sul fatto e sulla consapevolezza di essere tutti figli di una medesima Madre, Maria, che vive nei cieli, vincolo di unione per il Corpo mistico di Cristo, quale novella Eva, e nuova madre dei viventi, che tutti gli uomini vuol condurre alla verità e alla grazia del suo Figlio divino.

Qui il testo integrale.

Régnez sur les cœurs, Notre Dame!

Cattura

Du fond de cette terre de larmes, où l’humanité souffrante se traîne péniblement, dans les remous d’une mer sans cesse agitée par le vent des passions, nous levons les yeux vers Vous, ô Marie, Mère très aimée, pour puiser du réconfort dans la contemplation de Votre gloire et pour Vous saluer Reine et Maîtresse des cieux et de la terre, Notre Reine et Notre Dame.

Régnez sur les intelligences, afin qu’elles ne recherchent que la vérité; sur les volontés, afin qu’elles ne suivent que le bien; sur les cœurs, afin qu’ils aiment uniquement ce que Vous aimez Vous-même. Régnez sur les individus et sur les familles, comme sur les sociétés et les nations; sur les assemblées des puissants, sur les conseils des sages, comme sur les aspirations des humbles. Régnez sur les routes et sur les places publiques, dans les cités et les villages, dans les vallées et les montagnes, dans les airs, sur terre et sur mer; et accueillez la prière de ceux qui savent que Votre royaume est un royaume de miséricorde, où toute supplication est entendue, toute douleur réconfortée, toute infortune soulagée, toute infirmité guérie et où, comme sur un signe de Vos très douces mains, la vie renaît souriante de la mort elle-même.

1er novembre 1954

Dal profondo di questa terra di lacrime, Continua a leggere

Alle radici della vita sacerdotale di Pio XII

Schermata 2016-05-26 alle 20.02.38La Chiesa Nuova, o Santa Maria in Vallicella, a Roma, era assiduamente frequentata dal giovane Eugenio Pacelli, che, a contatto con le memorie di San Filippo Neri, formò la sua pietà liturgica e il suo spirito di generosa carità, a pochi passi dalla casa dove nacque e crebbe in famiglia.

Questa Chiesa conobbe le primizie del suo apostolato di giovane sacerdote, dedito ad impartire lezioni di catechismo ai bambini e soprattutto al ministero della Confessione. Ancora oggi è ben visibile il suo confessionale, su cui è stata apposta una piccola targa che lo ricorda.

Nel mese di giugno, dedicato al Sacro Cuore, il Comitato Papa Pacelli – Associazione Pio XII ha voluto, proprio in questa splendida Chiesa, ricordare il grande cuore di Pio XII, il suo zelo sacerdotale, con una solenne cerimonia.

Lunedì 13 giugno 2016 alle ore 18.30, dopo il saluto del Padre Preposito dell’Oratorio di Roma, P. Rocco Camillò, P. Marc Lindeijer, Vicepostulatore della causa, ha presententato un celebre discorso tenuto dal Card. Eugenio Pacelli nel 1936, su “Il sacro destino di Roma”.
Alle ore 19.00 S.Em. Rev.ma il Cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore, ha poi celebrato la Santa Messa, durante la quale terrà l’omelia, dedicata a “Pio XII: radici della sua vita cristiana e sacerdotale”.

É stata l”occasione per risentire insieme la voce del Pastore Angelico, nel cuore della “sua” città di Roma, e affidarsi così alle sue preghiere di padre.

Qui la locandina dell’evento.

Con Maria per le strade di Roma

La storia di Papa Pacelli ha luogo prevalentemente a Roma, a parte le brevi parentesi alla Nunziatura di Monaco di Baviera e poi di Berlino. Ed è una storia – questa storia romana di Papa Pio XII – che è accompagnata sin dalla più tenera infanzia dalla presenza materna della Madonna.

Schermata-03-2456719-alle-11.44.23Già dove Eugenio Pacelli nacque, il 2 marzo 1876, a Palazzo Pediconi, via degli Orsini, civico 34 – dove la famiglia abiterà soltanto per ancora quattro anni – due edicole della Madonna si specchiano, agli angoli dei due palazzi che fanno da ingresso a quella che una volta si chiamava via Monte Giordano. Particolarmente pregevole è quella ad angolo del palazzo proprio di fronte alla casa del piccolo Eugenio, con l’immagine della Vergine Maria che mostra Gesù, sorretta da due angeli. Chissà che davanti a quella immagine il futuro Pio XII non abbia pronunciato, magari inciampando qua e là nelle parole, qualcuna delle sue prime Ave Maria

chiesa_del_gesu_roma_madonna_new_1_high--1-Ma ad accompagnare la crescita di Eugenio è un’altra immagine, particolarmente cara ai romani. Si tratta della Madonna della Strada, conservata nella Chiesa del Gesù, a pochi passi dal Collegio Romano, dove il futuro Pontefice frequenta il regio-ginnasio «Ennio Quirino Visconti». Lì Pio XII aveva imparato dalla madre a pregare in ginocchio, sin da piccolino. L’immagine, risalente ad un periodo databile tra la seconda metà del XIII secolo e la prima metà del XVI, era già cara a Sant’Ignazio – l’autore di quegli «Esercizi Spirituali» che il Papa leggerà e rileggerà più volte, fino alla fine, in lingua originale.

Il 1894 è l’anno della vocazione al sacerdozio, che Eugenio avverte come definitiva in un ritiro presso il complesso di Sant’Agnese fuori le Mura, sulla Nomentana. Non possiamo esserne certi, ma non ci stupiremmo se la storia di quel ritiro – o comunque delle visite di Pio XII a quella chiesa tanto prediletta – fosse in qualche modo intrecciata al tenero affresco della Madonna che allatta il bambino, risalenSchermata 11-2456979 alle 09.41.18te al XV sec., nella cappella oggi dedicata alla Vergine del Rosario di Pompei, sulla sinistra.

Il 2 aprile 1899, don Eugenio è così ordinato sacerdote, e il giorno seguente celebra la sua prima Messa nella Basilica di Santa Maria Maggiore, precisamente all’altare di Maria Salus Populi Romani, nella Cappella Paolona, ove ancora una lapide – sulla sinistra di chi guarda – ricorda quel giorno. Secondo la tradizione, l’icona è opera nientemeno che dell’Evangelista San Luca, e fu portata a Roma da Elena, madre dell’imperatore Costantino, nel IV sec. d.C.

Da quella prima Messa, l’icona resterà per sempre legata allo storia di Pio XII, che a MaSchermata 11-2456979 alle 09.57.45ria Salus Populi Romani attribuirà la grazia della liberazione di Roma dall’occupazione nazi-fascita, onorandola con una solenne processione per le strade di Roma nel 1953, ed incoronandola solennemente in San Pietro l’anno successivo.

I primi anni del ministero pastorale di don Eugenio si svolgono tra Messe e Confessioni, spesso presso la Chiesa Nuova – Santa Maria in Vallicella,  non molto lontano da dove era nato, dove ancora è conservata viva la memoria di San Filippo Neri. L’altare maggiore conserva l’immagine trecentesca della Madonna che, nel 1535, avrebbe sanguinato dopo esser stata colpita con un sasso.

Schermata 11-2456969 alle 22.24.23Il resto è storia nota. La consacrazione espiscopale il 13 maggio 1917 – nelle stesse ore in cui la Madonna appare a Fatima per la prima volta ai tre pastorelli. Poi i primi viaggi diplomatici; la nunziatura a Monaco e poi a Berlino; segretario di Stato con Pio XII; e il conclave del 1939. Sempre con la Madonna nel cuore; cui consacrerà il mondo intero; che glorificherà proclamandone solennemente il dogma dell’Assunzione al cielo accanto al Figlio; cui dedicherà il primo anno mariano della storia della Chiesa. E chissà quante volte, nel silenzio della sua bella cappella, dinanzi alla bella statua della Madonna sempre ornata da fiori, avrà recitato quelle parole imparate dalla mamma:

Ave Maria, piena di grazia

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«Si chiamerà Eugenio»

Pubblichiamo di seguito la testimonianza
del Prof. Salvino Patanè di Riposto,
che ringraziamo per la “confidenza” fatta ai nostri lettori.

derVeruntreuteHimmel100_v-ARDFotogalerieNella seconda meta del 1938, Gaetano, un mio cugino ufficiale dell’esercito, venne destinato insieme al suo plotone in prossimità delle mura Leonine, a salvaguardia del Vaticano.

Gaetano, essendo cresciuto in A.C. e F.U.C.I., fece ben presto amicizia con parecchi prelati e sacerdoti della Curia romana, soprattutto tramite un certo Don Fedele. Fra gli alti prelati, poté conoscere anche il Cardinale e Segretario di Stato, Eugenio Pacelli che nel marzo del 1939 divenne Papa, scegliendo il nome di Pio XII.

Sei mesi dopo, sono nato io e precisamente il 29 settembre. I miei genitori decisero insieme che a battezzarmi fosse proprio il cugino più grande alias Gaetano.

Quando egli apprese la notizia, ne fu entusiasta e subito si adopero per comunicarlo a Don Fedele pregandolo altresì affinché potesse fargli avere un incontro privato, anche di breve durata, per ottenere la benedizione personale del Papa verso quel bimbo che sarebbe presto divenuto suo figlioccio.

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«Questa malattia non è per la morte»

Dagli Stati Uniti, è arrivata alla Postulazione notizia di una presunta guarigione miracolosa grazie all’intercessione di Papa Pio XII. Pubblichiamo, di seguito, la sintesi del racconto di un testimone – lo zio del ragazzo protagonista della storia -, senza naturalmente anticipare il giudizio delle autorità ecclesiastiche competenti. La commovente storia di Jon e la fede della sua famiglia sono per noi soltanto un invito a continuare a pregare per la canonizzazione del Venerabile Papa Pacelli, secondo l’invito che più volte Papa Francesco ha fatto già proprio. Qui, il testo integrale del racconto, in inglese.

Schermata 11-2456966 alle 21.57.26Mio nipote, Jon, era stato ricoverato al Pronto Soccorso domenica 23 marzo 2014, per alcuni problemi respiratori dopo un’influenza che durava da un paio di giorni. In ospedale, gli avevano diagnosticato un’influenza e una polmonite secondaria. Cominciarono a trattarlo con degli antibiotici, e a monitorare costantemente i suoi livelli di ossigeno nel sangue.

Nel corso della prima notte, i medici si preoccuparono per il livello particolarmente basso di ossigeno nel sangue, e il lunedì successivo lo misero in una macchina per la ventilazione meccanica a pressione positiva delle vie aeree (C-PAP), continuando a monitorarlo. La notte, i medici ancora non erano soddisfatti dello stato di Jon, nonostante tutte le misure fino a quel momento preso; e si decise allora di applicarli un ventilatore, per aiutarlo a prendere ossigeno con tutti i polmoni. Ma questi erano stati attaccati dal virus dell’influenza, che aveva causato una notevole infiammazione ai loro tessuti, con una raccolta di liquido nei polmoni che gli impediva all’aria di arrivare fin dove era necessario.

Jon continuava a peggiorare, fin quando non si decise di ricorrere all’Ossigenazione Extracorporea a Membrana (ECMO): una misura davvero estrema, per pazienti con insufficienza respiratoria molto grave. Il tasso di mortalità è piuttosto alto per chi raggiunge questo stadio. La nostra famiglia trascorreva molte ore, insieme, in attesa, e mia sorella, Mary – la mamma di Jon – non l’ha mai lasciato solo. Io intanto chiedevo agli amici vicini di pregare per lui.

Il giorno in cui lo stavamo quasi per perdere è stato venerdì 4 aprile. La Settimana Santa era vicina (e in inglese si chiama “Good Week”): così da allora quello per noi è stato il “Bad Friday”. I dottori spiegarono alla mamma e al papà che era necessario interrompere gli anticoagulanti, per frenare una brutta emorragia interna. Questo, però, avrebbe ostruito l’Ossigenazione Extracorporea a Membrana, e i suoi polmoni non sarebbero stati in grado, da soli, di ossigenare adeguatamente il sangue. Era un strada senza via d’uscita: o togliere gli anticoagulanti rischiando che l’ECMO si ostruisse, o rischiare un’emorragia interna sempre più grave. Dopo, mia sorella ci ha detto che i medici avevano dato il 5% di probabilità di sopravvivenza. Ma solo perché non dicono mai “zero”.

car5Ero nella sala d’attesa quando mia sorella e la sua famiglia fecero ritorno, in lacrime, dal colloquio con i medici. Sentita la prognosi, li lasciai lì, e andai davanti alla porta della stanza di Jon, e mi misi a pregare il Rosario e la Coroncina alla Divina Misericordia, invocando l’intercessione di Papa Pio XII. Alzai gli occhi e vidi che erano le tre del pomeriggio, di venerdì. Proprio in quel momento, ebbi come l’immagine vivida, nella mia mente, che la Vergine Maria aveva accolto la mia preghiera e l’aveva portata al trono di Dio, come su un vassoio d’oro. Sentii una forte fiducia dentro di me, e tornai da mia sorella dicendole: «Questa malattia non è per la morte». Lei mi guardò, come se mi chiedesse: «Tu che ne sai?».

Ci mettemmo subito a chiedere a tutti di pregare il Memorare a San Giuseppe, invocando l’intercessione di Pio XII. E grazie ai social media, migliaia di persone nel mondo si misero a pregare per Jon!

La mattina seguente, fui sorpreso del fatto che il Vangelo del giorno fosse quello della resurrezione di Lazzaro, soprattutto al leggere quel passaggio in cui Gesù dice: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio» – quasi le stesse parole che avevo detto a mia sorella il giorno prima. In quel momento esatto, cominciai a ricevere entusiasti messaggi dagli altri familiari che dicevano che Jon, nella notte, aveva recuperato, e che la macchina dell’Ossigenazione Extracorporea non si era ostruita, come si temeva.

Da quel momento, Jon ha continuato a fare progressi, fino a quando non gli tolsero l’ECMO, il mercoledì della Settimana Santa. I suoi polmoni, miracolosamente, avevano ricominciato a lavorare, superando le migliori speranze dei medici. Il Dott. Love – rinomato esperto della tecnica di Ossigenazione Extracorporea – disse a mia sorella: «Al 100% avete tra le vostre mani un miracolo. Noi non solo gli avevamo tolto gli anticoagulanti, ma avevamo aggiunto coagulanti… Non è spiegabile come la macchina non si sia ostruita, o come i polmoni di Jon abbiano cominciato a guarire così in fretta».

La penicillina urgente

Schermata 11-2456985 alle 12.39.50Testimonianza di Suor Maria Conrada Grabmair,
dal 1938 addetta alla cucina e alle pulizia dell’appartamento privato
prima del Cardinal Pacelli e poi di Papa Pio XII

Schermata 11-2456983 alle 17.04.11Una volta squillò il telefono e il Papa rispose senza essere riconosciuto. Apprese che una donna al portone di bronzo chiedeva insistentemente della penicillina per la figlia gravemente malata di polmonite. Era questo allora un farmaco introvabile e solo il Santo Padre riusciva ad ottenerne di quando in quanto qualche flacone. Nel frigorifero dell’appartamento ve n’era un solo flacone e il Papa, vedendo la nostra titubanza, ordinò: «Si deve dare per salvare la ragazza. E subito».

(Positio, pag. 180)

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Pio XII e «il confessore di Roma»

Schermata 11-2456985 alle 12.39.50Testimonianza di di Suor Pascalina Lehnert,
governante del Papa dal 1923 fino alla morte

Padre Felice Maria Cappello (1879 – 1962), gesuita, fu noto docente di diritto presso l’Università Gregoriana di Roma, ma la sua fama, nella Capitale, era dovuta soprattutto per l’assiduo “lavoro” nel confessionale, presso la Chiesa di Sant’Ignazio, dove trascorreva gran parte delle sue ore, tanto da meritare il titolo di “confessore di Roma”. Una volta, San Pio da Pietrelcina, chiede ai pellegrini romani: «Perché venite da me? A Roma avete Padre Cappello». È in corso la causa di canonizzazione, e il suo corpo riposa accanto al confessionale dove per quarant’anni si fece apostolo della misericordia di Dio.

Padre_Cappello_200x301Ricordo di aver visto diverse volte, in Vaticano, Padre Cappello, che veniva ricevuto da Pio XII e con Lui si intratteneva a colloquio, ma non so su quali argomenti. Un giorno, mentre, proveniente dall’appartamento privato del Santo Padre, lo accompagnavo verso l’uscita, Padre Cappello mi disse: “Ringrazi il Signore che le ha dato la grazia di poter essere vicina ad un così grande santo!”

Il Santo Padre, pur dormendo solo alcune ore e nutrendosi molto poco, lavorava alacremente tutto il giorno ed anche la notte, tanto da meravigliare che non subentrasse un collasso. In proposito, il Padre Cappello, parlando con me alla Gregoriana, ebbe a dire: «Si ha l’impressione che il papa si nutra di amore di Dio».

(Positio, pag. 86 e pag. 97)

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